Giusi Fasano, Corrriere della Sera 30/08/2011, 30 agosto 2011
ZIO MICHELE E L’ALTARINO CON LA NIPOTE: «L’HO UCCISA QUI, PREGO PER LEI» —
La luce filtra appena su taniche, trattori, polistirolo, sedie, bottiglie, assi, attrezzi di ogni genere, macchine agricole. È il garage di Michele Misseri. «Ecco» indica con una punta di orgoglio. «Ho adattato io il trasformatore e ci ho messo la lucina che si usa per gli alberi di Natale». L’altarino è sulla destra, alla fine della discesa. Una specie di piccolo tempio. Al centro la fotografia di Sarah, sua nipote («l’ho ritagliata da un giornale») e tutt’attorno Madonne e Gesù («questa me l’hanno spedita quando stavo in carcere, quest’altra me l’hanno regalata...»). Un rosario di legno penzola a sinistra dell’immagine di Sarah e sulla base dell’altarino gli occhiali sono appoggiati sul libretto delle preghiere («perché non è che me le ricordo tutte a memoria, delle volte devo leggerle»). «L’interruttore l’ho adattato io con la batteria di un telefonino» mostra Michele spegnendo la lampadina grande del garage. Quella piccola «dell’albero di Natale» fa una luce davvero fioca. Le cinque rose piazzate in un vasetto proprio davanti alla Madonna centrale allungano ombre sinistre sul vetro. «L’altro giorno me ne stavo qui a pregare e mi sono messo paura» dice lui. «Sai che è successo? Io pregavo e ho visto gli occhi di Sarah che si muovevano. Mi sono messo paura e sono scappato fuori, al sole. L’ho presa come un segnale...».
La solitudine di Michele Misseri è fatta anche di questo: un tempio («ci ho messo il vetro sennò la polvere si mangia tutto») e ore e ore passate a pregare.
Paradossale, la sua preghiera. Lo sa bene l’avvocato che lo difende da qualche giorno, Armando Amendolito. Difendersi, per Michele Misseri, significa accusarsi di tutto. Rimangiarsi le parole dette per tirare in ballo sua figlia Sabrina, soprattutto. «Perché lei è innocente. Io, solo io ho ucciso Sarah. Quando accusavo Sabrina ero confuso, mi hanno fatto dire cose non vere. La verità è che io l’ho presa dalle spalle, così. Posso toccarti per farti vedere? Ecco, l’ho presa dalle braccia e l’ho spostata. Pesava niente la creatura... Io ero nervoso che il trattore non partiva e lei stava fra i piedi. L’ho spostata e lei mi ha tirato un calcio qui, mi ha fatto male veramente... E allora chissà che mi è passato per la testa... Ho preso una corda e gliel’ho stretta attorno al collo».
Sarah è stata uccisa il 26 agosto dell’anno scorso. Michele ha indicato il pozzo che le ha fatto da tomba per 42 giorni nella notte fra il 6 e il 7 ottobre, quando fu arrestato. E da quella notte la sogna in continuazione. La vede, le parla, la prega. Ieri, alle due del mattino, è sceso davanti all’altarino. «Le ho detto "Sarah, fallo tu il miracolo per favore. Tu che sai come sono andate le cose, fai il miracolo di farmi credere dagli inquirenti"». Non ce n’è stata l’occasione. Nessuna dichiarazione davanti al giudice, soltanto occhi a cercare altri occhi. «Ho provato a guardare dalla parte di Sabrina. L’avrei voluta abbracciare ma non me l’hanno permesso. È stata un’emozione che mi ha fatto piangere. Ho fatto un saluto con la mano da lontano ma non so se mi ha visto. Nemmeno Cosima ho potuto salutare... Sabrina mi sembrava un’altra. Non l’ho riconosciuta tanto che è cambiata».
Per la prima volta dopo un anno davanti a Michele c’era anche Concetta. «Era a un passo da me, volevo dirle "scusami, perdonami", inginocchiarmi. Ma mi stavano tutti addosso, non ho potuto fare niente».
Sono tante le cose per le quali Michele non può «fare niente». Non può far nulla per evitare che suonino alla sua porta giorno e notte per urlare insulti e maledizioni. Non può impedire che tirino nel suo cortile pietre grosse abbastanza per spaccargli la testa, non può uscire senza che lo seguano o lo deridano. Si difende a secchiate d’acqua: «Ogni tanto becco qualcuno. Oggi ho fatto il bagno a un tipo che voleva grattare la vernice messa sul citofono per cancellare il cognome Misseri. Gli ho fatto un bagno completo e si è messo a sbraitare "ti devono impiccare"».
Il contadino Michele stacca foglie appassite mentre arrivano tre gatti ai suoi piedi. «Questo rosso l’ha portato qui Sarah, l’ha preso dalla strada... La verità è che io vado più d’accordo con gli animali che con i cristiani. Su otto fratelli solo uno mi aiuta, mi odiano tutti perché vogliono che accusi Sabrina».
Ieri quando è uscito dal tribunale qualcuno ha urlato «sei un uomo di m...», «assassino». «Possono dire quello che vogliono» ha commentato lui, «loro non la sanno la verità. La sappiamo solo io e Sarah».
Giusi Fasano