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 2011  agosto 27 Sabato calendario

Un giro d’affari da 2 miliardi: ecco la giungla «sindacati Spa» - Meglio colpire la «casta». A Cgil, Cisl e Uil la politica di austeri­ty proprio non piace perché si ritie­ne, a torto o a ragione, che a fare sa­crifici saranno i soliti noti

Un giro d’affari da 2 miliardi: ecco la giungla «sindacati Spa» - Meglio colpire la «casta». A Cgil, Cisl e Uil la politica di austeri­ty proprio non piace perché si ritie­ne, a torto o a ragione, che a fare sa­crifici saranno i soliti noti. Susan­na Camusso ha già proclamato l’ennesimo sciopero generale per dire «no» alla manovra. Per tutti lo­ro sarebbe preferibile colpire i poli­tici. Eppure non si può trascurare che proprio le tre principali rappre­sentanze dei lavoratori potrebbe­r­o anch’esse dare un contributo fa­cendo qualche piccola rinuncia. Nel corso degli ultimi due decenni il sindacato si è profondamente tra­sformato e da organismo di difesa degli interessi è diventato un forni­tore di servizi. Pratiche per ottene­re la pensione, dichiarazioni dei redditi, modulistica e anche corsi di formazione e aggiornamento professionale. Un giro d’affari, sti­mato da alcune fonti, molto vicino ai 2 miliardi di euro (inclusi i contri­buti volontari degli iscritti). Senza contare il notevole patrimonio im­mobiliare posseduto. Ci sono due dati certi,considera­to c­he i bilanci sono più segreti del­l’oracolo di Delfi. Il primo riguarda il «finanziamento degli istituti di patronato e di assistenza sociale», erogato dal ministero del Lavoro. Nel 2011 sono stati stanziati 287,5 milioni di euro per questa voce. L’altro capitolo è attinente al mini­stero dell’Economia e sono i com­pensi per i Caf e per i consulenti che svolgono attività di assistenza fiscale. Una torta che vale 370 milio­ni di euro e alla quale una grossa parte è destinata proprio ai sinda­cati che praticamente sono «mono­polisti » del settore. Senza contare che i contribuenti che si fanno aiu­tare nella compilazione di 730, Uni­co e modulo Isee devono ovvia­mente versare un contributo di al­meno una cinquantina di euro. C’è poi la rete dei patronati. Nel­l’elenco del ministero del Lavoro se ne contano una trentina, ma a fa­re la parte del leone sono sempre Cgil, Cisl e Uil. Una rete capillare, con una fitta presenza estera, che si occupa di pratiche previdenzia­li, ma anche di cassa integrazione e sussidi di disoccupazione. Di quei 287,5 milioni sarà Inca-Cgil a incas­sare di più (la somma non dovreb­be essere inferiore a 70 milioni di euro). Né va dimenticato che la pre­senza oltre i confini rappresenta anche un veicolo per condizionare le scelte dei concittadini che vota­no nella circoscrizione estero. C’è poi un altro business che è quello della formazione professio­nale. Il finanziamento concesso al nostro Paese dall’Ue si aggira ogni anno attorno al miliardo di euro. Qualche altro centinaio di milioni è garantito dallo Stato, cioè dalle imprese. Questo capitolo, infatti, viene alimentato con lo 0,30% del monte contributi che le aziende versano agli istituti previdenziali. E chi si occupa di questo settore? I sindacati. Ma, in fondo, è il sistema-Italia che finora ha funzionato co­sì: far partecipare un po’ tutti per at­tenuare- alla radice- il conflitto so­ciale. E come ogni istituzione itali­ca che si rispetti il sindacato ha una «passionaccia» per il mattone. Se­condo quanto riportato nel 2007 dall ’Espresso la Cgil contava 3mila sedi, tutte di proprietà delle struttu­re territoriali o di categoria. «Non so stimare il valore di mercato ma deve trattarsi di una cifra davvero impressionante», ha dichiarato un amministratore di corso Italia. La Cisl dichiarava 5 mila sedi, mentre la Uil aveva creato una spa intera­mente controllata con immobili a bilancio per 35 milioni, esclusa la sede romana di via Lucullo stimata circa 80 milioni. Insomma, se i politici godono di privilegi, anche i sindacati non so­no da meno. E qualcosa da chiede­re anche a loro ci sarebbe. Prima dell’avvento del ministro Brunetta alla Funzione pubblica, distacchi e permessi sindacali si sprecava­no. Forza lavoro gratis per il sinda­cato pagata dal contribuente. E an­ch­e in caso di aspettativa i contribu­ti figurativi sono versati dallo Stato e non dalle organizzazioni. Senza contare che quelle stesse richieste avanzate nei confronti di aziende e amministrazioni erano spesso di­sattese dai sindacati stessi: è stato il Giornale a dare voce ai precari della Cgil in attesa per anni di una regolare stabilizzazione. Non a caso alcuni anni fa un’in­chiesta Eurispes rivelò che la per­centuale di coloro che non hanno fiducia nei sindacati si attestava al 78,3 per cento. La «casta» non avrebbe potuto fare di peggio.