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 2011  agosto 29 Lunedì calendario

VITA DI CAVOUR - PUNTATA 170 - CHI MEGLIO DI PLON-PLON?

Questa Clotilde…
È interessante anche il viaggio di ritorno da Plombières. Andò a Strasburgo, e di qui a Baden. Gli presentarono il principe Guglielmo. Chiacchierarono. Si sapeva che il governo Manteuffel, fieramente antiaustriaco, era in pericolo. Ma forse i suoi successori non si sarebbero spinti fino al punto di mettere la Prussia contro la Francia… Scrisse al re su un tavolino da caffè, dopo essersi fatto portare carta e penna. Non gli aveva mandato che un dispaccio brevissimo, articolato sui nove punti che avevano concordato prima della partenza. Riempite quaranta pagine, gli parve d’aver detto tutto. Mandò un’altra lettera a La Marmora…

Bianca?

Lasciò stare Bianca. Le aveva scritto una volta sola. A proposito di Plon-Plon… L’anno prima trovandosi con Plon-Plon e col conte Rochegune, Bianca s’era messa a far la civetta. Si passò la mano tra i capelli, sotto i polpastrelli se ne percepiva il grigiore. Pensò: non mi faccio illusioni, ma che non mi si inganni troppo. No, non troppo. A Zurigo trovò poi una lettera sua. Le rispose senza esagerare in tenerezze. Da Zurigo passò ancora a Basilea, sullo Spluga lo bloccò il maltempo. Infine, prima di rientrare, volle far visita a Brofferio.

Che strano.

Ogni tanto c’è bisogno di incontrare un fiero democratico, sentir da lui come va il mondo. Brofferio aveva una villetta a Locarno, in località Verbanella. Lo accolse benissimo. Mangiarono trota in salsa bianca. E dopo, come Cavour voleva, Brofferio gli diede conto dell’universo. Mentre stavano sdraiati sotto al fico, con aria quasi minacciosa, gli disse: «Signor conte, si ricordi bene che ella si trova fra una pagina di Plutarco e una favola di Esopo. Io le auguro di gran cuore la pagina, ma non debbo tacerle che della favola ho una paura maledetta…» .

E con questo si chiude Plombières, credo, no? Bisogna capire qualcosa di questa Clotilde.

I figli di Vittorio Emanuele passavano l’estate nel castello di Casotto, sull’Appennino. S’occupavano di loro i conti Villamarina, cugini del Villamarina che stava a Parigi come ministro sardo. Era stata la moglie a opporsi subito al matrimonio. Si diceva che si fosse gettata ai piedi del re. «Maestà no, un vecchio, un depravato». Cavour scrisse al marito: non dico debba aiutarci, ma almeno stesse zitta. Clotilde, appena ricevuta la lettera del padre che le annunziava l’idea di maritarla, si mise a piangere. «Ho promesso alla mamma di restar vicino alla sorellina, non acconsentirò mai…». Ricorderà che la mamma le era morta nel ‘55… Aveva la stessa faccia del padre, compatta e con i lineamenti eretti. Ma il labbro inferiore era degli Asburgo, pendulo. Sarebbe stato duro convincerla. Il padre prese subito le sue parti. «La mia idea è che oggigiorno non basti più l’assenso dei genitori…».

Che poi non c’era per niente.

Esatto, non c’era per niente. Vittorio Emanuele era contrario. Cavour spiegò al re che il matrimonio era essenziale. Napoleone sarebbe entrato nell’alleanza anche se Clotilde si fosse rifiutata, ma con uno spirito completamente diverso. E Plon-Plon, uno dei consiglieri più fidati dell’imperatore, sarebbe divenuto nemico implacabile del Regno di Sardegna. A fronte di questo, stava il fatto che una fanciulla di sedici anni avrebbe dovuto sposare uno come quello. E qui seguivano quattro critiche: Plon-Plon aveva vent’anni più di lei, il sangue troppo poco blu, una giovinezza mazziniana e una fama di ateo e donnaiolo. «Va bene» rispondeva Cavour «allora vediamo con chi potremmo sposare Sua Altezza. Forza, vediamo, prendiamo l’Almanacco del Gotha…». Vittorio Emanuele avrebbe voluto un principe reale, in modo che poi Clotilde diventasse regina. «Ma dev’essere cattolico, no? E questo esclude quasi tutte le famiglie regnanti. Ci sarebbe la casa d’Austria. Non so se Vostra Maestà se la sente, in un momento come questo, di far matrimoni con gli austriaci…». Sua Maestà roteava gli occhi. «Sono esclusi anche i Borboni. Matrimonio o non matrimonio, abbiamo relazioni troppo buone con Bonaparte. Stesso ragionamento per i Lorena. Restano il Portogallo e qualche principato tedesco…». Il re sbuffava. «Plon-Plon è una natura un po’ leggera, allora capisco che come padre Vostra Maestà abbia delle apprensioni. Sottopongo però alla Maestà Vostra la seguente considerazione: furono felici le altre principesse Savoia dopo aver sposato principi reali? È una nobiltà antichissima garanzia di matrimoni riusciti?». Seguiva il racconto patetico dei destini delle quattro figlie di Vittorio Emanuele I, modelli di grazia e di virtù. Il re cominciava ad accender sigari, a sbracciarsi. Il re s’era magari anche convinto del matrimonio, è che risultava impossibile dirlo alla figlia. Qui si rivelava la sua natura bambinesca, terrorizzata dalle parenti femmine. La figlia aveva lo stesso potere che era stato della moglie e della madre. Vittorio Emanuele non sapeva come opporsi. D’altra parte non sapeva come opporsi neanche a Cavour.