Giorgio Dell’Arti, La Stampa 30/8/2011, 30 agosto 2011
VITA DI CAVOUR - PUNTATA 171 - PER FORTUNA CHE NIGRA C’È
E quindi come fece? Perché in qualche modo, tra la principessa e il primo ministro, doveva scegliere…
Quando stava con Clotilde dava ragione a Clotilde e quando stava con Cavour dava ragione a Cavour. Questo senza nessuna precauzione, da vero bambino. Cavour se ne accorse subito.
«Non dubito delle buone intenzioni della Maestà Vostra, ma non intendo farmi prendere in giro dalla Vostra Maestà».
«Caro conte, caro cugino…».
«No, la Maestà Vostra dica una parola definitiva…».
Vittorio Emanuele, tremando, dovette affrontare la figlia. Alla fine Clotilde disse: «Padre, fate venire in Piemonte il Principe Napoleone, e se la sua persona non mi ripugna, son decisa a sposarlo, e ciò per contribuire al bene del mio paese e alla gloria vostra. Andrò anch’io a brillare alla corte di Francia, ancorché mi sia poco simpatica».
Come mai questa faccenda di Clotilde ha l’aria di essere la più importante di Plombières?
Ne parlavano tutti. In città s’era formata, tra gli aristocratici, una forte corrente avversa al matrimonio, vissuto come uno scandalo e una prepotenza di Cavour. Specie il partito anti-italiano…
Sì, ma bisognava stipulare un trattato vero e proprio, no? Non è che un’alleanza può basarsi su quattro chiacchiere fatte in carrozzella.
Certo. Nigra fu mandato a Parigi proprio per concludere la trattativa impostata a Plombières. Cominciò allora tutto un maneggio sotterraneo, condotto all’insaputa della diplomazia ufficiale, i Walewski, i La Tour, i Villamarina. Il giovane pupillo di Cavour risultò oltre modo brillante. Napoleone non voleva trattar che con lui e chiese anzi che non gli mostrassero più Villamarina. L’imperatore metteva Nigra alla prova con domande improvvise, e astute. «Ma a Nizza che dialetto parlano?». «Un dialetto misto, Maestà, di qui il dubbio se siano francesi o italiani». Nigra era un appassionato di dialetti. Quello di Nizza era uno dei punti più delicati della trattativa. Napoleone faceva le mostre di considerare la Savoia ben poca cosa. «Come, Maestà!, seicentomila uomini, pronti a combattere e a pagar le tasse». Sul matrimonio, Nigra aveva avuto istruzioni di guadagnar tempo, soprattutto per vincere le ultime resistenze di Clotilde. E lui guadagnò tempo. Quando da Parigi arrivava un suo dispaccio, Cavour andava a leggerlo al re. Anche il re s’era ormai innamorato del giovane agente segreto. «Bravo a l’a propi dit lon ch’i avria dit mi s’i fuissa stait là». Ma l’amore di Cavour per il ragazzo era un’altra cosa, tenerezza e ammirazione e complicità. «Poiché è una necessità mi rassegno a lasciarla a Parigi finché non sieno spianate le difficoltà che le negoziazioni faranno sorgere. Questo sacrifizio mi costa molto; poiché quand’ella è lontano da me, mi sento mancare il più valido mio appoggio…». Oppure: «Avec un interprète comme vous des mes pensées, je suis sans crainte…». Nigra rispondeva, per esempio: «Prima d’ogni cosa voglia l’E.V. gradire l’espressione della mia più profonda riconoscenza per tutto ciò ch’Ella dice a mio riguardo. Se v’ha cosa al mondo di cui io vada superbo, se v’ha cosa che possa temperarmi le amarezze ed i travagli della vita, ella è senza dubbio la confidenza di cui V.E. mi onora. Io farò ogni mio sforzo per rendermene meritevole, e V.E. può esser certa che là ove basti una devozione a tutta prova e un profondo amore pel nostro Paese, io non sarò mai per venir meno. Ma nella circostanza alla quale allude la mia precedente lettera, io sento, lo dico colla mano sulla coscienza e con vera inalterabile convinzione, sento di non bastare. Io conto perciò di tornare a Torino, ove posso aiutare V.E. non fosse che copiando…».
Tra tutti questi salamelecchi, il trattato andava avanti o no?
Sì, alla fine dell’anno la bozza era pronta, e Clotilde rassegnata al suo destino.
Che cosa prevedeva il trattato?
Il trattato prevedeva che in caso di attacco austriaco i francesi avrebbero aiutato il re di Sardegna. Gli alleati non si sarebbero limitati a difendere le frontiere, ma avrebbero combattuto fino alla formazione di un Regno dell’Alta Italia, che poi avrebbe rimborsato le truppe imperiali delle spese sostenute. Definirono questo tipo di accordo “un’alleanza offensiva-difensiva”. Precisarono che il nuovo regno avrebbe avuto undici milioni di abitanti. Nigra e Cavour dovettero cedere su Nizza: assieme alla Savoia sarebbe passata ai francesi quando gli austriaci fossero stati cacciati. Quanto alle alleanze, Plon-Plon era stato a Varsavia a convincere Alessandro. Lo zar s’era impegnato a lasciar fare in Italia. Il suo odio per gli austriaci era tale che forse lo si sarebbe potuto indurre a firmare qualcosa. Non c’era da fidarsi, purtroppo, dell’Inghilterra. Era un mistero la Prussia. Caduto Manteuffel, non era più antiaustriaca come prima. Sarebbe stata neutrale. Bonaparte però poteva eccitare gli spiriti germanici. Mentre l’imperatore si rafforzava in Italia, la frontiera del Reno rischiava di divenire pericolosa. D’altra parte era quasi impossibile immaginare Berlino e Vienna alleate dopo quello che s’eran fatte e dette negli ultimi vent’anni. Olmütz, la Grande Germania, lo Zollverein, la Mitteleuropa.