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 2011  agosto 28 Domenica calendario

IL LINGOTTO RESTA L’APPRODO PREFERITO PER LA LIQUIDITÀ

Per l’oro gli ultimi giorni sono stati senza dubbio memorabili. La lunghissima serie di rialzi – che era durata per sette settimane consecutive, il periodo più lungo da aprile 2007 – si è alla fine interrotta: su base settimanale, le quotazioni del lingotto sono scese di circa il 3 per cento. Ma il risultato finale è ben poca cosa rispetto a quello che il metallo ha fatto tra lunedì e venerdì, volando prima al record storico di 1.917,10 dollari l’oncia, per poi andare giù in picchiata fino a 1.700 e risalire infine venerdì sera oltre 1.800 dollari. Escursioni che hanno dapprima riportato alla mente altre clamorose cadute dai picchi, come quella del 1980 o quella più recente di fine 2008, salvo poi riaccendere le aspettative di quanti giurano che c’è ancora molta, molta strada da percorrere prima di dichiarare finita la corsa del metallo giallo. Difficile prevedere il comportamento dell’oro nei prossimi giorni. L’attesissimo discorso di Ben Bernanke a Jackson Hole ha deluso chi contava sull’annuncio di una nuova tornata di quantitative easing negli Stati Uniti. Il presidente della Federal Reserve non vi ha fatto alcun cenno, togliendo teoricamente di mezzo un sostegno importante per le materie prime: quello di un nuovo imminente fiume di liquidità sui mercati. Ma invece di ripiegare l’oro – insieme alle altre commodity – ha rafforzato il suo rimbalzo. Bernanke non ha neppure escluso nuovi interventi, limitandosi a spostare le attese degli investitori verso il prossimo cruciale appuntamento con la Fed, il 20 settembre. Tutto congelato, insomma. Nessun aiuto, ma anche nessun ostacolo all’ulteriore ascesa dell’oro. Che si conferma, anzi, come il re degli asset per gli investitori, sempre più a corto di approdi sicuri. Le Borse preoccupano, i titoli di Stato – in qualche caso – anche di più. E le altre valute (anche l’oro, non bisogna mai dimenticarlo, è valuta) sono anche peggio. Dollaro ed euro condividono aspettative ben poco brillanti. E il franco svizzero, bene rifugio prediletto come alternativa all’oro, diventa ogni giorno meno attraente. Venerdì Ubs ha notificato alle banche sue clienti che potrebbe applicare una commissione sui loro depositi in franchi, per incoraggiarle a ridurne l’entità, che sta aumentando in modo eccessivo. La proposta – che segue l’adozione di misure simili sui grandi depositi in contante da parte di Bank of New York Mellon – ha scatenato una ridda di voci riguardo a una possibile azione impositiva da parte della Banca centrale svizzera, per tutte le banche del territorio elvetico. La liquidità dovrà sempre più spesso cercare altri approdi. E c’è da scommettere che, almeno per qualche tempo ancora, l’oro sarà uno di questi.