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 2011  agosto 25 Giovedì calendario

IL BESTSELLER DELLE STATUINE RITROVATE

Vienna, marzo 1938. I nazisti irrompono nel maestoso palazzo von Ephrussi della Ringstrasse. È l’una di notte ma nessuno dorme. I padroni di casa vengono rinchiusi nella biblioteca, e poi obbligati a vivere in due stanzette sul retro. Gli arazzi Gobelin vengono portati via; le grandi tele Ottocento anche, e così i servizi d’oro e d’argento. Solo la collezione di netsuke si salva: 264 figurine d’avorio o di legno che stanno nel palmo di una mano. Scrive Edmund de Waal, che ha ereditato quelle preziose miniature giapponesi da uno zio von Ephrussi emigrato dopo la guerra in Giappone: «Gli oggetti sono sempre stati trasportati, venduti, barattati, rubati, recuperati e perduti. È come si racconta la loro storia che conta».
Raramente, nella storia recente dell’editoria britannica, affermazione è stata più azzeccata di questa. E allo stesso modo si potrebbe dire che raramente un libro, destinato a un pubblico amante dell’arte e della letteratura, ne ha conquistato il cuore pur essendo il suo autore uno scrittore «improvvisato»: un ceramista inglese di fama, professore all’Università di Westminster e curatore al Victoria & Albert Museum di Londra, che ha deciso di raccontare la storia della sua famiglia — una delle più ricche e assimilate famiglie ebraiche d’Europa — attraverso quella della loro collezione di netsuke. Con una precisazione: «Non ho alcun diritto alla nostalgia per tutta quella ricchezza ed eleganza di un secolo fa» scrive de Waal. «E non mi interessano le storie superficiali. Quello che mi interessa è scoprire il rapporto tra quest’oggetto di legno e i luoghi a cui ha appartenuto. Voglio camminare nelle stanze in cui quest’oggetto ha vissuto, conoscere i quadri che erano appesi alle pareti, scoprire come la luce entrava dalle finestre».
E questo Edmund de Waal riesce a fare in Un’eredità di avorio e ambra, Bollati Boringhieri (pp. 416, 18). Bestseller a sorpresa che ha venduto centinaia di migliaia di copie sulla base del passaparola, ha vinto il Costa Award for Biography senza essere una biografia, e ha inventato un genere nuovo a metà tra storia, saga famigliare, gossip letterario, travel writing. La storia è quella spensierata e tragica tra il 1870 e i giorni nostri; i luoghi sono la Parigi della Belle Epoque, la Vienna tra Prima e Seconda Guerra mondiale e il Giappone alla fine del Ventesimo Secolo; e i protagonisti sono i discendenti del re del grano di Odessa Charles Joachim Ephrussi, i quali, diventati banchieri, si dividono tra il ramo parigino dei nuovi grandi ricchi che colonizzano l’elegante quartiere del Parc Monceau e il ramo viennese nobilitato dagli Asburgo, che abita un palazzo di ambizione imperiali sulla Ringstrasse di Vienna. Protagonista della parte più romantica del libro, quel Charles Ephrussi esteta e uomo di mondo che al braccio della sua amante Louise Cahen d’Anvers frequenta gli antiquari e gli studi degli artisti parigini, comprando sculturine giapponesi alla moda ma anche quadri di Manet, Monet, Renoir, Sisley e Degas, e ispira a Marcel Proust il personaggio di Charles Swann. «Charles comprò un quadro che ritraeva un fascio di asparagi da Manet, una delle sue straordinarie nature morte... Era un fascio di venti asparagi legati da un laccio. Manet voleva 800 franchi, Charles gliene inviò 1000. Una settimana dopo Charles ricevette una piccola tela firmata con una semplice M. Era un gambo di asparago posato su un tavolo ed era accompagnato da un biglietto: "Sembra che questo sia rimasto fuori dal fascio"».
È Proust a tramandare la storia degli asparagi di Charles Ephrussi, e non è il solo scrittore affascinato dal mondo degli Ephrussi. Oscar Wilde scrive che un amico di Charles possiede una tartaruga (vera) incrostata di pietre preziose, che lascia camminare liberamente in casa per dare luce ai tappeti. Joseph Roth racconta della banca Ephrussi di Vienna nella Marcia di Radetzky e Patrick Leigh Fermor della loro proprietà di Kovesces, in Cecoslovacchia, in Tempo di regali.
Ma cosa rappresentano le netsuke che Charles acquista da un antiquario parigino, ma che poi regala al cugino Viktor quando questi sposa a Vienna la bella e infedelissima Emmy Schey von Koromla? Sono «piccole, compatte esplosioni di esattezza», scrive de Waal: mini sculture che rappresentano una varietà di soggetti — un sacerdote a cavallo, una piovra, una donna nuda, un servo addormentato — che nel palazzo viennese dei von Ephrussi vengono relegate in una vetrina del guardaroba di Emmy, dove i bambini di questa viennese vanitosa ci giocano mentre la mamma impiega ore a vestirsi e scegliere i gioielli. Così ricchi da apparire invincibili, gli Ephrussi saranno spazzati via dalla Storia: dopo l’Anschluss, Viktor si ritira in una modesta casa in Inghilterra, Emmy si suicida a Kovesces, i loro tre figli, Elisabeth, Gisela e Ignace, si disperdono tra il Messico, la Svizzera e il Giappone. È lì che Edmund de Waal, arrivato a Tokyo nel 1991 per studiare l’arte della ceramica, ritrova le netsuke nella casa del vecchio zio Iggie, che le ha messe a disposizione degli studiosi. Sono state salvate e restituite dopo la guerra alla madre di Iggie, da una vecchia cameriera fedele. Di lei il narratore di questa storia sa solo che si chiamava Anna. Ma de Waal spera che quando il libro uscirà in Austria, qualcuno si farà avanti per restituire ad Anna il suo cognome. E chiudere così una vicenda romanzesca di cui senza saperlo è stata l’eroina.