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 2011  agosto 30 Martedì calendario

A testa alta contro i proiettili - A Tupac Shakur spararono cinque colpi di pistola da un’auto in corsa a Las Vegas: morì dopo una settimana di agonia entrando nell’Olimpo dei rapper grazie alla tragica coerenza dei suoi testi con la vita pericolosa che aveva sempre vissuto

A testa alta contro i proiettili - A Tupac Shakur spararono cinque colpi di pistola da un’auto in corsa a Las Vegas: morì dopo una settimana di agonia entrando nell’Olimpo dei rapper grazie alla tragica coerenza dei suoi testi con la vita pericolosa che aveva sempre vissuto. Da quel giorno di settembre del ’96 Tupac è diventato il simbolo stesso del gangsta rap, la musica che salda insieme rabbia dei ghetti neri e violenza delinquenziale per bande. Ad alimentare la leggenda nera di Tupac è l’ipotesi investigativa, poi smentita, che ad ucciderlo fossero stati i Crips, celebre e spietata gang losangelina. Come sempre accade quando la fine di un artista è in linea con il contenuto della sua opera, il rapper newyorkese si è guadagnato un posto d’onore nell’immaginario degli afroamericani delle periferie, oltre che nel pantheon dei suoi colleghi musicisti: un altro duro come Snoop Dogg, che fino a qualche anno fa apriva i suoi concerti con una clip inneggiante alle armi da fuoco, dedica abitualmente le sue performance live all’amico ucciso. Non sarebbe giusto però ridurre la figura di Tupac Amaru Shakur allo stereotipo del nero riscattato dal rap, ma ancora fin troppo radicato nei meccanismi criminali del quartiere. I genitori avevano militato entrambi nelle Black Panthers, formazione politica radicale nata negli Anni Sessanta sull’onda dei movimenti americani per i diritti civili, un gruppo estremista i cui componenti ostentavano look paramilitare, occhiali scuri e facce truci che si era attirato le simpatie anche in ambienti radical-chic. Padre assente e condizioni di povertà accompagnano l’infanzia di Tupac, mentre le idee provocatorie delle Pantere Nere mettono le basi per ideali di ribellione. La sua breve vita è così costellata da incidenti con l’autorità e scontri armati, processi e inimicizie feroci con altri esponenti del mondo rap. La vocazione si rivela già a 13 anni, quando comincia a recitare per poi iscriversi alla Baltimore School of the Arts. Intanto dai suburbi delle metropoli tracima nelle classifiche di vendite una nuova musica che è tutta percussioni e parole in rima scandite dalle frustrazioni rabbiose del ghetto. L’ingresso di Tupac nel rap avviene dalla porta di servizio, come danzatore hip-hop del gruppo Digital Underground e come loro «roadie», addetto al montaggio di palco e strumenti. Il primo album solista, 2Pacalypse Now , è del ’91, ma il gran salto verso la notorietà avviene col secondo lavoro, Strictly 4 My N.I.G.G.A.Z. , da cui sono tratti due brani nei primi 20 posti delle charts, I Get Around eKeep Ya Head Up . Alla fine della sua breve carriera avrebbe venduto complessivamente più di 75 milioni di dischi, oltre a pubblicare testi e partecipare a film come attore. Alcol, droga, emarginazione e razzismo sono le tematiche ricorrentinelle sue canzoni. E così come scrive Tupac vive: i primi guai con la legge arrivano nel ’91, quando viene fermato da due agenti per una banale infrazione stradale. Nell’alterco che ne segue insulta i poliziotti – «Fuck ya all» – e viene ricambiato col trattamento riservato abitualmente ai neri riottosi: pugni e calci. Fa causa al dipartimento di polizia e la vince, ottenendo un risarcimento di 42 mila dollari. Nel ’92 i fatti sono più gravi: il rapper viene coinvolto in una rissa durante un festival, in seguito alla quale un bambino di 6 anni viene colpito da un proiettile vagante. Le accuse vengono ritirate dopo che Tupac si accorda coi genitori. L’anno dopo spara a due poliziotti fuori servizio che, sostiene lui, stavano importunando un nero ad Atlanta. Sarà poi appurato che gli agenti avevano fatto uso di alcol, coca e marijuana e tutto si risolve. Sempre nel ’93 rimane invischiato nella brutta vicenda dello stupro di un’ammiratrice e viene condannato a quattro anni e mezzo, nonostante si dichiari del tutto estraneo ai fatti. Passa un anno e in uno studio musicale di New York due uomini di colore gli sparano addosso per quella che apparentemente sembra una rapina. Pare invece che nel ferimento fossero implicati alcuni rapper della Bad Boy Records come Big Notorious e Puff Daddy, sullo sfondo della faida fra gruppi hip-hop rivali di East e West Coast. Sopravvissuto alla sparatoria, si presenta in carrozzina alla lettura della sentenza che lo manda dietro le sbarre per violenza sessuale. Mentre Tupac è in carcere esce il nuovo album dal titolo-manifesto Me Against The World («Io contro il mondo»), che subito scala le classifiche fino alla vetta, guadagnando un doppio disco di platino. In cella diventa un lettore appassionato scoprendo Niccolò Machiavelli, che lo impressiona a tal punto da fornirgli ispirazione per il soprannome Makaveli. Dopo otto mesi esce di prigione sulla parola e grazie al pagamento di una cauzione da 1,4 milioni di dollari sborsati dalla casa discografica Death Row Records, con cui firma un contratto per la pubblicazione di All Eyez On Me . Se i conti con la giustizia sembrano regolati, non altrettanto si può dire per altri affari molto più pericolosi: fermo sulla sua auto a un semaforo rosso di Las Vegas dopo aver assistito a un match di Mike Tyson, il 7 settembre del ’96 Tupac Shakur viene affiancato da una macchina e ferito a morte a colpi di pistola. I Crips non c’entrano, perché molto probabilmente il delitto è maturato nel mondo del gangsta rap, che ora ha la sua icona.