Roberto De Ponti, Corriere della Sera 28/08/2011, 28 agosto 2011
CELLINO: «PRINCIPI E VENDETTE. COSI’ E’ ARRIVATO LO SCIOPERO»
Presidente Cellino, vorrebbe spiegarci che cosa è successo?
«Che cosa è successo? Che il campionato non è cominciato. E la maggior parte dei miei colleghi nemmeno ha capito perché».
Lei lo ha capito?
«Come no. Le dico una cosa: quando si parla di quattrini, gli accordi si trovano sempre. Le guerre sui princìpi invece sono sempre le più sanguinose».
L’associazione calciatori ne ha fatta una questione di principio.
«Ma anche la Lega. E stavolta la ragione non stava dalla nostra parte».
Si spieghi.
«Semplice: qualche mese fa avevamo preso un impegno a firmare l’accordo collettivo. Poi improvvisamente l’abbiamo disatteso».
Colpa dell’articolo 7?
«Guardi, sull’articolo 7 avevamo raggiunto un accordo con Abete e con Tommasi. Non si tratta di isolare un giocatore, ma se uno pensa a partire, a cambiare squadra, se vuol essere ceduto a tutti i costi, se quando sta con il gruppo crea malumori, allora è giusto che si alleni in un gruppo separato. Ma questo l’assocalciatori e la Federcalcio ce l’avevano concesso».
Colpa del contributo di solidarietà?
«Premesso che considero quella tassa iniqua, non ha comunque niente a che fare con l’accordo collettivo. Niente».
Colpa di che cosa, allora?
«Non di che cosa. Di chi».
Colpa di chi?
«Di un presidente part time che non informa e che obbedisce a qualche cattivo consigliere».
Ce l’ha con Maurizio Beretta...
«Ovviamente. Non lo riconosco come mio presidente: lui rappresenta solo se stesso e qualche cattivo mestatore. E se i miei colleghi non fossero stati disinformati, non sarebbe finita con il blocco del campionato».
In che senso disinformati?
«All’assemblea del 24 agosto sa quanti presidenti eravamo? Tre: io, De Laurentiis e Campedelli del Cesena. Poi c’erano 12 direttori sportivi e addirittura 5 deleghe. In un momento così delicato...».
C’era la possibilità di salvare la prima giornata in extremis?
«Ci sarebbe stata. Io avevo chiesto di lasciare aperta l’assemblea, così in caso di controproposta dell’Aic avremmo potuto discuterne e decidere al volo. Beretta ha deliberatamente deciso di chiudere l’assemblea. E ha persino chiesto che ci fosse l’unanimità per mostrare una Lega unita».
Cagliari e Siena invece hanno votato contro.
«Abbiamo voluto che fosse messo a verbale che la responsabilità non era nostra. Voi siete responsabili di questo, voi mi ripagherete i danni».
Pare che venerdì mattina qualche presidente abbia cercato Beretta al telefono senza trovarlo.
«Ma non risponde mai. Tranne che ai suoi cattivi consiglieri».
Sono quantificabili i danni?
«Dal punto di vista economico lo quantificheremo. Ma sono i danni morali quelli peggiori. Le faccio un esempio. Oggi noi aspettavamo il Milan campione d’Italia a Cagliari: i miei dipendenti non hanno fatto un giorno di ferie, nemmeno a ferragosto, per far trovare tutto pronto per la prima giornata. A loro, chi li ripaga?».
L’11 settembre che accadrà?
«Ma si gioca, senza dubbio. Servirebbe che Abete nominasse per la Lega un commissario ad acta, magari lui stesso, ma non per firmare l’accordo, semplicemente per permettere che si facciano assemblee regolari».
Per la gente, la colpa dello sciopero è dei calciatori...
«Sa che cosa le dico? Che i calciatori sono i più dispiaciuti. I calciatori volevano giocare. Sono rimasti coinvolti in una serie di vendette private di cui erano ignari».
La gente li vede anche come ricchi viziati che non vogliono pagare le tasse.
«La gente è disinformata. I calciatori pagano più tasse di tutti, lo dico io che sono sostituto d’imposta. Se poi qualche società ha scelto la strada dei contratti al netto, al contrario di quanto prevede la legge, non è un problema mio».
Lo sa che quasi quasi nemmeno Tommasi parlerebbe così?...
«Già, mi hanno accusato anche di questo, di essere d’accordo con l’Aic. L’assocalciatori è e resta la controparte, ma questa volta la loro battaglia era di principio, chiedevano semplicemente il contratto collettivo. Che farebbe comodo anche a noi: contratti standard, anziché contratti a uso e consumo dei soliti noti».
Quindi?
«Quindi o si cambia qualcosa in Lega, o continueremo a rimanere ostaggi delle decisioni di un paio di persone».
Roberto De Ponti