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 2011  agosto 28 Domenica calendario

«LA STRATEGIA DEL RAIS? NON DARSI MAI PER VINTO» —

Kirsan Ilyumzhinov che per 17 anni è stato presidente della Calmucchia (una delle repubbliche della Federazione Russa) è un personaggio particolare. L’anno scorso, ad esempio, raccontò in tv di aver ricevuto la visita di esseri alieni che l’avevano portato sulla loro nave spaziale per conversare telepaticamente. Politico di lungo corso, ha un amore sviscerato per gli scacchi (è maestro), tanto da aver costruito in Calmucchia Chess City, una città dedicata ai tornei. Ha incontrato più volte Gheddafi in qualità di presidente della Federazione scacchistica mondiale. E di recente lo ha sentito al telefono. «È stato qualche giorno fa, il figlio me lo ha passato sul telefonino e lui mi ha ringraziato per il sostegno al popolo libico», ha raccontato al Corriere.
E come stava il Colonnello?
«Bene, con lo spirito indomito di sempre».
Non è che voleva invece rifugiarsi in Russia?
«Non ci ha nemmeno pensato. Lui dice che non abbandonerà mai il suo Paese, quello dove sono stati uccisi tanti dei suoi cari».
Per la verità pare che almeno la figlia adottiva uccisa nell’86 sia ancora viva. Ma lui che farà?
«Intanto non sono affatto sicuro che sia politicamente finito. Lo conosco bene: combatterà fino alla fine. E poi in realtà lui gode dell’appoggio della popolazione, l’ho visto con i miei occhi».
Veramente, sembra che tutti a Tripoli abbiano festeggiato la caduta del regime.
«Sappiamo bene che le notizie sulla guerra vengono deformate dai mezzi d’informazione. Le racconterò quello che avvenne durante la mia ultima visita. Con gli ospiti libici ci fermammo in una cittadina a mangiare in un bar. In quel momento una tv occidentale stava riferendo che la cittadina era caduta nelle mani degli insorti. E noi sorseggiavamo tranquillamente il caffè».
Lei sta dalla parte di Gheddafi?
«No, io faccio solo il presidente della Federazione».
Ma Gheddafi ha bombardato chi si ribellava.
«Si immagini una situazione nella quale in America i minatori decidessero di non volere più il governo, manifestassero e poi si rivolgessero alla comunità internazionale».
Vuol dire che le azioni di Gheddafi sono state legittime.
«Non mi sento di dare giudizi. Vedo solo che in Libia è in atto uno scontro sanguinoso».
Lei ha detto che dietro al conflitto ci sono interessi economici europei e della Francia in particolare. Gheddafi le avrebbe fatto vedere i conti con i debiti di Sarkozy per l’ultima campagna elettorale.
«No, ai giornali ho detto tante cose. Io non dico se Sarkozy ha preso o non ha preso i soldi. Ma non è questa la questione principale».
Lei dunque pensa che a combattere in Libia sia la Nato?
«Senta, siamo tutti adulti. Uomini in ciabatte che corrono e sparano in aria coi kalashnikov... Mi dicono che sono le unità speciali ad avanzare. Poi, quando tutto è finito, fanno arrivare i ribelli coi giornalisti».
Da quando conosce Gheddafi?
«Dal 2003, per un campionato mondiale a Tripoli. Giocammo subito a scacchi».
E come gioca il Colonnello?
«Bene, per un dilettante. Le nostre partite sono finite sempre con un pareggio. Naturalmente per ragioni diplomatiche».
Fabrizio Dragosei