ANTONIO CIANCIULLO , la Repubblica 29/8/2011, 29 agosto 2011
ALLARME DESTINATO A RIPETERSI GLI URAGANI HANNO CAMBIATO ROTTA" - ROMA
«Siamo di fronte a nuovi uragani, figli di un clima mutante. Seguono altre rotte, la loro potenza è anomala, l´andamento imprevedibile. Questa volta i danni sono stati limitati, ma purtroppo la linea di tendenza è chiara: i fenomeni estremi si stanno moltiplicando e il conto diventa sempre più salato». Vincenzo Ferrara, climatologo dell´Enea, spiega cosa c´è dietro l´allerta che ha tenuto l´America con il fiato sospeso.
Per la prima volta un uragano ha puntato dritto su New York. Perché?
«È colpa di una situazione meteo eccezionale che ha impresso a Irene una traiettoria sorprendente».
Cosa è successo?
«La maggior parte degli uragani nasce davanti alle coste africane, nel golfo di Guinea. Masse di aria calda e umida salgono trasportando particelle, ad esempio sabbia del deserto, e cominciano a formare un vortice. La tempesta tropicale viene trascinata dagli alisei fino al Golfo del Messico dove l´evaporazione dell´oceano aggiunge energia. L´aria calda tende a salire, quella fredda a scendere: maggiore è la differenza di temperatura, maggiore è la potenza del meccanismo che si innesca».
Ma normalmente gli uragani vanno a colpire l´America centrale o la costa meridionale degli Stati Uniti.
«Questa volta, a causa di una cappa di alta pressione sull´Atlantico, l´uragano ha cambiato rotta puntando a Nord e trasformandosi in uragano extratropicale, fenomeno fino a ieri raro che rischia di diventare frequente».
Gli uragani cambiano pelle. Cosa li spinge a trasformarsi?
«È il cambiamento climatico che aumenta l´energia in gioco e altera i parametri della meteorologia. Nel 2004 un uragano è andato fuori rotta e per la prima volta ha colpito le coste del Brasile. Ora è toccato a New York».
Il fenomeno in futuro potrebbe riguardare anche il Mediterraneo?
«Nel Mediterraneo non ci sono uragani, ma le trombe d´aria stanno già acquistando intensità e pericolosità. È lo scenario dipinto dall´Ipcc, il panel dei climatologi Onu, che ha previsto quello che ora sta accadendo. E ha anche indicato una cura: diminuire i gas serra prodotti bruciando combustibili fossili e deforestando. Finora però il medico del clima è rimasto inascoltato».