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 2011  agosto 28 Domenica calendario

E TUTTO IL MONDO DICE «EUREKA»

Un nuovo diffuso interesse su Archimede? In questi ultimi tempi, in tutto il mondo, sembra rinnovarsi un interesse vivace per le opere e la personalità di Archimede, la cui vita e le cui opere sono riproposte e indagate sia a livello divulgativo sia in ricerche filologiche particolari, assolutamente incomparabili per numero e per qualità a quelle contemporanee su altri grandi scienziati dell’antichità, come il matematico Euclide o il meccanico Erone. Quali sono le ragioni della rinnovata popolarità del grande siracusano? Che cosa più lo avvicina allo spirito dei tempi moderni?

Un primo motivo è certo legato alla sua vita avventurosa fra la Sicilia e Alessandria d’Egitto e soprattutto alla tragica morte: su di esse abbiamo numerose precise notizie in opere greche e latine, di Plutarco e Vitruvio, Polibio e Livio, Ateneo e Cicerone. Sono vicende lette in modo assai dissimile da chi in tempi moderni ha voluto ricostruirle. È del 2008 un articolo dal titolo esplicito «L’assassinio di Archimede», che fa piazza pulita della letteratura consolatoria che attribuiva la tragica morte dello scienziato alla sbadatezza di un soldato ubriaco. Con ogni probabilità, sottolinea lo storico Lorenzo Braccesi, essa fu ordinata direttamente dal console Marcello per il timore che il siracusano si unisse ad Annibale, in quegli anni il più pericoloso nemico di Roma.

Un altro motivo evidente del rinnovato interesse per Archimede è la mole di studi sul palinsesto di alcune sue opere che erano mal tramandate (spesso solo in traduzione araba o latina) o del tutto ignote fino a quando esso venne scoperto a Istanbul nel 1906, ma esso era stato successivamente perduto subito dopo la Prima guerra mondiale ed è stato ritrovato solo una quindicina di anni fa e venduto a un’asta milionaria di Christie’s a New York a un anonimo magnate americano. Questi lo ha depositato al Walters Art Museum di Baltimora e ha finanziato e finanzia molti studi sulle opere in esso conservate (il rivelatore Metodo sui problemi meccanici, ma anche cospicue parti greche dello Stomachion e frammenti finora inediti di altri autori, in particolare Iperìde). Sul manoscritto sono usciti fascinosi studi di carattere generale (come The Archimedes Codex di Reviel Netz e William Noel, tradotto in italiano da Rizzoli) e soprattutto studi filologici particolari, con la decrittazione e l’adeguata interpretazione di singole frasi o parole (sono lavori di studiosi del calibro dell’oxoniense Nigel Wilson, del giapponese Ken Saito, degli italiani Fabio Acerbi e Franco Minonzio).

A questo punto non mancano anche nuovi studi filologici su singoli capolavori, come la grande opera Sulla sfera e il cilindro tradotta e commentata per la Cambridge University Press a partire dal 2004 da Reviel Netz, il grecista di Stanford, dove anche peraltro i fisici si occupano in modo innovativo di Archimede, cercando di ricostruire sezioni del palinsesto ricercando gli inchiostri perduti con l’ausilio del grande sincrotrone dell’Università californiana. Ma penso anche al recentissimo Il mondo di sabbia del siciliano Giuseppe Boscarino, che risolve in una serie di complesse formule matematiche un testo pieno di esaltante fantasia come L’arenario, la misurazione del numero enorme di granelli di sabbia che occorrono per riempire l’intero universo. Sul piano piuttosto divulgativo sono stato io stesso sorpreso dal successo arriso al mio piccolo Il grande Archimede, pubblicato pochi anni fa da Sandro Teti a Roma, uscito a gennaio anche in inglese presso la Baylor University Press (ben diffuso da Amazon), con alcuni significativi miglioramenti anche rispetto al mio testo originale, suggeritimi dal traduttore Alden Smith, professore di latino in una importante università del Texas, che finora si era occupato prevalentemente del poeta Virgilio. D’altra parte una delle simpatiche novità del mio libro è stata rintracciare riferimenti allo scienziato siracusano, il cui nome per ragioni metriche non poteva entrare nel verso latino, nei grandi poeti latini del I secolo a.C. come Virgilio e pure Catullo (ricordo il carme 7, pieno di riferimenti a grandissimi numeri, e naturalmente il 5: «Da mi basia mille, deinde centum, / dein mille altera, dein secunda centum», e così via).

Ma il motivo principale che rende oggi così affascinante la figura di Archimede, che lo stesso Galileo non esitava a chiamare inimitabilem e superhumanum, di cui Piero della Francesca copiava diligentemente di sua mano decine di pagine tradotte in latino, e che stimola indiscutibilmente una diffusione globale della sua immagine nei fumetti americani e nella scuola dell’obbligo russa (più di recente anche in quella cinese), è l’entusiasmante originalità delle sue opere, la continua appassionata ricerca del nuovo, proprio quello che i migliori dei nostri giovani inseguono nelle loro (ahimè sempre meno finanziate) ricerche. C’è in Archimede una straordinaria passione infatti per il complicato e il nuovo, come dimostrano i suoi studi Sulle spirali e poi quelli su sferoidi e paraboloidi, o sui poliedri semiregolari, o sulle macchine e i principi dell’idrostatica. Una passione peraltro condotta con garbata ironia, che richiama quella ben nota di Einstein, che rivela ad esempio quando sottopone ai conclamati scienziati di Alessandria d’Egitto una serie di finti teoremi, che questi approvano fino a quando egli stesso non rivela l’inganno. Ben si capisce il successo di sue frasi a effetto («Datemi un punto d’appoggio e solleverò il mondo») o il successivo sviluppo fantastico di macchine che il nostro aveva solo teorizzato (quanti brevi trattati sugli specchi ustori si leggono nei cinque volumi di Archimedes in the Middle Ages di Marshall Clagett, il grande storico della scienza di Princeton!).

Il fascino del personaggio, particolarmente amato ovviamente nella sua Siracusa, spiega infine il recente affacciarsi di Archimede anche nella letteratura fantastica, come nel giallo Archimede e il mistero del Planetario della giovane Annalisa Stancanelli (2011). Mi si dice che un vivace testo teatrale sulla vita e la drammatica morte di Archimede sarà presto sotto i torchi, un poco sulle orme del Galileo di Brecht e de I Fisici di Dürrenmatt. Speriamo di vederlo recitato a Milano e a Siracusa, e non solo a San Francisco, a Mosca, a Pechino.