Aldo Grasso, Corriere della Sera 30/08/2011, 30 agosto 2011
L’INTOLLERABILE SCIOPERO DEL CALCIO
Domenica senza calcio di serie A, ma domenica piena di chiacchiere sul calcio: se il solito marziano si fosse sintonizzato su «Sky Calcio Show», condotto da Ilaria D’Amico, sulla «Domenica sportiva» (ancora in versione estiva con Sabrina Gandolfi) e su «Controcampo» con Alberto Brandi avrebbe potuto capire molte cose dello stato disastroso in cui versa il nostro Paese. Il cosiddetto «sciopero del calcio» è lo specchio più fedele di due caratteristiche che sembrano marchiare chiunque in Italia abbia un minimo di potere pubblico: l’irresponsabilità e la vanagloria.
Damiano Tommasi, con quella sua faccina da eroe terzomondista, si batte per difendere i diritti di un gruppo di superprivilegiati: fanno il mestiere più divertente del mondo (giocare a calcio), guadagnano l’inverosimile e vogliono diritti garantiti al pari di un operaio che strappa mille euro al mese.
Complimenti Tommasi! La farsa vede poi entrare in scena il presidente della Lega Calcio Maurizio Beretta (figura che un tempo si definiva «uomo di paglia»: tecnicamente chi agisce per conto dei presidenti di A, non avendo poteri decisionali). Il quale Beretta, nel frattempo, è diventato dal 14 marzo responsabile della struttura Identity and Communications di UniCredit (ma la banca non dice nulla di questa situazione surreale che le si ritorce palesemente contro?). Francamente quale sia la posizione di Beretta è difficile a dirsi. Poi il copione de «L’irresponsabilità e la vanagloria» prevede anche l’intervento in diretta di alcuni presidenti di calcio, come Aurelio De Laurentis (il nuovo Achille Lauro del Napoli, con tanto di benedizione sul campo del cardinal Crescenzio Sepe) o Maurizio Zamparini. Per non parlare degli altri presidenti impegnati a rinfacciarsi scudetti di carta.
Ora, con un po’ di buon senso, se le parti in causa usassero il tempo delle presenze televisive - fiera delle vanità - per sedersi attorno a un tavolo e risolvere i loro problemi da milionari, potremmo forse sperare in un domani più tollerabile.
Aldo Grasso