Federico Rampini, la Repubblica 30/8/2011, 30 agosto 2011
CONSUMISTI DI TUTTO IL MONDO, UNITEVI
Un giorno alla settimana a Bushwick, rione di Brooklyn, si ripete questa scena bucolica nel cuore di uno dei quartieri più "metropolitani" di New York. Dalle campagne arriva ogni bendiddio: uova fresche di galline ruspanti allevate all´antica dagli Amish, basilico e rosmarino profumati come nel Mediterraneo, pomodori "heirloom" dell´agricoltura biologica che sanno davvero di qualcosa. A distribuirsi la cornucopia ci sono i membri della Bushwick Food Cooperative. Come Benn Rasmussen, 29 anni, di mestiere ballerino; Shira Shaham, 30 anni, Ariel de Leon, 25. Tutti giovani e squattrinati. Non i clienti tipici che incontreresti da Whole Foods, il supermercato "bio" dei ricchi dove tutto costa il 30% in più. Loro invece hanno il privilegio di riempirsi il frigo a prezzi veramente popolari e con roba di primissima qualità, genuina, fresca, sana, chilometro zero. Unica condizione: devono dedicare qualche ora ogni settimana al lavoro per la cooperativa, nella distribuzione o nell´amministrazione. Un po´ del loro tempo, in cambio di prelibatezze venute dalla campagna: un baratto che piace sempre di più.
Un´altra scena tipica accade a Somerville nel Massachusetts. Centinaia di giovani signore affluiscono dalla vicina Boston per il National Swap Day, la giornata nazionale dello scambio: in un anfiteatro affittato per l´occasione si scambiano tra loro ogni sorta di usato, dagli abiti delle griffes più prestigiose alle borse e altri accessori di marca, anche libri e Dvd.
Lo happening di massa dura poco: in mezz´ora sparisce tutto. "Swap", è un´altra forma di baratto. Economico, appagante, comunitario. Quando non ho più bisogno di un oggetto, non è detto che l´unica destinazione sia la discarica.
Qualcosa di profondo sta cambiando nei comportamenti economici. Se accade nella Mecca mondiale del materialismo consumista, l´America, ha la portata di una rivoluzione. Perché spendere e comprare, se invece posso "usare", prendere ciò che mi serve solo quando mi serve? Baratto, affitto, prestito, scambio, usufrutto collettivo, cooperazione: esplode in mille forme questa nuova economia. E´ l´ascesa del Consumismo Collaborativo, così lo definiscono gli studiosi Rachel Botsman e Roo Rogers in un saggio intitolato "What´s Mine is Yours", quel che è mio è tuo. «E´ l´addio definitivo al XX secolo e alla sua cultura dell´Io», afferma la Botsman. A provocare questa svolta contribuiscono fattori generazionali, culturali, tecnologici. The Economist riassume: «Che cosa fate se siete ambientalisti, senza soldi, e ben connessi con la comunità online? Dividete». L´economia della condivisione dilaga tra i giovani perché è la soluzione efficiente, sostenibile, etica, ed è facilitata dall´uso sistematico dei siti sociali. Il magazine Time ne fa «una delle dieci idee che cambieranno il mondo» e osserva che «un giorno la proprietà ci sembrerà anacronistica, guarderemo indietro al XX secolo e ci chiederemo perché avevamo bisogno di accumulare tutta quella roba». Non è obbligatorio avere vent´anni per capirlo. Nella metropoli post-moderna per antonomasia, Manhattan, che bisogno ho io di possedere un´auto privata, se Zipcar mi offre sotto casa un´auto ibrida o elettrica pagandola a ore, il giorno in cui veramente mi serve? Nel paese più auto-dipendente della terra, già 500.000 americani si sono convertiti a Zipcar, una versione molto più evoluta e sofisticata dell´autonoleggio (maggior semplicità, parcheggi ovunque, uso anche per periodi brevissimi). Idem per il Vélib, il sistema delle biciclette pubbliche parigine che dilaga in America da Washington a Denver, da Minneapolis a Miami. Nei Dvd, Netflix ha 20 milioni di abbonati che guardano il film e lo restituiscono per posta o online. SnapGoods, Share Some Sugar, NeighborGoods hanno esteso su scala metropolitana l´idea del prestito temporaneo di oggetti, utensili, elettrodomestici fra vicini di casa: perché mai comprarsi un perforatore Black&Decker se ti serve solo una volta al mese? A pensarci bene, lo stesso vale per il tagliaerba, perfino l´aspirapolvere: quante ore al giorno questi apparecchi stanno immobili, proprio come l´auto? Vuoi per ragioni di austerità, vuoi per la troppa opulenza degli anni passati che ha riempito le nostre case di oggetti inutili, scopriamo che il poter usare è molto più importante del possedere. Jeremy Rifkin aveva intuito qualcosa battezzando la nostra era "l´età dell´accesso": nel mondo di Internet ciò che interessa è usufruire, non diventare proprietari. Yochai Benkler, che dirige il Berkman Center for Internet and Society all´università di Harvard, parla di una «esplosione di comportamenti cooperativi, non più limitata a Internet, bensì destinata a segnare il comportamento umano come un fenomeno più generale».
Certo il baratto è un gesto economico ancestrale, precede di millenni la divisione del lavoro, il mercato, il capitalismo industriale. Anche l´idea dell´affitto è antichissima: dagli utensili agricoli dei contadini poveri, fino alle camere d´albergo, non scopriamo oggi l´uso a turni o in locazione. L´era digitale però ha esteso a dismisura le potenzialità. Un pioniere di questa nuova fase fu Napster che dieci anni fa dalla Silicon Valley attaccò frontalmente il business discografico e diffuse tra i giovani la cultura della gratuità (altrimenti detta pirateria). Ancora prima Linux, il software aperto ovvero "l´anti-Microsoft", propagava dal 1991 il concetto di un Internet gratuito, una sorta di comunismo digitale. Altri hanno capitalizzato il concetto trasformandosi in colossali business: Ebay è il più grande intermediario online dell´usato, Craiglist è il numero uno mondiale dei piccoli annunci per scambi di ogni sorta di servizi (prostituzione compresa). Ma di recente una generazione dei consumatori ha deciso di fare da sola. La novità è la dis-intermediazione, il proliferare di iniziative dal basso, spesso no-profit, comunque decentrate e cooperative. Casi esemplari sono quelli di Couchsurfing (letteralmente "navigare sui sofà") e Airbnb: siti che consentono di affittare una camera da letto, o anche solo un divano letto, a chi viaggia. Chi accumula crediti potrà riscuoterli andando a sua volta ospite in casa d´altri. Dietro c´è un salto tecnologico e culturale: la costruzione della fiducia attraverso i siti sociali. Facebook e altri, consentono di valutare lo sconosciuto che vuole passare una notte a casa tua. C´è qualche rischio in più, rispetto alle forme tradizionali: di recente Airbnb è stato al centro di polemiche per la disavventura in cui è incappato un membro, il cui appartamento è stato "ripulito" da ospiti-rapinatori. Statisticamente però questi incidenti sembrano limitati. E in compenso lo scambio economico si arricchisce di una dimensione umana: si allacciano nuove amicizie con chi condivide l´esperienza del consumismo collaborativo. «Così il consumo diventa il tassello della costruzione di una comunità», sostiene Paul Zak che dirige l´istituto di studi in "neuro-economia" alla Claremont University in California.
L´ideologa di questo movimento, la Botsman, è tutt´altro che una marginale. Ha alternato gli studi a Oxford e Harvard con le consulenze alla Casa Bianca sotto Bill Clinton. Tutt´altro che neo-hippy, è la guru di una generazione di "micro-preneurs", giovani che hanno spirito creativo e talento imprenditoriale ma non vogliono piegarsi alla logica mercantile. «Più che anti-consumismo, questo è il consumismo intelligente», sostiene la Botsman, il più adatto a un pianeta dalle risorse limitate, e a un´era post-crisi dove intere generazioni hanno aspettative di redditi decrescenti. Per questi giovani affrancarsi dall´imperativo dell´acquisto e della proprietà privata, diventa una liberazione: la qualità della vita non è più una funzione diretta del saldo sul conto in banca. A proposito di banche: il sito Zopa porta il micro-credito nato nel Bangladesh nel cuore del capitalismo più avanzato, a New York e in California. E´ un altro segno dei tempi: «I consumatori preferiscono prestarsi tra loro anziché passare dalle banche - dice la Botsman - è morta la fiducia nei monopoli centralizzati, mentre si costruiscono nuove reti di fiducia decentrate». Perfino la disoccupazione diventa un´opportunità. Poiché il mercato del lavoro è avaro di assunzioni, sta crescendo un mercato parallelo e informale in cui i disoccupati mettono a disposizione il proprio tempo e il proprio talento, in cambio di servizi e prestazioni di chi vive la stessa condizione.