Stefano Montefiori, Corriere della Sera 25/08/2011, 25 agosto 2011
FRANCIA COSTRETTA AL RIGORE. E TASSA I MAXI REDDITI —
Le parole tabù, in Francia, erano e restano «austerità» e «rigore». Nel momento in cui tutta l’Europa o quasi è colpita dalla crisi del debito, ieri il governo francese ha tenuto a ricordare che il Paese gode ancora della «tripla A» delle tre agenzie di notazione, e il premier François Fillon, che presentava le nuove misure finanziarie, ha voluto premettere che la situazione francese resta ben diversa da quella dei Paesi vicini: «Questa non è una manovra di austerità come quella alla quale sono state costrette l’Italia, la Spagna, il Portogallo, per non parlare della Grecia». Ma, austerità o no, ieri Parigi è stata costretta a varare un piano antideficit che punta a raccogliere un miliardo di euro nel 2011, e 11 miliardi nel 2012. E Nicolas Sarkozy, da sempre accusato di essere «il presidente dei ricchi», ha finito per varare un aumento delle tasse per i cittadini ad alto reddito.
Le forze della maggioranza si affannano a mettere in avanti l’eccezionalità francese e Alain Minc, consigliere economico ufficioso di Sarkozy, vanta la «AAA» come un «tesoro nazionale» ma la Francia resta comunque invischiata nella crisi europea e l’Eliseo — che già mesi fa aveva rinunciato allo scudo fiscale — reagisce con una manovra straordinaria. Tra molte misure, ce n’è una simbolicamente più importante, e cioè una nuova tassa del 3 per cento sui redditi da lavoro e da capitale superiori ai 500 mila euro l’anno.
Il premier Fillon ha annunciato una revisione verso il basso delle previsioni di crescita: 1,75% sia nel 2011 sia nel 2012, rispetto al 2% e al 2,25% previsti in precedenza. L’obiettivo del governo è quindi abbassare il deficit pubblico dall’attuale 5,7% del Pil al 4,6% l’anno prossimo. Per raggiungerlo senza scatenare di nuovo le gigantesche manifestazioni di piazza che accompagnarono la riforma delle pensioni un anno fa, Sarkozy e Fillon hanno cercato di evitare misure impopolari colpendo, almeno simbolicamente, quei ceti abbienti che peraltro in questi giorni si erano almeno in parte offerti di aumentare il loro contributo.
Come Warren Buffet in America e Luca di Montezemolo in Italia, anche 16 ricchi francesi (dall’ereditiera dell’Oréal, Liliane Bettencourt, al patron della Total, Cristophe de Margerie, al presidente di Air France, Jean-Cyril Spinetta) hanno chiesto di essere tassati di più, e sono stati accontentati. La nuova imposizione sugli alti redditi resterà in vigore fino a quando il deficit non tornerà al 3% del Pil. «Si tratta di una tassa eccezionale che nel 2012 garantirà un gettito di 200 milioni circa», ha detto il premier Fillon, aggiungendo che la soglia del deficit al 3% dovrebbe essere toccata nel 2013. La Francia ridurrà poi del 10% le cosiddette nicchie fiscali, cioè gli sgravi ed esenzioni per alcune categorie privilegiate, e saranno inasprite le tasse sulla seconda casa. Aumenterà poi — come è ormai tradizione — l’imposizione sulle sigarette (+6%), mentre a partire dal 2012 entrerà in vigore la spesso evocata e sempre rinviata tassa «anti obesità» sulle bibite gassate.
Nonostante tutte le precauzioni, la manovra di Sarkozy e Fillon è stata comunque accolta da molte critiche. Il portavoce dei socialisti, Benoît Hamon, ha parlato di «cinismo» a proposito della nuova tassa: «Porterà allo Stato solo 200 milioni di euro nel 2012, quando la riforma dell’imposta sulla fortuna ha già regalato ai ricchi 1,8 miliardi».
E mentre Parigi mette allo studio misure di armonizzazione fiscale con la Germania, sempre di più presa a modello, a Berlino la cancelliera Angela Merkel — confermata «donna più potente del mondo» secondo la nuova classifica di Forbes — prosegue sulla strada del rigore, ora richiesto apertamente anche al resto d’Europa: la Germania proporrà che sia la Corte di giustizia dell’Ue a vigilare sul rispetto delle regole del Patto di stabilità, con il potere di dichiarare nulli i bilanci degli Stati non virtuosi.
Stefano Montefiori