Varie, 25 agosto 2011
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Bruno Tomaso
• Albenga (Savona) 11 gennaio 1983. Arrestato il 6 febbraio 2010 in India insieme a Elisabetta Boncompagni con l’accusa di avere ucciso il di lei fidanzato Francesco Montis (31 anni), il 23 luglio 2011 il tribunale di Varanasi li condannò all’ergastolo • «[...] Una storia incredibile, un intrigo, in cui la morte del ragazzo è diventata subito un vero e proprio giallo. Tanto che per scagionare i due accusati non è valsa neppure la lettera della madre del giovane morto, in cui la donna affermava che il figlio era malato e soffriva di gravi problemi respiratori. Secondo l’accusa, Tomaso ed Elisabetta avrebbero ucciso Francesco per sbarazzarsi di lui, a seguito di un presunto triangolo amoroso. I tre si erano conosciuti a Londra, dove vivevano e lavoravano da un paio di anni, e avevano deciso di trascorrere - nel dicembre 2009 ed insieme ad altri amici - una vacanza in India nell’Uttar Pradesh. Avevano affittato una camera tripla. La mattina del 4 febbraio 2010, al risveglio, avevano raccontato di aver trovato la vittima in agonia e avevano chiesto subito aiuto al personale dell’Hotel Buddha di Chentgani, alla periferia della città, dove si trovavano. Ma a nulla erano valsi i soccorsi. Dopo tre giorni la polizia aveva arrestato Tomaso ed Elisabetta con l’accusa di omicidio, avvenuto per strangolamento secondo l’accusa, che argomentava la sua tesi anche con le risultanze dell’autopsia e la presenza di sei lividi sul cadavere. I due amici, che si sono sempre professati innocenti, sono detenuti nello stesso carcere, il “District Jail” di Varanasi [...] dove hanno atteso il giudizio in un processo che ha subito continui slittamenti e ostacoli. Rinvii che hanno portato al tremendo verdetto [...]» (Lucia Marchiò, “la Repubblica” 24/7/2011).