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 2011  agosto 28 Domenica calendario

I grandi del rock «se le cantano» È l’insultopoli a ritmo di musica - Loro no. In Italia le popstar stan­no buone buone (in pubblico) e guai a chi parla male dei colleghi, a parte Vasco che ha appena detto la sua su Ligabue

I grandi del rock «se le cantano» È l’insultopoli a ritmo di musica - Loro no. In Italia le popstar stan­no buone buone (in pubblico) e guai a chi parla male dei colleghi, a parte Vasco che ha appena detto la sua su Ligabue. Noi insomma sia­mo educati. Ma all’estero,special­mente nel ramo anglosassone, non si bada a spese. Insulto gratis. Tutti contro tutti. C’è chi ride, chi s’arrabbia e poi ciao, si riparte da zero.L’ultimo della lista è Lil’ Way­ne, rapper da milioni di copie, già incarcerato per porto abusivo di ar­ma da fuoco e incarcerabile ogni giorno per turpiloquio, un piccoli­no sgangherato neanche trenten­ne che sull’onda del «dissing» (la scrittura di versi musicali al solo scopo di offendere) nel disco in uscita domani Tha Carter IV ha im­­pacchettato l’( ex) amico Jay-Z den­tro le rime di It’s good . Inutile tra­durle: sono pecorecce allusioni sessuali alla sua compagna Beyon­cé, più o meno le stesse che Emi­ne­m ha appena riservato a Lady Ga­gain A kiss definendola «una posti­na », salvo poi scusarsi dopo che i fan della postina gli avevano intasa­to il sito a furia di parolacce. Ma questa è robetta conformista, or­mai i rapper sono impiegati dell’in­sulto proprio come Liam Galla­gher ex Oasis che, avendo esaurito il repertorio, adesso va avanti ran­dom, chi c’è c’è, e l’ultimo che c’era è stato Bob Dylan,«un misera­bile ». Però chi fa davvero sul serio sono gli insultatori più o meno estemporanei, quelli che proprio non ce la fanno a trattenersi, però poi dopo si sentono meglio. Ad esempioRobbieWilliamshaappe­na detto, testuale: «Gli Oasis han­no suonato a Wembley solo per tre sere di fila. I Take That per otto. Quindi Noel Gallagher può leccar­mi il c..o». Figurarsi se Noel Galla­gher si sarebbe fatto scappare la re­plica. In tempo reale, alludendo al­le cure del cantante per rimediare alle disfunzioni sessuali: «Leccare il suo c..o grasso? Ormai so che ha preso troppi ormoni, succhierò le sue tette da uomo». Così cafonal che neanche Er Monnezza. Un gen­tleman al confronto di Kelly Osbourne, figlia di Ozzy e quindi con un pedigree a prova di quere­la, che, parlando di Christina Agui­­lera, ha appena detto: «È una gras­sa put...a. Mi ha insultato tante vo­le per il mio peso e allora sai che ti dico? Fottiti, ora sei una cicciona pure tu». Complimenti. Qui da noi è tutto un quant’è bello questo e quant’è brava quella. Invece là non se le mandano a dire. E quindi contano le categorie. Ci sono i poe­ti alla Mick Jagger che definì Ma­donna «un ditale di talento gettato in un oceano di ambizione» (gra­zie al blog di Gianni Sibilla su Rockol per la accurata traduzio­ne). I qualunquisti come Johnny Lydon,ex Johnny Rotten cioè«mar­cio » quand’era nei Sex Pistols, che non nega un«merda»a nessun can­tante sulla faccia della Terra. I fru­strati alla David Lee Roth dei Van Halen: «Ai giornalisti musicali pia­ce Elvis Costello perché si vestono come lui»o come,toh!,Elvis Costel­lo che di Morrisey ha detto: «Scrive meravigliosi titoli di canzoni, ma purtroppo spesso si dimentica di scrivere la canzone». E poi arriva­no i chirurgici alla Nick Cave che li­quidano tutto con humour molto british e poco educato tipo «Quan­do sento un brano alla radio e mi chiedo “cos’è questa schifezza?”, la risposta è sempre la stessa: “È dei Red Hot Chili Peppers”». Non mancano i cinici alla Elton John («Keith Richards ormai è solo uno scimmione con l’artrite») e i killer alla Anton Newcombe dei favolosi americani The Brian Jonestown Massacre che ha riservato la peg­giore di tutte a Eric Clapton: «Co­s’ha fatto a parte buttare suo figlio da un cornicione e scriverci un bra­no? ». Da ricovero. Insomma, l’in­sultopoli del rock riempie il web (leggere per credere i trenta peggio­ri insulti messi insieme su fla­vorwire. com) e i bersagli sono più o meno quelli che tutti s’aspetta­no: da Bono a Madonna ai Beatles e più famosi sono meglio è. Alla fi­ne il florilegio - memorabile un Ri­ck James che definì Prince «un na­no che vorrebbe essere bianco» ­sarà pure perfido e magari diver­tente ma ha quel difettuccio che to­glie alle rockstar ciò che general­mente il pubblico cerca: quel guiz­zo in più. Così in più da farci pensa­re che non siano banali, rancorosi e frustrati come tutti noi.