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 2011  agosto 30 Martedì calendario

PAGATA A MIA INSAPUTA, LA VENDO" TUTTE LE GAFFE DELL´EX MINISTRO - ROMA

In questa storia giudiziaria, l´inchiesta Grandi eventi, che ha illuminato i rapporti della maggioranza di governo con l´imprenditore Anemone - i massaggi profumati di Bertolaso con le fisioterapiste in tanga («Me dovevano sconocchià»), il palazzetto nel centro di Roma venduto in blocco dal cardinal Sepe all´allora ministro Lunardi («Cercavo un ufficio spazioso, il provveditore alle Opere pubbliche Balducci mi disse di rivolgermi a Propaganda Fide») - Claudio Scajola già ministro dello Sviluppo ha regalato il passaggio icona dell´intera vicenda politica e giudiziaria. «Devo scoprire se la casa davanti al Colosseo è stata pagata a mia insaputa», ha detto in una conferenza stampa senza domande a Palazzo Chigi, il 4 maggio 2010, pochi giorni dopo l´emersione dello scandalo. Oltre a scatenare una muta di comici alla Zelig - lui stesso avrebbe poi confessato: «Lo so che ho fatto la figura del deficiente» - quella frase è diventata la fotografia a pieno fuoco del "sistema Anemone", che poi era il metodo con cui il centrodestra ha utilizzato appalti pubblici per costruirsi benefici.
Lo sostengono diverse procure (Roma, Firenze, Perugia, che in momenti successivi si sono occupati della stessa questione): la tangente del terzo millennio è rappresentata dai regali, sono i ricchi benefit. Le liste Anemone ci hanno illuminato sulla varietà e il peso di queste elargizioni: viaggi in Tunisia, alberghi a Venezia, Mercedes e orologi e brillanti, maggiordomi e prostitute, tendaggi, tinteggiature di case, buoni benzina, accappatoi. Nel caso di Claudio Scajola un imprenditore semisconosciuto nel mondo edile e famoso nel mondo politico - Diego Anemone - gli ha pagato due terzi del prezzo d´acquisto di un appartamento con salone triplo versando ai proprietari un milione e centomila euro attraverso il suo faccendiere, l´architetto Angelo Zampolini. Duecentomila euro in contanti per la caparra e ottanta assegni in nero, 900 mila euro in tutto, successivamente consegnati al ministro (luglio 2004) e da lui girati alle sorelle Papa, proprietarie. Lo dicono quattro testimoni e diverse tracce bancarie. Il giorno del rogito, il 6 luglio, Scajola versò gli unici denari suoi: i 610 mila euro pattuiti fin dall´inizio e ottenuti grazie a un mutuo con il Banco San Paolo. Trentamila euro (ancora in contanti) li aveva girati all´agenzia immobiliare per l´intermediazione. Alla fine il costo complessivo della casa è stato di un milione e 710 mila euro; prezzo di mercato.
I lavori di ristrutturazione dell´immobile, che anticiparono l´ingresso della famiglia Scajola nel mezzanino di Fagutale, furono affidati alla Medea, società controllata dallo stesso Anemone e dal funzionario della Protezione civile, Mauro Della Giovampaola. «Anemone dava del tu al ministro Scajola e aveva confidenza con il resto della famiglia», ha rivelato agli inquirenti Zampolini. Durante la ristrutturazione Anemone lascerà al ministro - e appunterà sui suoi fogli diventati ormai liste buone per l´accusa - un trasformatore da 96 euro, un frullatore da 100. Pagherà le spese dell´elettricista. Di più, un´informativa della Finanza ha messo in evidenza come i lavori in casa Scajola, Anemone li avrebbe fatti caricandoli sull´appalto della caserma dell´esercito Zignani, ottenuto dalle sue imprese nel quartiere romano dell´Appio Latino. La spesa del cantiere, hanno fatto notare gli inquirenti, è salita da 3 a 12 milioni di euro.
Non ha accettato domande, Scajola, ma di cose nel tempo ne ha dette. Nella conferenza passata alla storia fu preciso: «Se scoprirò che la mia casa è stata pagata da altri senza saperne il motivo io annullerò l´atto». Successivamente ha parlato di valanghe di fango annunciando dossier per spiegare ciò che neppure lui aveva capito: «Leggo, studio, metto da parte». Nell´autunno 2010 per l´ex sindaco di Imperia (in quella veste è stato accusato e poi assolto per le tangenti al casinò di Sanremo) sono arrivati nuovi guai. La procura lo ha accusato di associazione a delinquere e corruzione insieme a Francesco Bellavista Caltagirone a proposito della gara, o meglio la mancanza di una vera gara d´appalto, per il porto di Imperia. «Sento aria di tiro al bersaglio», ha dichiarato allora, «vengo colpito perché sono il più bravo». I magistrati di Imperia scriveranno: «Claudio Scajola è a capo di una cupola che ha lavorato nel proprio interesse e a vantaggio di Caltagirone» (i costi del porto, tra l´altro, sono lievitati da 80 a 210 milioni).
«Non vergognatevi di essermi amici», Scajola ha arringato i trentacinque della sua corrente Pdl nei giorni più bui. «Ho preso un cazzotto allo stomaco, ma da questa vicenda ne uscirò pulito». Lo scorso maggio la procura di Perugia, mentre rinviava a giudizio Guido Bertolaso con altri diciotto, stralciava gli atti riguardanti l´ex ministro per inviarli a Roma. «È stata provata la mia estraneità», ha detto anticipando il suo rientro alla politica nazionale. Già, l´aveva promesso: «Vendo la casa al Colosseo e la differenza tra quello che ho investito io e quello che è stato pagato a mia insaputa lo do in beneficenza. So già a chi». Ma la sua storia giudiziaria non era ancora finita. E così l´elenco delle sue bugie.