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 2011  agosto 30 Martedì calendario

I BIOCOMMESTIBILI FABBRICATI DALLE TERMITI

Esistono metodi un po’ bizzarri per produrre biocarburanti. Per esempio sfruttando le termiti o il Sole. Alla Purdue University nell’Indiana (Usa) ricavano bioetanolo da residui boscosi (legno e piante), copiando il sistema digestivo delle termiti. Obiettivo: rendere il trattamento della biomassa più economico e veloce. La strada giusta coinvolge proprio i piccoli mangiatori di legno. Finora si è pensato che questi insetti digerissero il legno grazie al lavoro dei simbionti, minuscoli protozoi presenti nel loro intestino. Ma non è così: le termiti sono autonome. Semmai i simbionti hanno una funzione di aiuto. «Quando si combinano gli enzimi prodotti dalle termiti con quelli dei simbionti è come se uno più uno facesse quattro» spiega Mike Scharf della Purdue University. Scharf ha dimostrato che un enzima delle termiti è perfetto per risolvere il problema maggiore: rompere la lignina (le pareti delle cellule vegetali), il vero e proprio «collo di bottiglia» del processo. Anche in Italia si studiano enzimi simil-termiti. «La nostra filosofia è la stessa — dice Danilo Porro dell’Università Milano Bicocca —. Con il progetto Nemo, finanziato dall’Unione europea, stiamo sviluppando nuovi enzimi con lo scopo di ridurre i costi del bioetanolo del 10%». Il problema è il tempo di lavorazione della biomassa: tra pretrattamento, idrolisi e raffinazione può passare una settimana. «Se riusciamo a ridurre i tempi del 25% è già un ottimo risultato» aggiunge Porro. Intanto, in Piemonte l’azienda Mossi & Ghisolfi sta costruendo un grande stabilimento per ricavare biocarburante da biomassa, che dovrebbe entrare in funzione tra poco più di un anno.
L’alternativa al bioetanolo è l’idrogeno. All’Università di Manchester hanno scoperto come produrre idrogeno sfruttando il Sole. Hanno inventato una struttura nanotecnologica avanzata in grado di catturare la luce solare, trasformarla in corrente elettrica e concentrarla in alcuni punti della struttura chiamati «punti quantici». Qui l’energia è così concentrata da convertire l’acqua in idrogeno grazie alla presenza di un catalizzatore. I ricercatori già immaginano il nano-dispositivo catalitico solare nei serbatoi delle auto da corsa. Ma sembra prematuro.
Paola Caruso