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 2011  agosto 30 Martedì calendario

EDITORI INSOSTITUIBILI. ANCHE SE SBAGLIANO

Dalla approfondita inchiesta sull’editoria proposta in questi giorni sul Manifesto si imparano un sacco di cose. Racconta Antonio Franchini, responsabile della narrativa Mondadori, che molti anni fa, in un comitato editoriale in cui si parlava della scrittrice americana Anne Rice, qualcuno disse: «Tanto in Italia i vampiri non hanno mai venduto e mai venderanno». Si sa poi come andò: oggi abbiamo le classifiche piene di sangue vampiresco. Nell’87, quando fu fondata Iperborea, una casa editrice dedicata alla letteratura nordeuropea, qualcuno avrà sicuramente detto: «Tanto in Italia gli scrittori scandinavi non venderanno mai». Si sa poi com’è andata con Stieg Larsson e gli altri.
Viceversa, Oliviero Ponte di Pino, direttore della Garzanti, ironizza su previsioni tipo: «È proprio come Harry Potter, anzi moooooolto meglio. Sarà un successone!». Previsioni regolarmente smentite alla prova dei fatti. Ponte di Pino ricorda che a distruggere i libri, «più che l’Inquisizione o le censure, sono gli stessi editori che li hanno pubblicati e lanciati con tutte le speranze, l’attenzione e l’amore del mondo»: bisognerebbe aggiungere che finiscono in magazzino (e poi al macero) anche i molti libri che gli editori pubblicano senza crederci.
Il responsabile della narrativa Rizzoli, Stefano Magagnoli, ritiene che ogni tanto l’editore dovrebbe imparare a «sparire e aspettare che i libri si impossessino dei loro lettori». Come se non lo facessero già abbastanza: in realtà, spesso e volentieri gli editori ci provano, a buttar là un titolo, e poi stanno a guardare. Se il mercato risponde, reagiscono, se il mercato non risponde passano al prossimo. Magagnoli cita opportunamente Leonardo Mondadori: non è il mercato che fa l’editoria, ma sono le nostre idee.
D’accordo, ma se, come sembra, in breve si imporrà il self publishing, cioè la pubblicazione pagata dall’autore, quali idee resteranno all’editore? Stefano Mauri, presidente di Gems, sostiene che all’editore tocca sempre più il ruolo di «far compiere all’opera l’ultimo fondamentale miglio che la porta al successo» (da Affaritaliani.it). Giustissimo: ma allora l’editore si limiterà all’editing e alla promozione? L’ultimo premio Viareggio è stato vinto da Alessandro Mari (esordiente, classe 1980) con un grande (750 pagine) bel romanzo storico: Troppo umana speranza. Nel sito della Feltrinelli, il direttore letterario Alberto Rollo racconta com’è andata dal momento in cui ha visto la prima pagina, anzi dal momento in cui ha saputo che Mari aveva intenzione di scrivere un romanzo: gli incontri, le discussioni, il lavoro in progress. È un resoconto avvincente, con un lieto fine non previsto (nessuno avrebbe giurato in partenza sull’uscita del libro né, tantomeno, sul suo successo). Il self publishing è il contrario: pago e l’editore mi aiuti a pubblicare al meglio e con successo, per favore! Lieto fine obbligatorio. L’editore si ritroverà tra l’incudine del mercato e il martello degli autori paganti.
Paolo Di Stefano