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 2011  agosto 25 Giovedì calendario

QUELL’UNICA LETTERA DI DELON: «CARA ROMY TI GUARDO DORMIRE»

Alain Delon scrisse una sola lettera d’amore a Romy Schneider. Sul suo letto di morte, il 29 maggio 1982, nell’appartamento al numero 11 di rue Barbet de Jouy dove lei fu ritrovata priva di vita dal compagno Laurent Pétin alle prime ore del mattino. «Non conservo le lettere di Delon perché non me ne scrive — aveva raccontato una volta la Schneider —, solo biglietti». Come quello che mise fine alla loro relazione, lasciato accanto a un mazzo di rose nella loro casa svuotata, nel dicembre del 1963: «Sono in Messico, con Nathalie. Ciao. Delon».
Quasi vent’anni dopo, Alain Delon venne avvertito della morte improvvisa di Romy mentre si trovava nel Périgord assieme alla fidanzata di allora, Anne Parillaud. Tornò immediatamente in città e si precipitò al suo capezzale. Restò per qualche ora da solo con lei. Uomo a disagio con il presente ma campione del passato, scrisse — finalmente — una lunga lettera d’amore. «Ti guardo dormire. Sono accanto a te, sei vestita di una lunga tunica nera e rossa, ricamata sul petto. Sono fiori, credo, ma non li guardo. Ti dico addio, il più lungo degli addii, mia Puppelé. È così che ti chiamavo, "Piccola bambola" in tedesco. Non guardo i fiori ma il tuo viso e penso che sei bella, e che forse non lo sei mai stata così tanto. Per la prima volta nella mia vita — e nella tua — ti vedo serena, in pace. Come sei calma, come sei bella. Sembra che una mano abbia dolcemente cancellato dal tuo viso tutte le angosce».
Sono le prime righe del lungo addio che Paris Match pubblicò l’11 giugno con il titolo «Adieu ma Puppelé». Alain Delon è un uomo sentimentale, malinconico, incline alla depressione, e sincero. Il fiume di parole arriva tardi non per noncuranza o ipocrisia, ma per incapacità di mordere la vita. Delon non smise mai di amare la Schneider, e lei lo sapeva: «L’uomo più importante della mia vita resta Delon — scrisse nel suo diario nel 1977 —. Quando ho bisogno di lui, è sempre pronto a tendermi la mano. Ancora oggi, Alain è l’unica persona sulla quale possa davvero contare. Correrebbe in mio aiuto in qualsiasi momento. Alain non mi ha mai abbandonato a me stessa, né oggi né ieri». «Ti guardo dormire — scrive adesso Delon —, dicono che sei morta. Penso a te, a me, a noi. Di che cosa sono colpevole? Ci si pone una domanda simile davanti una donna che si è amata e che si ama ancora». Delon anni prima aveva dichiarato di avere un grande rimpianto nella vita, quello di non avere sposato Romy Schneider.
Si erano conosciuti per l’operazione mediatica montata dalla produzione del film «L’amante pura», nel 1958. «Arrivavi da Vienna e ti aspettavo all’aeroporto di Parigi con un mazzo di fiori che non sapevo come tenere», scrive Delon. Attore all’epoca ancora sconosciuto, imbalsamato in un abito troppo stretto, Delon imbracciava quelle rose rosse davanti a un plotone di fotografi venuti a immortalare il primo incontro della stella di Sissi con il ragazzo di belle speranze scelto come co-protagonista del nuovo film. «Troppo bello, troppo giovane, troppo pettinato», dirà poi la Schneider. «I produttori si erano raccomandati, "offrile dei fiori appena scende dalla passerella dell’aereo". Ti aspettavo così, come un imbecille, con tutti gli occhi addosso. Sei scesa, io ho fatto qualche passo in avanti. Hai detto a tua madre "Chi è quel tipo?" e lei ha risposto "Dev’essere Alain Delon, il tuo partner...". E poi niente, nessun colpo di fulmine. Ma a Vienna, dove si girava il film, mi sono perdutamente innamorato di te. E tu ti sei innamorata di me. Mio Dio, come eravamo giovani, e come siamo stati felici. Abbiamo vissuto più di cinque anni l’uno accanto all’altra. Poi la nostra vita, che non riguarda nessuno se non noi, ci ha separati. Ma ci chiamavamo. Spesso. Sì, è esattamente questo: ci lanciavamo dei "richiami". Poi, nel 1968, "La Piscina". Ci ritrovammo per lavorare. Sono venuto a cercarti in Germania. Ho conosciuto David, tuo figlio».
Il 5 luglio 1981 il quattordicenne David morì infilzato dal cancello di casa che mille altre volte aveva scavalcato. Romy non si riprese mai del tutto. «Ti guardo dormire — continua Delon —. Ieri ancora eri viva. Era notte. Appena rientrati a casa hai detto a Laurent "va a dormire, vengo tra poco. Resto un po’ con David ascoltando musica". Facevi così ogni sera... Volevi restare sola con il ricordo di tuo figlio morto, prima di andare a dormire».
Alain Delon non andò ai funerali di Romy Schneider. «Non verrò in chiesa né al cimitero — si legge alla fine della lettera —, ti chiedo perdono perché sai che non riuscirò a proteggerti dalla folla, da questo tormento così avido di "spettacolo" che ti faceva tremare. Verrò a trovarti il giorno dopo, e noi saremo soli. Mia Puppelé, ti guardo ancora e ancora. Voglio divorarti di sguardi. Riposati. Sono qui, vicino. Ho imparato un po’ di tedesco, grazie a te. Ich liebe dich. Ti amo. Ti amo, mia Puppelé». Prima della sepoltura Delon le scattò tre foto, che porta sempre con sé. Oggi, quasi trent’anni dopo, l’appartamento parigino dell’attore è disseminato di immagini del suo grande amore.
Stefano Montefiori