Sissi Bellomo, Il Sole 24 Ore 25/8/2011, 25 agosto 2011
UNA TREGUA IN UNA FOLLE CORSA DESTINATA A RIPARTIRE
Tutto ciò che sale prima o poi scende. La caduta delle quotazioni dell’oro negli ultimi due giorni può nascondere una spiegazione assolutamente banale. Inutile lambiccarsi alla ricerca di pretesti, come immancabilmente è stato fatto nelle fasi di vendita più concitate. Certo, il rimbalzo degli ordini di beni durevoli negli Usa può aver fatto accantonare le esigenze di fuga dal rischio. Magari qualcuno ha davvero temuto che i margini di garanzia potessero salire di nuovo al Comex, rendendo più costose le scommesse sul metallo giallo. Ma la realtà è che l’oro aveva davvero corso troppo, persino agli occhi dei suoi fans più accaniti, che non a caso avevano fiutato nell’aria la necessità di una tregua e avevano debitamente avvertito i lettori dei loro report e newsletter che – nel breve, per carità, solo nel breve – bisognava attendersi una correzione. Ci mancherebbe altro. L’oro, dopo i record stratosferici del 1980 (tuttora imbattuti in termini reali), rimase per quasi 25 anni sotto 500 dollari l’oncia. Per salire a 1.000 impiegò circa tre anni, tra il 2005 e il 2008. Nel 2011 le cosiddette "soglie psicologiche" hanno resistito per periodi sempre più ridotti: il lingotto ha superato 1.500 dollari ad aprile, 1.600 a fine luglio. Per arrivare a 1.700 sono bastati meno di 15 giorni, appena una decina per sfondare il tetto dei 1.800 dollari. Era il 18 agosto, giovedì scorso. Martedì 23 le quotazioni erano già volate sopra 1.900 $, fino al record storico di 1.917,10 $/oncia. Insostenibile. Sotto ogni punto di vista, a cominciare da quello dell’analisi tecnica, su cui sono impostati gli algoritmi di moltissimi fondi di investimento. Le vendite sono partite fin da martedì, poco dopo l’ennesimo record, forse in qualche caso addirittura frazioni di secondi dopo il fatidico balzo oltre 1.900 dollari.
I segnali che la corsa all’oro rasentava la follia non arrivavano del resto solo dai grafici. Lo storico sorpasso, in termini di asset gestiti, dell’Spdr Gold Trust, il più grande Etf sull’oro fisico, rispetto all’Spdr S&P 500, che ricalca l’andamento di Wall Street, ben rappresenta le condizioni isteriche di un mercato che fatica a trovare approdi degni di fiducia. E il fenomeno non riguarda solo gli Etf americani. In Europa, secondo statistiche freschissime, pubblicate da Lyxor, in luglio gli Exchange Traded Products (Etp) sulle commodities – grazie all’oro, ovviamente – hanno superato, sempre in termini di asset gestiti, quelli della categoria fixed income, che comprende soprattutto prodotti che ricalcano l’andamento di titoli di Stato: beni che in molti casi non costituiscono più un sicuro rifugio. Meglio andarsene, hanno pensato in molti, cercando l’approdo ancora sicuro dell’oro. Uno dei pochi approdi rimasti in circolazione. Purtroppo considerazioni di questo tipo restano tuttora valide. E finché non smetteremo di avere paura ci sono buone probabilità che quella dell’oro sia davvero solo una pausa.