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 2011  agosto 28 Domenica calendario

VITA DI CAVOUR - PUNTATA 169 - LA PAROLA DEL RE

Stavamo raccontando l’incontro di Plombières.
«Che ne dice di PlonPlon?» chiese Napoleone. E dato di piglio al frustino fece partire i cavalli.

«Posso parlare in franchezza?». «La prego».

«Ha una cattiva fama». «Lo so, lo so. Però Plon-Plon è migliore di quanto si dice».

Tolse lo sguardo dalla strada per scrutare Cavour e vedere se annuiva. Cavour annuì.

Erano saliti su un carrozzino molto leggero, molto elegante, un phaeton . Bonaparte aveva preso un domestico e s’era messo alla guida. Era bravo, maneggiava le redini. Traversarono il paese, la gente si fermava a guardarli. Si cominciava a sentir la sera venir giù attraverso il fogliame. Dopo una svolta, apparvero i Vosgi, montagne immense. E se ci tuffassimo nella vallata, lasciandoci prendere dagli spiriti dell’Aria Fresca e dell’Acqua Salubre? Svoltarono ancora, apparve un’altra valle, casette sul fondo, fili di fumo. «Come l’ha presa il re?».

Non parevano neanche più affari di stato. Un vecchio signore s’interessa dell’avvenire del cugino, che ha quindici anni meno di lui, è quasi un figlio. Dall’altra parte c’è una signorina quindicenne, educata in convento. Il padre si preoccupa.

«Sua Maestà si è preoccupato». «Non è un po’ troppo?».

«A Parigi Vostra Maestà gli disse che disapprovava il progetto di matrimonio tra il principe e la duchessa di Genova. Come mai, non volendo imparentarsi con i Savoia quella volta, ora tutt’a un tratto…».

«Ma no…» frustò i cavalli. «Beh, se è per questo non ci sono problemi».

«Il re è rimasto colpito dal fatto che il dottor Conneau sia venuto a Torino senza istruzioni».

«Non potevo dargli istruzioni senza sapere se la domanda sarebbe stata gradita. La domanda è gradita?».

Aveva dato alla conversazione questo tono confidenziale. A bella posta Cavour tentava di mantenere una specie di contegno ufficiale. Nonostante il trucco della passeggiata in carrozza, che avrebbe dovuto spingerlo alle tenerezze di cuore. Si sentiva sfinito.

«Sua Maestà dà un’importanza immensa all’eventualità di riuscirle gradito. Tuttavia prova una grande ripugnanza all’idea di maritare la figlia, dato che è tanto giovane. Sua Maestà non ha obiezioni da fare, ma vuole lasciare alla principessa Clotilde la massima libertà di scelta».

Aveva ricevuto istruzioni di resistere su quel punto, di verificare quanto Bonaparte ci tenesse. L’imperatore frustò leggermente i cavalli.

«Sa come è andata quella volta a Parigi con la duchessa di Genova? Io ho detto che la duchessa era vedova da troppo poco tempo per sposarsi. E questo è tutto. Non ricordo di aver detto più di questo. Escludo di aver pronunciato giudizi su matrimoni con la famiglia Savoia. Io non chiedo altro che di stringermi in parentela con i Savoia».

Aveva perso la sua flemma. Cavour pensò: ci tiene enormemente. Non può farne una condizione capestro per l’alleanza, ma ci tiene in un modo da non dirsi. Napoleone continuò: «Mio cugino ha una cattiva fama, è vero. È anche colpa mia. Io stesso ho parlato male di Plon-Plon al re. Certe volte vado in collera. Pure, mi creda Cavour, ha delle eccellenti qualità, io gli voglio molto bene e da qualche tempo si comporta perfettamente».

Continuò a parlare del cugino su un tono quasi appassionato. Intanto faceva su e giù per i boschi. Si vedeva che non sapeva bene da che parte stava andando. Cavour lo lasciò dire. Napoleone, presentendo che forse il suo sangue non era abbastanza patrizio per il re, si mise a raccontare della madre di Plon-Plon, una Würtemberg. Cavour soffriva non perché non fosse convinto - fosse stato per lui li avrebbe incrociati tutti pur di arrivare dove voleva arrivare - ma perché s’immaginava quanto fiato avrebbe dovuto buttare con Vittorio Emanuele per persuaderlo.

Infine tornarono a Plombières, scesero dal phaeton , rientrarono nel gabinetto imperiale. Era ormai sera.

«Guardi, Cavour. Il fatto dell’età è verissimo, la principessa è giovane. Ebbene, non c’è nessuna difficoltà ad aspettare un anno. Anche più di un anno. Dica al re di consultarsi con sua figlia e di farmi conoscere le sue intenzioni in maniera positiva. Fissi lui stesso l’epoca del matrimonio. Io non chiedo che la parola. La parola del re è evidentemente sufficiente». Si strinsero la mano.

«Si fidi di me, Cavour, come io mi fido di lei». Il colloquio era finito. Non avevano altro da dirsi. Come è possibile che un incontro simile, con l’imperatore che attraversa il paese su un tiro a due e Cavour che gli siede accanto, resti segreto?

Infatti. Tutti ormai sapevano dell’incontro. Sulla via del ritorno Cavour si ritrovò gente che gli faceva serenate sotto la finestra. L’agenzia Havas aveva battuto il primo dispaccio il giorno 24: «Sua Eccellenza il conte di Cavour è partito da Plombières giovedì dopo un soggiorno di 36 ore».

E il ministro degli Esteri? Come si chiama… quel Walewski, amico degli austriaci e nemico degli italiani?

La protesta di Walewski, avvertito dalla sua polizia, era arrivata mentre Cavour stava ancora parlando con Napoleone. L’imperatore gliel’aveva fatta leggere subito.