Giovanna Gabrielli, il Fatto Quotidiano 30/8/2011, 30 agosto 2011
IL FATTO DI IERI - 30 AGOSTO 1924
IL FATTO DI IERI - 30 AGOSTO 1924 - “Resto fermo nella mia idea acquisita con dolorosa meditazione che scrivere a questo mondo bisogna, ma che pubblicare non occorre”. Così, con questa lapidaria nota, Italo Svevo, in una lettera del 30 agosto ‘24 a Ferdinando Pasini, uno dei pochi critici amici, liquidava il suo tormentato rapporto con gli editori. Per capire l’invincibile vocazione allo scrivere, rifugio e terapia al mal di vivere del genio triestino, basta, del resto, leggere un passo de “Il vecchione”, ultimo romanzo uscito postumo, “…per sentirmi vivo, devo scrivere, perciò lo scrivere sarà per me una misura igienica cui attenderò tutte le sere poco prima di prendere il purgante…”. Per il più incompreso dei sacri mostri del nostro milieu letterario, gli insuccessi editoriali furono vere ferite urticanti, solo tardivamente sanate dagli elogi di Joyce e Montale, bruciati dalla modernità dei suoi libri. In vertiginoso anticipo sui tempi, Svevo, troppo psicanalitico, troppo “mitteleuropeo” e stilisticamente enigmatico per essere emotivamente accolto dal respiro dei lettori del suo tempo, è autore di oggi. Da leggere o rileggere con amore speciale. Non fosse altro per quella sua lucida, spietata diagnosi della crisi dell’uomo contemporaneo.