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 2011  agosto 30 Martedì calendario

UN PESCE FUOR D’ACQUA CORRE E LANCIA SUONI - I

perioftalmi sono pesciolini straordinari. Per affermarlo non basta però dire che sono adattati a vivere fuori dall’acqua, per apprezzarne la singolarità bisogna vederli. Sono vivacissimi e, con quei loro occhi mobili e grandi piazzati in cima al capo, esplorano il mondo semi-terrestre ove spendono la vita curiosando qua e là a caccia di minuscole prede. Appartengono a tante specie e somigliano un po’ ai nostri ghiozzetti, di cui sono parenti.
Nei perioftalmi, che sono quasi terrestri, particolarmente colpiscono le pinne pettorali, che sembrano zampette. E’ su queste che si ergono ritti guardandosi intorno, ed è con queste che si spostano a gran velocità. Senza contare che, sociali come sono, hanno sviluppato un sistema comunicativo complesso, per buona parte visivo ma, ed è questa la novità, anche acustico. Popolano le acque costiere delle regioni tropicali del Vecchio Mondo, sono abitanti tipici delle zone alluvionali ricche di mangrovie e dall’acqua si spostano in continuazione sulla distesa fangosa che emerge con la bassa marea per predare, come ho detto, insetti e piccoli crostacei.
Risulta evidente, pertanto, la peculiarità di questi pesciolini che non solo non sono muti come ormai un logoro luogo comune vorrebbe per i pesci ma son pure dei veri «pesci fuor d’acqua». E tutto ciò non lo racconto solo perché sono una curiosità zoologica, c’è molto di più nascosto entro di loro. C’è, soprattutto, che essi rappresentano, da viventi e non da fossili, esseri che con successo hanno almeno parzialmente saputo lasciare un ambiente acquatico per conquistarne uno aereo. Problema non da poco per chi s’occupa dell’evoluzione dei vertebrati terrestri che, come si sa, proprio dai pesci si sono originati. Ebbene, ora c’è una ricerca che, partendo da questi presupposti, regala un po’ di luce in più sull’importante problema. Pubblicata su PLoS ONE ne sono autori ricercatori delle tre università di Kuala Lampur, di Venezia Ca’ Foscari e Cambridge (U.K.) G. Polgar, S. Malavasi, G. Cipolato, V. Georgalas, J.A. Clarck e P. Torricelli.
Ritengo utile (e educativo) sottolineare che questi studiosi hanno costituito un gruppo davvero ben integrato, perché in esso convergono le competenze variegate comprese quelle sulla comunicazione acustica subacquea e sulla paleontologia.
E’ così risultato che un perioftalmo vietnamita, Periophthalmodon septemradiatus, quando si trova fuor d’acqua tramite la contrazione di certi muscoli emette suoni con funzione comunicativa, soprattutto in relazione a comportamenti aggressivo-territoriali. Ebbene, gli stessi suoni si rinvengono, perfettamente funzionanti sott’acqua, nei loro parenti ghiozzetti (gobidae) e suoni analoghi vengono emessi anche da pesci di famiglie filogeneticamente assai distanti, come batrachoididae, blennidae e cottidae. E tutti questi pesci presentano, per produrre i suoni, le medesime strutture anatomiche specializzate. E’ proprio questa possibilità di generalizzazione che ha consentito agli autori di avanzare la loro «exaptation hypothesis» che potremmo tradurre come «preadattamento» per spiegare, almeno a livello divulgativo, di che si tratta. E cioè di questo: considerato che la qualità dei suoni usata fuori dall’acqua dai perioftalmi è assai simile a quella usata sott’acqua da pesci tra loro non affini, è ipotizzabile, e verosimile, che i prototetrapodi devoniani, che furono i primi vertebrati ad abbandonare l’acqua per colonizzare le terre emerse, siano stati facilitati anche dal possedere, avendole ereditate dai pesci dai quali si erano originati, strutture per la produzione di suoni preadattate per funzionare anche in ambiente aereo. E sono proprio i perioftalmi, ora, a dimostrarlo.
Danilo Mainardi