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 2011  agosto 28 Domenica calendario

Stipendi d’oro alla faccia degli operai - Hanno guidato cortei e inalbe­rato striscioni. Hanno sfilato con le tute blu e aperto tavoli di trattativa

Stipendi d’oro alla faccia degli operai - Hanno guidato cortei e inalbe­rato striscioni. Hanno sfilato con le tute blu e aperto tavoli di trattativa. Poi hanno varcato la porta spalan­catasuPalazzoMadama, Monteci­torio o Strasburgo. E hanno comin­ciato una seconda vita, a volte al­trettanto battagliera, sempre più remunerativa. Senatori, deputati, europarlamentari,pensionati,na­turalmente d’oro. I vecchi capi del­la Cisl, della Uil e di quella Cgil che oggi è sulle barricate e corre verso lo sciopero generale, si sono siste­mati per la vita e hanno sposato in­carichi che li hanno trasformati in privilegiati. In figurine nell’album della casta, quella contro cui tuona la Triplice e che è nel mirino del­l’opinione pubblica. In realtà, il passaggio dalla no­menklatura sindacale – l’altra ca­sta, come la chiama Stefano Livia­dotti dell’ Espresso in un libro – al gotha della politica è molto facile. Nellascorsalegislaturaeranoaddi­rittura 80 i parlamentari con un passato di lotta. Lo si potrebbe chia­mare il sistema dei vasi comuni­canti: dai fischietti e dalle marce ai pranzi serviti dal cameriere in li­vrea a Montecitorio. I percorsi si as­somigliano. C’è chi è arrivato inci­ma e chi si è fermato prima. Fausto Bertinotti, una vita fra Cgil e sinistra radicale, ha comin­ciat­o a difendere gli operai del tessi­leneglianniSessanta, quandones­suno conosc­eva la sua parlata arro­tata e i suoi leggendari golfini di ca­chemire. Nel ’94 il giro di valzer.I la­voratori vanno serviti da Monteci­torio. Dove il salottiero leader del­la sinistra rivoluzionaria s’installa come un monumento per quattro legislature e raggiunge l’apice di­ventando presidente dell’assem­blea. Poi la sinistra estrema viene travolta dalla tempesta elettorale e nel 2008 scompare dal Parlamen­to. Il comandante Fausto può anda­re serenamente in pensione. La sua indennità raggiunge 6.317 eu­ro al mese. Una cifra che molti guar­dano solo col binocolo. Ma c’è chi se la passa anche me­glio: Sergio D’Antoni, uno dei ca­valli di razza della Cisl, nome mol­t­o popolare per milioni di lavorato­ri. Segretario del sindacato d’ispi­razione cattolica per tutti gli anni Novanta, è approdato al porto dei postcomunisti targati Pd. Ormai è allasuaterza, inattaccabilelegisla­tura e porta a casa lo stipendio da deputato che ammonta a 14.269,62 euro. Queste sono le ci­fre dei rappresentanti del popolo. E la Cisl è stata un grande serbatoio di parlamentari. Savino Pezzotta, capo delsindacato dopo D’Antoni dal 2000 al 2006, è pure lui a Monte­citorio. Non ha scelto come casa il Pd ma l’Udc, continuando al cen­tro la battaglia di cattolico impe­gnato. La paga però è la stessa del collega. Più di 14mila euro al mese, senza contare i benefit.E sulla stes­sa lunghezza d’onda si ritrova un al­tro dirigente di punta del Pd, Pier Paolo Baretta, negli anni Ottanta e Novanta segretario della Fim-Cisl, il ramo metalmeccanico del sinda­cato, e poi nel biennio 2007-’08 se­gretario aggiunto con Raffaele Bo­nanni. Raggiunti i gradi di genera­le, pure lui chiude nel cassetto la sua prima vita e viene paracaduta­to da­l Pd come soldato semplice al­la Camera. Lo stipendio è quello di D’Antoni e Pezzotta. Senza esage­rare, si può dire che mezzo stato maggiore della vecchia Cisl è pas­sato dall’altra parte della barrica­ta. Gli irriducibili avversari dei go­verni, che talvolta rischiavano di cadere per uno sciopero generale, si sono ritrovati sulle sponde della maggioranza. Qualcuno, invece, si è defilato. SergioCofferati, tribunoinsupera­bile, radunò al Circo Massimo una folla oceanica per protestare con­troBerlusconi. Nessunosapevaca­lamitare le folle come lui e tutti ri­cordano il Cinese numero uno del­la Cgil dal ’ 94 al 2002.Poi s’istituzio­nalizza. I Ds lo chiamano per ri­prendere una città simbolo come Bologna.L’impresa riesce ma l’im­magine comincia a sbiadirsi. Il ruo­lo non è tagliato per Cofferati che amministra Bologna per i canonici cinque anni e se ne va senza susci­tare eccessivi rimpianti. Ora per ri­trovare un pezzo di storia sindaca­le bisogna andare a Strasburgo. Qui l’europarlamentare Cofferati fa il suo lavoro e guadagna 13.168,91 euro al mese. Tanti, tanti di più di un altro sindacalista dal curriculum lunghissimo: Ottavia­no Del Turco. Che oggi è pensiona­to e non per scelta: dopo essersi fat­to le ossa fra Fiom e Cgil e dopo aver gestito il Psi nella fase dram­matica di Mani pulite, da governa­t­ore dell’Abruzzo è finito in manet­te il 14 luglio 2008. Gli contestano molti e pesanti capi d’imputazio­ne, lui si proclama innocente, il ca­so è ancora aperto. Ci vuole pazien­za. Del Turco aspetta, e intanto se la cava grazie alla pensione di par­lamentare. Quei 12 anni passati fra Camera e Senato gli fruttano qual­cosa come 5.471 euro al mese. Più di quelli che spettano a un altro Ds molto amato dalla base: Sergio Chiamparino. Partito come segre­tario della potente Cgil piemonte­se, Chiamparino è poi stato in Par­lamento per una legislatura, pri­ma di diventare sindaco di Torino. Ora, fresconeopensionato, puòin­cassare la pensione. Ma a lui tocca­no «solo» 3.108 euro.