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 2011  agosto 29 Lunedì calendario

Una sforbiciata ai “tribunalini” - Era un tabù della politica, la geografia giudiziaria. Già, perché è sempre stato facile aprire tribunali piuttosto che chiuderli

Una sforbiciata ai “tribunalini” - Era un tabù della politica, la geografia giudiziaria. Già, perché è sempre stato facile aprire tribunali piuttosto che chiuderli. Va così dal 1861. E a dispetto di un’Italia che cambia, siamo arrivati al punto che ben 59 tribunali hanno un organico inferiore a 20 unità; due dei quali coincidono con capoluoghi di Corte d’Appello (L’Aquila e Campobasso). E si può scendere ancora più in basso: ci sono 15 sedi giudiziarie che, sommando uffici di procura e di tribunale, hanno meno di 10 magistrati in organico. Con queste dimensioni l’efficienza è minima e le spese alle stelle. Figurarsi poi la possibilità di specializzazione di un giudice. L’associazione nazionale magistrati lo diceva da tempo: «Il risultato cui tendere è la razionalizzazione della geografia degli uffici giudiziari». Ma si trattava, appunto, di infrangere un tabù. Berlusconi, ogni volta che qualche tecnico gli suggeriva «questa» riforma epocale della giustizia, scuoteva la testa. Sai le proteste di sindaci, avvocati, parlamentari, impiegati, sindacati, campanilismi vari... Ora però che si mette in discussione addirittura l’esistenza in vita di una trentina di Province e di quasi duemila Comuni, il neoministro della Giustizia, Franco Nitto Palma, ha deciso di provarci. E i «tribunalini» sono finiti nel mirino. Ce ne sono 63 che hanno meno di 15 giudici, così come 58 «procurine». E se per motivi di spesa in tutt’Italia si chiudono gli «ospedaletti», perché non questi? In Italia ci sono molti più tribunali di capoluoghi di provincia: 165 uffici giudiziari a fronte di un centinaio di Province. E se secondo le statistiche ogni tribunale dovrebbe sovrintendere a un bacino di 364 mila abitanti, i 63 «tribunalini» servono in media appena 131 mila persone. E’ evidente che occorre una redistribuzione degli uffici. Qualche esempio. Tra Imperia, Sanremo e Ventimiglia, in un bacino di appena 200mila abitanti, ci sono due tribunali e una sede distaccata. In Piemonte, 17 tribunali per 8 province e sono ben tre le sedi (Mondovì, Acqui Terme e Casale Monferrato) con meno di dieci magistrati in organico. La dislocazione degli uffici è obiettivamente irrazionale. In Sicilia ci sono 4 corti d’appello. In Abruzzo i tribunali sono otto, ma i capoluoghi di provincia appena quattro. Più in generale è spaventoso il numero degli uffici giudiziari (1.590) a fronte di un’inefficienza complessiva del sistema. Ci sono casi clamorosi. Undici tribunali hanno appena 6 giudici in organico. E se poi si va a guardare la realtà, ci sono addirittura diverse procure di frontiera che sono rimaste con un solo pm in servizio. Il piano del ministro Palma è presto detto: primo, accorpare senza pietà gli uffici dei giudici di pace (sono 846), a meno che non siano i Comuni a pagare le spese di mantenimento dell’ufficio; potrebbero scomparire 681 sedi, tutte quelle dove non ci sia tribunale e procura. Secondo, eliminare i 63 tribunali dalle dimensioni strutturalmente «improduttive» (arrivando a una soglia minima di 15 magistrati) e le 220 sedi distaccate, concentrandoli nei capoluoghi di Provincia sopravvissuti alla ghigliottina. Lo stesso dicasi per le 58 procure. A regime il ministero risparmierebbe circa 80 milioni solo in spese vive. Il semplice annuncio della rivoluzione - rinviata a un tavolo di concertazione tra ministero, Anm e rappresentanze di avvocati - ha lasciato il segno. Soddisfattissimo il presidente dell’Anm, Luca Palamara: «Magari. Sono queste le riforme che vogliamo, non quelle che affossano la giustizia come il Processo Breve o il Processo Lungo». Ma già s’annuncia l’ostilità dei «cancellandi». Protesta Marco Zacchera, Pdl, sindaco di Verbania, una delle sedi a rischio: «La ventilata riforma della giustizia prevede un accorpamento dei tribunali ai soli capoluoghi e quindi, ove Verbania non lo fosse più, anche il tribunale verbanese, con relativi servizi e strutture, si sposterebbe a Novara». Polemico anche Fabio Melilli, Pd, presidente della Provincia di Rieti, destinata a scomparire: «E’ troppo chiedere a chi vuole l’abolizione delle province se ritengono che con esse debbano sparire le prefetture, le questure, i tribunali e gli uffici periferici dello Stato?». Furibondi molti avvocati che vedrebbero scomparire l’ufficio giudiziario di casa. Scontate le resistenze anche in Parlamento. La deputata Paola Pelino, Pdl, sulmonese (Sulmona è un tribunale a rischio), sta raccogliendo una fronda molto sensibile a questo tema. Per il momento, però, prova con le lusinghe: «Considerando l’enorme sensibilità del ministro Nitto Palma - dice - sono sicura che egli si stia già attivando affinché l’esigenza di razionalizzare e risparmiare non ricada sul cittadino e non penalizzi i territori». Ma il ministro Palma insiste. Va dicendo: «Quando se non ora?». Sono con lui Michele Vietti, il Csm e da lontano c’è il Quirinale che preme.