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 2011  agosto 25 Giovedì calendario

Il mondo torna in Corea atletica, record e high-tech - ADaegu il mondo non ci passava più dal 29 giugno 2002 e anche allora si era solo affacciato per controllare quel che succedeva in Corea del Sud-Turchia, partita buona per il terzo posto dei Mondiali di calcio

Il mondo torna in Corea atletica, record e high-tech - ADaegu il mondo non ci passava più dal 29 giugno 2002 e anche allora si era solo affacciato per controllare quel che succedeva in Corea del Sud-Turchia, partita buona per il terzo posto dei Mondiali di calcio. Certo il Paese, capace di sbattere fuori l’Italia da quel torneo, era in preda all’euforia mentre oggi spia gli allenamenti dei campioni senza troppa convinzione, ma è adesso, con questa dieci giorni di atletica al via sabato notte, che si gioca qualcosa di importante. Immagine, credibilità, futuro, tutto un sistema di pubbliche relazioni, investimenti a catena e giudizi che qui mettono ancora paura. Anzi, ansia. Questo pezzo di Corea non troppo pubblicizzato, fuori dai circuiti turistici, punta su quel che conosce meglio: la tecnologia. Siamo in casa Samsung che ha trasformato un centro tessile nella quarta città dello Stato e fa da sponsor all’evento e da logo alla nazione. Spazio all’high-tech: impatto sicuro e pazienza se i maxischermi all’avanguardia che occupano tre lati dell’impianto sono costati quasi tre milioni di euro senza essere neanche indispensabili. Non c’era verso che la struttura restasse com’era nove anni fa. Tanto è solo l’inizio, c’è la modernissima macchina pulisci sabbia che ci mette solo 5 secondi a lasciare la pedana pronta, ci sono 22 auto elettriche che portano a spasso per la struttura i campioni, c’è la nanotecnologia radiotelecomandata per il campo a raccogliere dischi e giavellotti. Tutto di ultima generazione. Alta velocità per internet ovunque, telefonini fosforescenti a profusione. E i padroni di casa non si vogliono fermare qui. Si allenano proprio come chi salta e corre in pista e anche se la squadra non può portare a casa medaglie (il che è già di per sé uno smacco, visto che non sono mai saliti su un podio della manifestazione mentre persino la Corea del Nord ci è riuscita, con la maratona di Jong Song-ok, nel 1999), la gente fatica. Intanto si allunga, la media dell’altezza locale è imbarazzante e da un ventennio c’è un programma di stretching che evolve e starebbe dando i primi risultati. Centimetri di indipendenza. Non è politica, più che altro benessere. Qui gli scolari vengono messi in fila in ordine di statura, essere piccoletti è così fastidioso che vale la pena farsi mettere i tiranti alle caviglie. Il miglioramento non passa sotto il nome di supplizio: i coreani non subiscono. Imitano. Hanno bene in mente il modello a cui aspirano, e anche il taglio di capelli che porta. Vogliono essere al passo e la pressione inizia a creare squilibri, la società nonostante il costante sviluppo, dà segni di cedimento. I ragazzi passano da promesse in competizione a falliti nello spazio di un semestre. Per creare la classe dirigente che traina e seduce gli stranieri servono le migliori scuole e qui sono solo due, le «Sky universities»: Seul e Yonsei. Peccato che le domande siano centinaia di migliaia e solo l’un per cento segue la strada pubblicizzata come migliore. Promozioni neanche tanto fasulle, visto che chi esce da quei due corsi guadagna fin dal primo stipendio il 16,4 per cento in più di chi si laurea in posti meno rinomati. Tanta consapevolezza spaventa, infatti c’è chi non regge e i suicidi aumentano: 735 studenti dal 2006 al 2010 e le percentuali di chi ci ha pensato almeno una volta superano la maggioranza assoluta. Effetto collaterale che provano a correggere senza cambiare rotta. Loro stessi la chiamano «la rincorsa», la voglia di essere trainanti che passa da questo Mondiale di atletica. Per cambiare status bisogna ospitare gente a casa. Si sentono sotto esame, un test continuo che dovrebbe portarli da Bolt, alle Olimpiadi del 2016, a un posto stabile in mezzo al mondo.