Elvira Serra, Corriere della Sera 29/08/2011, 29 agosto 2011
CARTOLINE A RISCHIO ESTINZIONE. ADESSO I SALUTI SI POSTANO IN RETE —
Sempre meno. Con Facebook si fa prima. Per non parlare di Flickr, creato apposta per condividere le foto personali. Twitter è lapidario: baci da #Jakarta. Ai pigri restano gli mms. Gli altri, quelli un po’ retro, non resistono al solito vecchio, desueto rito: scrivono una cartolina. L’anno scorso in Italia ne sono state mandate 35 milioni, dieci in meno rispetto al 2006, e nel 1997 erano 120 milioni. Una tendenza in linea con il resto d’Europa, assicurano da Poste italiane.
Ma proprio qualche giorno fa Le Monde scriveva che in Francia se ne spediscono 350 milioni l’anno, l’81 per cento dei quali d’estate, e il numero degli abitanti è di poco superiore al nostro (65 milioni contro sessanta e rotti). È vero, loro hanno la Ville Lumière, la città più visitata al mondo. Ma uno studio realizzato dall’istituto LH2 su un campione di 1.006 cugini d’Oltralpe assicura che il 69 per cento di loro non dimentica di mandare una cartolina dal luogo della villeggiatura.
«Il calo della corrispondenza segue l’andamento generazionale. Abbiamo tanti strumenti personali che coprono la stessa funzione e che ci permettono di rielaborare la realtà. Io per esempio non amo "postare" subito le fotografie di una vacanza, preferisco mettere una distanza tra me e il viaggio. Ma sono sconfessato continuamente da mia figlia, che "taggandomi" fa scoprire dove sono in tempo reale», spiega Alberto Marinelli, professore di Teorie e tecniche dei nuovi media alla Sapienza di Roma.
Impossibile dire se con questo tracollo del 70,8 per cento in tredici anni abbiamo perso qualcosa nella qualità delle nostre relazioni. «Da qualche anno nelle scienze sociali cerchiamo di interrogarci sul tipo di comunicazione e non su supporto tecnologico con il quale avviene. Per esempio il blog lo possiamo vedere come fenomeno nuovo, che nuovo non è, o come evoluzione del diario», comincia ad argomentare Fausto Colombo, docente alla Cattolica di Milano, che nei suoi saggi si è più volte occupato degli effetti sociali della digitalizzazione. Secondo lui il fenomeno «cartolina» si è scomposto in tante cose. «Gli elementi che la caratterizzano sono tre: il culto del turismo, una fotografia personalizzata da un messaggio e l’uso delle reti postali. Queste ultime possono essere ora Facebook, ora Flickr, ora Skype, ora Twitter. Le tecnologie si sovrappongono, il desiderio di comunicare è lo stesso».
Sull’iPhone c’è un’applicazione, si chiama Postino, che permette di scattare foto e spedirle come fosse una cartolina tradizionale, con tanto di affrancatura. L’ennesima personalizzazione in più, da novelli Doisneau, per mandare la propria versione del Baiser de l’Hôtel de Ville. Interviene il sociologo Alberto Abruzzese: «La grande tradizione della cartolina aveva già tutti gli elementi che oggi ci sono nello scambio di sms e foto tramite telefonino. Il suo persistere può essere riconducibile al valore affettivo di un vecchio modo di comunicare».
Lo chiarisce la psicologa Gianna Schelotto: «Spedendo una cartolina a una persona cara le diciamo ti voglio bene alla vecchia maniera, in modo antico, quindi più sincero».
Elvira Serra