Fabrizio Galimberti, Il Sole 24 Ore 25/8/2011, 25 agosto 2011
TASSE DI STRAORDINARIA NORMALITÀ
Nei giorni convulsi che precedettero la manovra di Ferragosto, volta a tamponare la crisi di fiducia che aveva investito anche il debito pubblico italiano, molti parlavano della patrimoniale prossima ventura. Un prelievo straordinario sul patrimonio, che avrebbe messo in sicurezza i conti pubblici. La proposta ha illustri proponenti, da Giuliano Amato a Carlo De Benedetti, e, come un fiume carsico, riemerge periodicamente a ogni stormir di crisi.
Alla fine, l’imposta patrimoniale non è venuta fuori dal cappello del decreto: ne è solo emerso un parente povero, sotto le spoglie dell’imposta di bollo sui depositi di titoli. Ma in che cosa consiste esattamente un’imposta patrimoniale? Perché è uno spauracchio? E perché non deve esserlo?
La prima distinzione da fare è fra imposte patrimoniali straordinarie e ordinarie. Quelle straordinarie sono dei prelievi una tantum, che vengono adottati solo in circostanze, appunto, straordinarie. Un esempio è quello del luglio 1992, quando la lira era sotto attacco (oggi, non essendoci più la lira, si attaccano i titoli pubblici) e il Governo Amato introdusse un prelievo del 6 per mille sui conti bancari.
Le imposte ordinarie sul patrimonio sono invece una componente, appunto, ordinaria, della panoplia delle imposte: esattamente come ci sono imposte commisurate al consumo di benzina (l’accisa), commisurate al reddito (l’Irpef), commisurate ai consumi (l’Iva), ci può essere un’imposta commisurata al patrimonio. Un’imposta sul patrimonio non è pagata con pezzetti di patrimonio: il patrimonio è solo un modo per calcolare l’imposta. L’aliquota è sempre molto bassa, proprio perché l’imposta è pagata a carico del reddito, come tutte le imposte ordinarie.
Nel sistema fiscale italiano già ci sono, sotto varie e indirette spoglie, delle imposte commisurate al patrimonio, o almeno a parti di esso: c’era l’Ici, per esempio, che colpiva il valore delle case (e che, dopo la demagogica abolizione messa in opera dal Governo Berlusconi, risorgerà, quale Araba fenice, come Imu - l’Imposta municipale unica di cui alla riforma fiscale descritta da Giulio Tremonti). Ci sono le imposte sui trasferimenti immobiliari: prelievi inefficienti che ostacolano la mobilità attraverso gli alti costi di transazione delle compravendite di case. Ci sono le imposte di successione, prima abolite e poi reintrodotte, ma con alte soglie di esenzione. Si può ricordare qui, a titolo di curiosità, che un premio Nobel dell’economia, James Meade, propose un’imposta di successione al 100%: l’idea era che ogni generazione dovesse ricominciare da zero, così che i figli di papà dovessero darsi da fare senza adagiarsi sulla ricchezza ereditata: un’idea generosamente utopistica, che sarebbe sicuramente bocciata da ogni e qualsiasi referendum in cui fosse proposta.
É un peccato che l’imposta patrimoniale evochi un che di confiscatorio e venga considerata come un prelievo millenaristico, cui ricorrere in circostanze disperate. É un peccato perché un’imposta patrimoniale dovrebbe essere parte di ogni sistema di tassazione normale. Se, come diceva Colbert, l’arte della tassazione consiste nello spennare l’oca al fine di ottenere la quantità massima di piume con il minimo starnazzo possibile, bisogna distribuire il prelievo su più imposte, così che nessuna tassa sia troppo pesante.
Inoltre, dato che tutti tendono, fisiologicamente, a minimizzare le imposte che pagano, bisogna riferire le imposte a diversi indici di capacità impositiva, così da rendere più difficile scansare l’imposta: la spesa, il reddito, il patrimonio sono tre diversi indici della capacità di pagare l’imposta. E prendendo a indice di capacità contributiva il patrimonio si spinge a farlo fruttare al meglio.
Il patrimonio è già considerato in vari rapporti fra Stato e cittadino. Come osservava Gilberto Muraro (vedi www.lavoce.info.com del 1-2-2011), «Il patrimonio intero si deve dichiararlo, insieme al reddito, se si vuole qualcosa in campo sociale, dall’asilo nido all’abitazione pubblica e alla borsa di studio. In campo fiscale ci si accontenta di molto meno». In tempi di crisi si pensa a imposte straordinarie. Ma c’è da augurarsi che, passata la crisi, nel nostro sistema fiscale trovi anche posto, a parità di gettito (e quindi riducendo altre tasse), un’imposta ordinaria sul patrimonio.