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 2011  agosto 28 Domenica calendario

2 articoli - QUANDO L´ABITO LO FA IL CINEMA - Nati come semplici vestiti, una volta passati per il red carpet o per il palcoscenico, sono diventati icone

2 articoli - QUANDO L´ABITO LO FA IL CINEMA - Nati come semplici vestiti, una volta passati per il red carpet o per il palcoscenico, sono diventati icone. L´impermeabile di Humphrey Bogart, lo smoking di Sean Connery o il blouson di James Dean. Amati e indossati in tutto il mondo, sono stati imitati sino allo sfinimento. Desideratissimi da un pubblico maschile di solito indifferente alle mode che, grazie al miraggio del cantante, attore o scrittore preferito, li ha voluti con una determinazione superiore a quella di mogli e fidanzate. Molti abiti e accessori, attraverso le star di turno (più efficaci di qualsiasi pubblicità), sono entrati nella storia e hanno fatto la fortuna delle aziende di abbigliamento. Ma quanto questi capi avrebbero avuto lo stesso percorso di gloria se non ci fosse stato il traino di film come Il selvaggio, Lo spaccone o Casablanca? La domanda è inevitabile sfogliando le immagini del libro Vestire da star, le icone dello stile maschile (Mondadori, 191 pagine, 29 euro) di Josh Sims. Il blouson, nato nel 1937 in una fabbrica di abbigliamento di Manchester, era in origine la giacca dell´uniforme di postini, pompieri, agenti di polizia ma anche fattorini e parcheggiatori. Solo nel 1955, grazie al fascino inquieto di James Dean in Gioventù Bruciata, è diventato un mito e, nel 2008, è tornato alla ribalta con Daniel Craig in Quantum of Solace. Anche il parka, realizzato nel corso della Seconda guerra mondiale per difendere dal freddo le truppe dell´esercito americano, ha avuto tutt´altro percorso per merito di Rock Hudson in Base artica Zebra. Ma è soprattutto il chiodo in pelle che, con il ribelle Marlon Brando de Il selvaggio, ha rivoluzionato l´immagine del duro. Sono Michael Caine in Corter e Humphrey Bogart in Casablanca ad avere reso immortale il trench nato nell´Ottocento in Inghilterra per intuito di due pionieri dell´abbigliamento come John Emery e Thomas Burberry. Stesso discorso per la semplice T-shirt che, grazie a Paul Newman ne Lo spaccone e Marlon Brando in Un tram che si chiama desiderio, è entrata nel mito. E l´allegra camicia hawaiana, amatissima negli anni Ottanta, è stata imitata in mille diverse fantasie dopo il Tom Selleck di Magnum PI. Persino i raffinati abiti sartoriali, spesso, devono la loro celebrità ad attori e personaggi noti. Negli anni Trenta Clark Gable lanciò la giacca con i revers e i pantaloni a vita alta, Sean Connery fu un indimenticabile James Bond con uno degli smoking più imitati del cinema, mentre Gregory Peck portò in trionfo lo stile classico con L´uomo dal vestito grigio. Infine, gli accessori. Gli occhiali da sole Ray-Ban aviator rinascono grazie al Top Gun Tom Cruise nel 1986. ll panama in paglia, copricapo preferito da Mick Jagger, ha conquistato tantissimi uomini e l´accendino Dunhill è diventato un oggetto da possedere grazie a quello in oro di Elvis Presley. Per chi ama il look da star c´è ovviamente anche un sito: cliccando su CoolSpotter e indicando l´attore preferito, vi verrà suggerito l´abbinamento con marca, modello, maglie, scarpe e occhiali da sole. IRENE MARIA SCALISE , la Repubblica 28/8/2011 L´INTERVISTA /ANTONIO DE MATTEIS (KITON) "STOFFE PREGIATE E ALTA SARTORIA L´UOMO ELEGANTE NON SI FA NOTARE" - E’ il simbolo dell´eleganza senza tempo, di una moda maschile che nasce dall´artigianalità. È l´abito fatto a mano. Ago e filo, tra le abili mani dei sarti che lavorano per l´azienda di abbigliamento Kiton, riescono a dare vita a creazioni pregiate. Ed è grazie a questa ricetta che Antonio De Matteis, amministratore delegato di Kiton, punta a una moda maschile artigianale e tutt´altro che global. Tendenza, quella del ritorno all´alta sartoria maschile, confermata dal trentaquattresimo Congresso mondiale dei maestri sarti (tenutosi in agosto a Roma) che ha radunato più di trecento artigiani e che, quest´anno, festeggia i cento anni. La moda maschile spesso trae ispirazione dalle star del cinema. Nel passato di Kiton ci sono stati clienti famosi? «Certamente, anche noi negli anni Sessanta abbiamo vestito grandi personaggi ma abbiamo sempre rispettato il loro desiderio di privacy. I vip che sono venuti da noi hanno sempre voluto pagare il conto come fossero dei clienti normali». Come ha visto negli anni evolversi il gusto maschile? «C´è molta più attenzione ai dettagli e al fit, allo stile delle giacche e alla manualità del prodotto». Quali sono i tessuti più amati e che andranno per la maggiore il prossimo inverno? «Ci troviamo di fronte a una controtendenza rispetto agli ultimi anni che avevano visto il trionfo di tessuti leggeri, molto simili tra estate e inverno. Ora stanno tornando le stoffe pesanti, spesso doppie, molto preziose. In particolare puntiamo a un cashmere vicuna double per giacche e cappotti. Ha la caratteristica di essere molto caldo ma non pesa più di trecento grammi e trasforma la giacca maschile in un capo in grado di sostituire il giaccone invernale». In un mondo global c´è un ritorno alla sartorialità? «Noi abbiamo cercato di non farci prendere dal global al punto che offriamo prodotti diversi in negozi diversi perché quello che piace a un cliente della boutique di New York non sarà lo stesso che piacerà a uno a Milano. Vince il gusto particolare per ogni città, nel prodotto ma anche nell´immagine del negozio». Quali sono i dettagli dell´eleganza maschile? «L´uomo elegante è quello che non si fa notare». Ci racconta le caratteristiche della giacca Kiton? «È un´opera di alta sartoria, servono venticinque mani diverse per realizzarla in ventuno ore e non se ne producono più di cento al giorno». Quale tra i tanti attori del cinema del passato rappresenta per lei un´icona ineguagliabile? «Totò». Kiton veste però anche le donne. Che tipo di moda proponete al femminile? «Cerchiamo per lei un look adatto a chi accompagna un uomo come il nostro. Al lavoro in tailleur e anche fuori piuttosto sobria». (i. m. s.) la Repubblica 28/8/2011