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 2011  agosto 25 Giovedì calendario

UNA SESSIONE DI BILANCIO LUNGA SEI MESI - P

rima la manovra da 47,9 «per il pareggio di bilancio nel 2014» miliardi, varata il 30 giugno e approvata il 15 luglio a tempo record dal Parlamento, sotto l’attenta regia di Giorgio Napolitano. Poi la nuova manovra integrativa da 45,5 miliardi, varata il 12 agosto per far fronte all’esplodere della crisi sul nostro debito sovrano, che anticipa al 2013 il pareggio di bilancio. Decreto attualmente all’esame del Senato. Tempi stretti, poiché il provvedimento dovrà essere convertito in legge entro il 13 ottobre, in tempo utile per la presentazione in Parlamento della legge di stabilità (la ex Finanziaria), che monopolizzerà i lavori di Camera e Senato fino a dicembre nella consueta sessione di bilancio. Ma prima di tutto il Governo dovrà aggiornare le principali variabili economiche, dal Pil al deficit: le novità sono attese entro il 20 settembre, così da rivedere, anche alla luce delle due nuove manovre correttive, il quadro macro rispetto a quanto fissato nel «Documento di economia e finanza pubblica» di aprile.

Sarà per la straordinarietà della situazione, che impone il massimo di vigilanza, ma senza dubbio si può parlare di una «decisione di bilancio» i cui margini temporali si sono ampliati di fatto a buona parte dell’anno. L’arco di azione dell’intero processo di finanza pubblica potrebbe peraltro estendersi ulteriormente, nel caso in cui il Governo approvasse i disegni di legge collegati alla legge di stabilità, che stando alla recente di riforma della contabilità pubblica dovranno essere predisposti entro gennaio.

Se a tale complesso di provvedimenti si aggiungono il disegno di legge delega sulla riforma fiscale e assistenziale, i cui effetti sono già in parte anticipati nelle due manovre con tanto di «clausola di salvaguardia», nonché i diversi disegni di legge per «costituzionalizzare» l’obbligo del pareggio di bilancio (obiettivo che il Governo ha fatto proprio) e rivedere l’articolo 41 della Carta, il totale dei provvedimenti in campo (scontando quelli già attualmente all’esame delle Camere) prefigura uno scenario inedito per il Parlamento. Da questo punto di vista, non vi sono precedenti nel recente passato. Il nuovo «processo di bilancio» si connette peraltro con la nuova governance economica e l’avvio del «semestre europeo», primo embrione di coordinamento ex ante delle politiche economiche. L’intero percorso si dipanerà in sostanza sotto la diretta "vigilanza" di Bruxelles.

Diverse indicazioni giunte dalla Commissione europea trovano spazio del resto nella recente riforma della contabilità, che aggiorna la precedente riforma del 2009. Viene ad esempio formalizzato il principio, da inserire nella legge di stabilità, che le maggiori entrate eventualmente disponibili nel corso dell’anno non potranno più essere utilizzate per coprire spese correnti. Contribuiranno direttamente «al miglioramento dei saldi di finanza pubblica». Si mette in moto al tempo stesso un processo decisionale che punta a un maggiore coinvolgimento del Parlamento e dei diversi enti istituzionali (tra cui l’Istat) nella fase di predisposizione dei documenti di finanza pubblica.

Quanto alla revisione dell’articolo 81 della Costituzione, tra le varie proposte presentate in Parlamento per la costituzionalizzazione del pareggio di bilancio si segnalano i due disegni di legge presentati dall’Idv, e la proposta di Nicola Rossi, ex Pd ed ora senatore del gruppo Misto. Un Ddl l’ha presentato il deputato radicale del Pd Marco Beltrandi. Due infine le proposte del Pdl: del senatore Filippo Saltamartini e del deputato Francesco Marinello.