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 2011  agosto 30 Martedì calendario

Crolla la statua «indistruttibile» L’ultimo simbolo del Colonnello - Dopo quasi due settimane di tentativi, ce l’hanno fatta

Crolla la statua «indistruttibile» L’ultimo simbolo del Colonnello - Dopo quasi due settimane di tentativi, ce l’hanno fatta.I ribelli ora ballano felici calpe­stando l’ultimo simbolo del tiranno. Una scultura d’acciaio che fino a ieri-imperterri­ta- continuava a stare in piedi. Ormai la chia­mavano la «statua maledetta». Mentre tutto ciò che ricordava il raìs finiva nella polvere, lei no: si ostinava a guardare il cielo, come se quel pugno dorato che stringe un F16 Usa ce­l­asse in realtà la voglia di Gheddafi di non far­si stritolare dal nemico. Un monumento che in questi giorni impregnati di morte i ribelli avevano oltraggiato con sputi, martellate, scritte nere, proiettili di Kalashnikov. Ma quando tentavano di buttarla giù, lei resiste­va. Come resiste - nascosto da qualche parte - il Colonnello di cui un tempo tutti avevano terrore. Ora che la statua che lui volle all’in­terno del compound dopo i raid aerei ordina­ti da Ronald Reagan su Tripoli e Bengasi del 1986 è caduta, significa forse che anche per il raìs non c’è più scampo. Pare già preistoria il fermo-immagine trat­to da un video di SkyNews che mostrava un ribelle che dava la scalata alla «statua male­detta ». La colpisce con violenza, poi è costret­to a scendere. Sconfitto. Adesso la situazio­ne si è rovesciata. E ora il vento impetuoso del cambiamento smuove perfino le setole dei pennelli dei giovani «graffittari» libici. Una street art senza costose bombolette spray ma con colori raccattati alla meglio tra le macerie di un paese sconvolto dalla guer­ra civile. Anche loro sono dei ribelli ma combatto­no a colpi di disegni. Che però possono far male più delle pallottole. E così i muri si popo­lano di im­magini che sono la rappresentazio­ne plastica della fine del raìs. Gheddafi preso a pedate, Gheddafi con la testa schiacciata dalla bandiera della nuova Libia, Gheddafi ri­dicolizzato in ogni modo. «Vignette» impen­sabili fino al mese scorso, quando per un’of­fesa simile si sarebbero rischiati mesi e mesi di carcere. Tra le opere che stanno tappez­zando il Paese ci sono quelle di Mohammed, novello Basquiat anti-rais: «Ognuno- spiega - sostiene la rivoluzione a proprio modo, al­cuni lottano io uso l’arte. I proprietari delle case sono d’accordo, nessuno mi ha detto di no e sto ottenendo molto supporto da parte della gente». Poi c’è un altro artista che raffi­gura il Rais come un vampiro. «Il vampiro rappresenta tutta la ricchezza che Gheddafi ha succhiato al suo Paese, non lasciando nul­la per la sua popolazione. Con lui fuori gioco ora c’è libertà di espressione, anche creati­va ». Magari fosse vero.