Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  agosto 27 Sabato calendario

IL MONDO È SEMPRE PIÙ GRASSO PER FORTUNA CHE CI SALVA L’ORIENTE

Involtino primavera batte hamburger, almeno a giudicare uno studio diffuso dalla rivista medica Lancet: in tutto il mondo le persone in sovrappeso sono un miliardo e mezzo, gli obesi circa 500 milioni, ai quali si aggiungono 170 milioni di bambini con un peso fuori norma. Numeri in crescita costante dagli anni Settanta, soprattutto nei Paesi più ricchi: Europa, Stati Uniti e Oceania in testa. Ma c’è un’isola felice nella quale si ingrassa meno. È l’Oriente. In particolare la Cina e il Giappone, fra i pochi Paesi al mondo «salvati». Insieme all’Olanda, dove l’eccesso di calorie viene compensato dall’abitudine di passeggiare in bicicletta. Lo studio evidenzia che, mentre nei due Paesi orientali solo una donna adulta su 20 risulta obesa, in Olanda si sale a una su dieci. Mentre in Gran Bretagna e Australia una donna su quattro è fuori forma. La maglia nera va agli Stati Uniti, dove un terzo della popolazione femminile è affetta da obesità. Non se la passa bene neanche l’Italia, da sempre sinonimo di mangiar sano grazie alla dieta mediterranea. Stando ai dati dell’ultimo rapporto «Osservasalute», più di un terzo della popolazione adulta il 35,5 per cento è in sovrappeso, mentre circa una persona su dieci è obesa. Il record assoluto va però alle isole di Nauru, Tonga e Cook, in Oceania: qui ogni dieci donne sette sono obese.
Allarme poveri E se un tempo ingrassare era sinonimo di opulenza, i dati dimostrano che l’equazione si è rovesciata. Oggi, nei Paesi industrializzati sono proprio i cittadini meno abbienti a rischiare di più, dovendosi accontentare del «junk food», il cosiddetto cibo spazzatura. E così, la stessa Lancet propone una soluzione: tassare gli alimenti dannosi. Anche perché l’obesità incide fra il 2 e il 6 per cento sui costi del sistema sanitario mondiale.