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 2011  agosto 29 Lunedì calendario

«Abbiamo sempre giocato a Dr Jekyll e Mr Hyde» - Al telefono risponde una voce fresca che, ancor prima di chiedere con chi sta parlando,gioca con l’am­bigua grazia di un felino sollecitan­dol’immediatarispostaalladoman­da «Sono Alice o Ellen, secondo lei?»

«Abbiamo sempre giocato a Dr Jekyll e Mr Hyde» - Al telefono risponde una voce fresca che, ancor prima di chiedere con chi sta parlando,gioca con l’am­bigua grazia di un felino sollecitan­dol’immediatarispostaalladoman­da «Sono Alice o Ellen, secondo lei?».E quando replico che è già diffi­cile distinguerle avendole davanti di persona, sento una di quelle fre­sche risate ormai difficili da rintrac­ciare. Solo nelle colonne sonore dei film anni quaranta con Jan Kiepura e Martha Eggerth si propaga al­l’ascoltatore una simile gioia di vive­re, replico a una delle celebri gemel­le, le Kessler chi altre?, rompendo il ghiaccio. Che Ellen, finalmente di­chiaratasi come tale, prende come un complimento. «Ma davvero ­esclama - c’è chi si ricorda ancora quei film che guardavamo da bam­binecongliocchisgranatiperlame­rav­iglia sognando un giorno di can­tare e ballare come quegli indimen­ticabili attori?». Evidentemente sì, ma torniamo al presente, vuole? Da noi è rimbalzata come un fulmine la notiziachedametàottobrelegeme­l­le più famose del mondo tornano in Italia in un musical che minaccia di essere l’hit più sorprendente della stagione. Vero o falso? (a parlare ora è Alice -ndr ) . «Verissimo.All’inizio noi non vo­levamo saperne, ma dato che il regi­sta è Giancarlo Sepe, forse l’unico uomo dello spettacolo che da voi si divide con grazia tra i classici, il bal­lo, la canzone e la sceneggiata, non siamo riuscite a dirgli di no». Cosa sarà esattamente? «Si intitolaDottor Jekyll e Mister Hyde elafonte,naturalmente, èilce­lebre romanzo di Stevenson. Altro non sappiamo però, altro non vo­gliamo dire, abbiamo giurato al produttore che rispettere­mo il silenzio». Peggio che in un film di Hitchcock, allora. Ma in que­sto caso perché avete accettato l’intervista? «Perché, perché... (parlano all’unisono, strappandosi il telefono -ndr ).Insommanonècarinodelu­dereilpubblic­oitalianochecicono­sce da quando debuttammo alla vo­stratv prima in Giardino d’inver­no e poi in Studio Uno negli anni sessanta». D’accordo.Allora ditemi qual­cosa. «Sappia allora che tutti, nello spet­tacolo, apartiredaGiancarloBenve­nuti e Rosalinda Celentano fino a noi due, le oriunde venute da Lip­sia, saremo di volta in volta sia il fa­moso clinico, amico dell’umanità,fanatico della scienza in cui cerca l’origine della vita che il terribile Hyde,la metà oscura che rappresen­ta il male da cui ci dobbiamo guarda­re,no?» Certo. Ma il resto? «Sepe, prima che vestiamo a tur­no sia i panni dell’or­rore che quelli della bon­tà,ci presenterà come due ho­s­tess d’alto bordo che,con finta mo­destia e un pizzico di perversione, guideranno il cast, più rutilante di una rivista di Broadway, nei recessi profondidell’animoumano.Secon­do lui, noi due intercambiabili data la somiglianza, siamo le Parche delventunesimo secolo». Non vi sembra di esagerare? Le Parche erano le donne più brutte del mondo... «Ma noi siamo due Parche eterna­mente giovani. Lo sa o no che il 20 agostoabbiamocompiutosettanta­cinqueanni? Poco o nulla, ci pare, di fronte alla vecchiaia dell’univer­so». Ma a volte non vi sentite stan­che? Non avete voglia di abban­donaretutto? «Oh se è per questo, non lavoria­mo più coi ritmi esagitati di una vol­ta. Anche perché il teatro è una cosa e la televisione un’altra». In che senso? «Il palcoscenico è l’unico luogo dove si lavora con puntiglio, profes­sionalità e perfezionismo. Mentre il piccoloschermo,schiavodell’impe­rativo- base del successo ottenuto in poco tempo e con poca fatica, non dà più nessuna garanzia». Anche in Germania? «L’Europa sforna prodotti inter­cambiabili. Cambia la lingua ma la musica è sempre quella. Non ci so­no più registi del calibro di Antonel­lo Falqui, coreografi come Hermes Pan, cantanti strepitose come Mina o signore delle sette note come Mil­ly ». Avete nostalgia di quegli anni ruggenti? «Nostalgia sì,rimpianto no.Vivia­mo in quest’epoca e non nel passa­to. Dove ogni tanto capita qualche felice eccezione. Come i thriller che abbiamo appena registrato alla tv te­desca. Trenta puntate con le Kessler vittime dei delitti più efferati del mondo che, promosse detec­tive, puniscono i malfat­tori e alla fine si conge­danodal pubblicocon un refrain». Cosa cantere­te inDottor Jekyll e Mister Hyde ? «Questo non do­vremmodirlo. Masul­l’onda di un bellissima classico di Amy Winehouse,You know I’m no good ,vi stupire­mo, vogliamo scommettere?». Come avete ingannato i terribi­li funzionari della Ddr quando da giovanissime, fuggiste nella Repubblica Federale? «Ah quella sì fu una bella storia! Il visto d’uscita ce l’aveva solo Ellen. Ma Alice, vestita e truccata come me, mi impersonò con la scusa di aver smarrito il cappotto e grazie a quello stratagemma conquistò la li­bertà. È stata la nostra più grande in­terpretazione, non trova?».