Giorgio Dell’Arti, La Stampa 25/8/2011, 25 agosto 2011
VITA DI CAVOUR - PUNTATA 166 - CHIACCHIERE SULLA GUERRA
Sta raccontando di questo incontro tra il dottor Conneau, inviato segreto di Napoleone, e Cavour.
Sì, la discussione riguardava la possibilità di una guerra all’Austria con la partecipazione della Francia. Conneau aveva spiegato a Cavour che era escluso un intervento della Francia se il Piemonte fosse entrato in guerra con un altro stato italiano. Voleva sapere di Napoli, dove avevano sequestrato il «Cagliari», la nave di Pisacane. Cavour aveva dato assicurazioni. Conneau spiegò: «Napoli è importante per via dei russi. I russi proteggono il Regno delle Due Sicilie. In nessun caso potremmo trovarci Pietroburgo contro». «Quali sono gli altri casi in cui la guerra non si può fare?» chiese Cavour. «A seguito di un moto mazziniano. Se si tratta di difendere le ragioni di emigrati lombardi divenuti sardi». «Va bene. Vediamo adesso i casi in cui la guerra si può fare». «Per sostenere le ragioni di sudditi sardi ovunque si trovino. Per difendere una popolazione aggredita dall’Austria. Questo è buono. Oppure: un trattato non rispettato. Piacenza, buonissimo». Cavour si rilasciò. «Il matrimonio?» chiese. «Delicatissimo. Bisognerà che ne parliate con lui. Non ho istruzioni». «S’intende. Di tutto dovremo parlare con lui». «Soprattutto per il matrimonio. Ma intanto: non si deve aver fretta». «Quale sarebbe l’epoca?». «Il prossimo anno. In primavera. Evitare nel frattempo di riaccostarsi all’Austria». «Chiaro». «No, potrebbe avvenire per caso. Staremo attenti anche noi». «D’accordo, d’accordo. Bisogna solo mettere a punto questo incontro con l’imperatore». «Lui va a Plombières ogni estate a fare le acque. Bel posto, no?». «Sì. Mia madre c’è andata qualche volta». «Quando sarà là scriva al barone Béville, aiutante di campo dell’imperatore. Le dirà il giorno. Il posto è discreto. Vedrà dai giornali quando sarà l’epoca».
Plombières...
Era maggio, e c’era tempo. Partì intanto per Ginevra, con l’idea di fare sul serio una vacanza. Scrisse a Bianca: « Non voglio varcare il confine senza dirti quanto io sia stato dolente di lasciarti, e di lasciarti quando eri travagliata da male non troppo mite. A Aix vi sono molti forestieri, ma la società non è molto animata. Vi fu però domenica un ballo che riuscì assai brillante. Ma si aspetta la Bianca per mettersi en train . Ti avverto che il tempo si è volto al freddo e che quindi sarà bene che pensi a coprirti, onde la pancina non abbia a dolerti di nuovo. Addio, ti bacio dalla testa ai piedi ». Certe volte, nei momenti di maggior stanchezza, gli s’accendevano i sensi e magari stava alla Camera o col re. Allora in fretta le mandava un bigliettino pieno di cose intime.
Raccontiamo Plombières.
Prima della partenza aveva fatto delle riunioni col re e con La Marmora. Era risultato subito chiaro che il punto veramente ostico, da parte piemontese, sarebbe stato il matrimonio. A Vittorio Emanuele questo Plon-Plon pareva un vecchio e alla fine non troppo nobile. Vittorio Emanuele per la figlia avrebbe voluto un re. Ma dove si trova un re? E che sia cattolico? Tutta la faccenda si poteva riassumere in nove punti. 1) Fissare lo scopo della guerra; 2) Trovare le cause o i pretesti che motiveranno la dichiarazione di una guerra; 3) Modalità dell’aiuto francese. Importanza delle forze di terra e di mare impiegate nella guerra d’Italia; 4) Stabilire quale sarà la base operativa dell’esercito francese. Su quali punti dovrà portarsi innanzi tutto; 5) In quali proporzioni Francia e Piemonte sopporteranno il peso della guerra; 6) Come saranno amministrate le province liberate. Con quali criteri si faranno concorrere alle spese di guerra (quanti uomini, quanti denari); 7) Linee di comportamento nei confronti di duchessa di Parma, duca di Modena, Toscana, Papa, re di Napoli; 8) Trattato o convenzione militare?; 9) Il matrimonio. Supponiamo che l’imperatore ne faccia una conditio sine qua non. Mettiamo che si sposino: fissare le condizioni. Secondo La Marmora ci volevano 80 mila francesi e 80 mila piemontesi. Base d’operazione: La Spezia. Bisogna mandare un generale di cui Napoleone si fidi per combinare i preparativi e fare una convenzione. Altre questioni: l’approvvigionamento, che nel ‘48 era stato un castigo di Dio, la flotta, i depositi, i magazzini. La base della discussione erano i nove punti. Aveva promesso al re di mandargli un dispaccio subito dopo il colloquio. Punto per punto. Avrebbe semplicemente detto: sì, no, ancora da stabilire...
Quando partì per Plombières?
La lettera del barone di Béville gli arrivò l’11 luglio. « ...sa Majesté me charge d’avoir l’honneur de vous informer qu’Elle sera charmée de vous recevoir à Plombières... ». Scrisse a La Marmora: « Il dramma s’approssima a soluzione. Prega il cielo d’ispirarmi onde non faccia minchionerie in questo supremo momento. Ad onta della mia petulanza e dell’ordinaria mia fiducia in me medesimo, non sono senza grave inquietudine ».