Varie, 25 agosto 2011
Tags : Emadeddin Baghi
Baghi Emadeddin
• Karbala (Iraq) 25 aprile 1962. Giornalista e attivista per i diritti umani iraniano, responsabile dell’Associazione per la difesa dei diritti dei detenuti, il 23 giugno 2010 fu rilasciato su cauzione dopo avere trascorso quasi sei mesi in carcere: accusato di «propaganda contro le autorita» e atti «contro la sicurezza dello Stato», era stato arrestato il 28 dicembre 2009, un giorno dopo la ricorrenza sciita dell’Ashura, una delle giornate più sanguinose nella serie di proteste di piazza anti-governative cominciate dopo le elezioni del 12 giugno, che avevano visto rieletto il presidente Mahmud Ahmadinejad. Secondo l’opposizione, finì in carcare per un’intervista televisiva al grande ayatollah dissidente Hossein Ali Montazeri, mandata in onda dalla Bbc in occasione della morte di quest’ultimo (in persiano) • «[...] è già stato due volte nel terribile carcere di Evin a Teheran, in tutto per sei anni, sempre per reati di opinione. La seconda volta, nell’ottobre del 2007, era accusato, tra l’altro, di essere stato invitato a una conferenza negli Emirati a cui non partecipò. Aveva appena vinto il premio Martin Ennals per i Diritti Umani ma gli era stato impedito di andarlo a ritirare a Ginevra, così come nel 2003 non potè andare a Parigi per ritirare un analogo riconoscimento dalle mani dell’allora premier Villepin. Alto, la barba già argentata, gli occhi scuri e profondi, è nato in Iraq dove il padre, un imprenditore oppositore dello Scià, aveva dovuto rifugiarsi. Quando la famiglia tornò in patria si ritrovò i beni confiscati e dovette trasferirsi nei sobborghi poveri di Teheran. Si laureò in Sociologia a Teheran e in Teologia a Qom, sotto la guida di Montazeri. Fu in prima fila nella rivoluzione del 1979 con il suo gruppo “Maysam”. Scrittore, ha diretto e fondato numerose testate nell’era riformista del presidente Khatami, tutte rigorosamente chiuse dal regime. Ha pubblicato una ventina di libri, per la maggior parte su democrazia e religione, sui diritti umani e contro la pena di morte. Sei suoi titoli sono tutt’ora proibiti in Iran. Professore universitario, fu cacciato dalla cattedra perché le lezioni erano “troppo aperte”. Condannato a oltre 7 anni di carcere per sue idee, ne sconta solo tre ma quando esce fonda un’associazione per difendere i diritti dei detenuti. La sua linea è: nessuna distinzione tra i diritti di detenuti politici e comuni. La figlia maggiore sposa Mohammad Gouchani, il più giovane direttore di giornali del Paese, anche lui arrestato (e poi rilasciato qualche mese dopo su cauzione) nelle giornate burrascose del giugno 2009. [...]» (“La Stampa” 29/12/2009).