Varie, 29 agosto 2011
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Caracciolo Antonio
• 1950 (~). Ricercatore di filosofia del diritto dell’università La Sapienza, nell’ottobre 2009 fece scandalo per le idee “negazioniste” espresse su alcuni blog • «Definisce l’Olocausto una “leggenda” sulla quale esistono “solo verità ufficiali non soggette a verifica storica e contraddittorio”. Una “leggenda” usata “per colpevolizzare moralmente i popoli vinti”. Anche le camere a gas, “ammesso e non concesso che queste siano mai veramente esistite”, sono una delle tante verità “da verificare”. Come “i sei milioni di morti nei campi di concentramento”. [...] Caracciolo [...] ne fa una questione di principio affermando “il diritto dei negazionisti di poter esprimere le loro idee, senza finire in carcere [...] Ho subito minacce, ricevuto insulti, ma non mi interessa. Vado avanti: sono pronto a discuterne con chiunque [...] A chi mi dice che sono antisemita rispondo così: non ho mai capito il significato di questa parola” [...] Oltre a salire in cattedra nel più grande ateneo d’Europa, si vanta di gestire ben 33 blog e si definisce coordinatore provinciale dei club di Forza Italia a Seminara (Reggio Calabria), avendone fondato uno nel 2003. Sono due, in particolare, i siti sui quali questo ricercatore spiega perché si debba dare credito alle tesi negazioniste. In “Club Tiberino”, parla a più riprese della Shoah, in paginate virtuali di offese alla memoria degli ebrei morti nei campi di concentramento. Pagine regolarmente citate e riprese dai siti della destra estrema. A proposito della Shoah, è disposto ad ammettere che “vi sia controversia storica sul numero dei morti di Auschwitz. Che siano sei milioni nessuno sembra più voglia seriamente sostenerlo. Che poi all’indubbia discriminazione e persecuzione di ebrei, zingari, omosessuali, disadattati, oppositori politici di ogni genere sia seguita in senso proprio anche la volontà di ‘sterminio’ mediante ‘camere a gas’ è cosa su cui io posso sospendere il giudizio in attesa di prove certe o in attesa di un mio personale ed informato convincimento”. Scende in campo, a più riprese, in difesa del negazionista Robert Faurisson, che nel maggio del 2007 suscitò proteste e sdegno perché invitato a tenere una lezione presso l’università di Teramo. E nell’ambito di questa Storia liberamente reinterpretata, viene fornita anche una lettura delle leggi razziali, condita di elementi antisemiti: “Le leggi razziali furono cose di 70 anni fa che si collocano in un contesto di 70 anni fa. Molti italiani, la stragrande maggioranza, hanno meno di 70 anni e quasi tutti gli italiani di oggi non hanno nessuna memoria diretta di quegli anni. A trarne profitto sono gli ebrei di età avanzata che sono diventati una sorta di eroi nazionali. Vengono portati in giro nei convegni e nelle scuole per raccontare quello che ricordano o pensano di ricordare”. Sempre secondo Caracciolo, gli ebrei trarrebbero profitto dalla figura di Erich Priebke, ex ufficiale delle SS, condannato all’ergastolo per l’eccidio delle Fosse Ardeatine: “Non si parli di giustizia e di giusta condanna, perché io non ne vedo di giustizia. Vedo solo vendetta. Mi chiedo cosa sarebbero gli ebrei romani senza i Priebke. Come potrebbero vivere senza nutrirsi della colpa altrui, o meglio della colpa che loro pensano il mondo intero abbia verso di loro. Su questa base fondano la loro tracotanza, la loro pretesa ad un risarcimento morale e materiale infinito”» (Marco Pasqua, “la Repubblica” 22/10/2009) • «“Vada a Dachau”. Il Rettore della Sapienza Luigi Frati recapita l’invito di primo mattino [...] Il sindaco Alemanno chiede la sospensione del ricercatore, la comunità ebraica vuole ricorrere a via legali, il ministro Gelmini si definisce “allibita”. Tra i docenti pochi lo conoscono. “Hai letto?”, dice il preside Gianluigi Rossi al telefono alla direttrice del dipartimento di Teoria della Stato, Teresa Serra. “Brutta giornata”. [...] Professori sconcertati, studenti increduli. [...] Caracciolo, studioso col “pallino” di Carl Schmitt, il filosofo e giurista tedesco che nel ’33 aderì al partito nazista, scrive su uno dei suoi oltre 30 blog una replica all’articolo che lo indica come negazionista: “Professionalmente parlando non sono uno storico revisionista, etc. etc. Non mi intendo e non mi occupo di camere a gas e cose simili. Naturalmente ho letto e vado leggendo libri a sostegno dell’una e dell’altra posizione. Una qualche opinione me la vado formando, ma ribadisco che sono io il primo a non dare importanza ad una mia opinione che non è mai diventata posizione sul merito delle questioni. Mi batto con tutte le mie forze sulla posizione di vuol difendere il sacro principio della libertà di pensiero e di ricerca: articolo 21 e 33 della Costituzione”. La libertà sarebbe quella di negare l’Olocausto e di definire “una leggenda” lo sterminio degli ebrei. Ai docenti di Scienze Politiche non risulta che il ricercatore, trasferito da Teramo a Roma nel ’91, abbia sostenuto tesi del genere a lezione. [...]» (Alessandra Retico, “la Repubblica” 23/10/2009).