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 2011  agosto 27 Sabato calendario

Pick-up, sandali e kalashnikov a tracolla ecco come si combatte la nuova guerra - Intruppati sul retro di sconquassati camioncini, con gli occhiali da sole, le t-shirt di squadre di calcio o di basket, i sandali e il kalashnikov a tracolla, i ribelli libici danno talvolta l´impressione di un´armata Brancaleone che non sa dove andare, cosa fare e come combattere

Pick-up, sandali e kalashnikov a tracolla ecco come si combatte la nuova guerra - Intruppati sul retro di sconquassati camioncini, con gli occhiali da sole, le t-shirt di squadre di calcio o di basket, i sandali e il kalashnikov a tracolla, i ribelli libici danno talvolta l´impressione di un´armata Brancaleone che non sa dove andare, cosa fare e come combattere. Eppure non solo stanno vincendo la guerra contro Gheddafi, ma rappresentano probabilmente il futuro dei conflitti a medio-bassa intensità. «Che piaccia o meno, questa sgangherata armata ribelle, con il sostegno della coalizione Nato, crea un nuovo modello di interventismo», scrive sul Times di Londra lord Paddy Ashdown, ex leader liberaldemocratico, ex Alto Commissario dell´Onu per i rifugiati in Bosnia, oltre che ex Royal Marine, spia, diplomatico. «Addio politica delle cannoniere», avverte l´insigne uomo politico britannico, «benvenuto esercito irregolare in Ray-Ban e camionette pick-up». Esperti militari e specialisti di affari strategici concordano, parlando di una "formula Libia" destinata a diventare il punto di riferimento per ogni operazione analoga negli anni a venire, da contrapporre alla "formula Iraq" (e Afghanistan) e alle fallimentari lezioni che le avventure a Bagdad e Kabul hanno dato alle potenze occidentali. «L´ombra dell´Iraq si estende minacciosamente sulla Libia», osserva Shashank Joshi, consulente del Royal United Services Institute. «Dopo il disastroso dopoguerra iracheno», afferma il liberaldemocratico Ashdown, «c´era il rischio che la comunità mondiale non sarebbe più stata in grado di usare la forza per fini di bene». Le guerre dell´ultimo decennio in Afghanistan e in Iraq sono costate ai governi occidentali migliaia di vittime, miliardi di spese, accuse di imperialismo e di violazione della legittimità internazionale, per tacere dei devastanti danni umani e materiali arrecati ai due paesi invasi. Prima che la Nato decidesse di appoggiare i ribelli anti-Gheddafi in Libia, l´opinione dominante era che non avremmo assistito ad azioni multilaterali per molto tempo, neppure di fronte ai peggiori massacri. Invece in Libia l´Occidente è intervenuto, all´inizio per impedire a Gheddafi di massacrare le forze d´opposizione, quindi per aiutarle a rovesciare il quarantennale regime autoritario del Colonnello: ma è stato un intervento radicalmente diverso dai due controversi precedenti. In Iraq e in Afghanistan, gli Usa hanno fatto la parte del leone, appoggiati dai più stretti alleati, inviando una forza d´invasione di centinaia di migliaia di truppe sul terreno, dopo massicci bombardamenti che hanno distrutto ogni infrastruttura, con l´intento di imporre dall´esterno un sistema democratico "all´occidentale" a Bagdad e a Kabul. In Libia, Obama ha fatto un passo indietro, offrendo - sotto l´ombrello della Nato - solo assistenza logistica ed elettronica (inclusi i micidiali droni, gli aerei teleguidati usati nella lotta ad al Qaeda), lasciando a Francia e Gran Bretagna, insomma all´Europa, il compito dei bombardamenti. Sul terreno i ribelli ricevono soltanto il supporto di un centinaio di consiglieri militari (i commandos britannici sarebbero meno di 30), più spie e "contrattisti privati": ex veterani di guerra occidentali, di solito assunti da uomini d´affari come scorta nei luoghi pericolosi del mondo, in questo caso assoldati dai ribelli libici utilizzando un fondo messo a disposizione dai paesi Nato (gran parte del denaro proviene dai beni libici scongelati in Occidente). E pur consigliati, i ribelli vengono lasciati liberi di scegliere la loro strada per costruire un nuovo sistema politico: memori degli errori commessi dall´America, dall´alto della sua esperienza, in Afghanistan e Iraq. Il risultato finale resta incerto, ma in sei mesi di guerra in Libia la Nato ha avuto zero perdite: in confronto ai migliaia di morti sofferti a Bagdad e Kabul. La "formula Libia" sarà dunque il modello per le (piccole) guerre del futuro, predicono gli esperti, sebbene non possa essere applicata ovunque: la Siria, l´Iran o la Corea del Nord, non sono la Libia. «Ma solo perché non possiamo intervenire dappertutto contro la tirannia», commenta lord Ashdown, «non significa che non dovremmo intervenire da nessuna parte». Si interverrà dov´è possibile fare una guerra "in Ray-Ban e camioncino pick-up", con la Nato in cielo e un pugno di commandos nascosti tra i ribelli.