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 2011  agosto 25 Giovedì calendario

SCENDE IL PETROLIO MA NON LA BENZINA

L’evoluzione della situazione in Libia fa ben sperare anche i consumatori che ora si aspettano un calo del prezzo della benzina alla pompa.
Nell’ultimo mese il greggio americano Wti si è mosso a zig zag passando da 95 dollari al barile agli 85 dollari di ieri. La qualità Brent, quella maggiormente utilizzata dai consumatori europei è calato da 117 dollari ai 110 di ieri.
Si tratta di variazioni che in entrambi i casi sono consistenti. Altri cali sono in arrivo. Lo hanno già previsto gli analisti di Jp Morgan che sugli eventi libici vedono oscillare il Brent tra i 100 e i 120 dollari entro fine 2011.
La notizia però sembra non essere arrivata ai petrolieri che, come di consueto, non hanno i listini di vendita al distributore. Al contrario, ogni volta che si registra un lieve rialzo del greggio scatta subito l’aumento alla pompa.
Il copione è noto come anche il consueto balletto di accuse che arrivano ogni volta dalle associazioni di consumatori senza che mai nulla cambi. Sulla questione è intervenuto ieri anche Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, che ha parlato di «vera vergogna. Il costo del greggio - ha ricordato è sceso del 17% nelle ultime settimane, anche per effetto del dollaro debole. Ma il prezzo della benzina non sta scendendo con la stessa velocità». Di fatto le quotazioni del Wti sono al livello di un anno fa mentre i prezzi dei carburanti sono fermi. Ieri un litro di benzina era a 1,60 euro in media.
Non si è fatta attendere la risposta dell’Up, l’associazione di petrolieri si è affrettata a precisare che la comparazione dei prezzi utilizzando il greggio americano, quello che in questo periodo è ai livelli più bassi, non è corretta «e nulla ha a che fare con le dinamiche del mercato europeo agganciato invece al Brent e all’andamento delle quotazioni dei relativi prodotti raffinati». «È vero che il prezzo alla pompa in un anno è aumentato di 22 centesimi, ma ciò è dovuto anche all’aumento delle accise e all’effetto moltiplicativo dell’Iva», ha detto l’Up.
«Serve una maggiore trasparenza su quella che è la composizione del prezzo finale», ribatte Pietro Giordano, segretario generale Adiconsum che ha ricordato il fenomeno degli ormai “tradizionali” rincari all’arrivo delle vacanze estive e di quelle del Natale.
«E’ solo uno dei tanti casi in cui si registrano movimenti dei prezzi poco chiari» dice Giordano che batte però anche sul tasto delle accise. «Quella che vediamo è una speculazione sia sul costo del barile sia su una tassazione esagerata che deriva da accise troppo alte».
E su questo punto arriva anche l’appello dell’Anfia, l’associazione che raggruppa l’industria automobilistica. «Per gli automobilisti e per la filiera, diventati il “bancomat”’ dell’erario, la situazione è insostenibile, dice Eugenio Razelli, Presidente di Anfia che poi aggiunge: «Urge alleggerire il carico tributario - in particolare sull’utilizzo del veicolo - in un Paese che da oltre 20 anni non investe nella mobilità e nelle infrastrutture».