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 2011  agosto 25 Giovedì calendario

BOA, TIGRI E PIRANHA ROMA COME UNO ZOO

Animali in fuga: dall’uomo. L’ultimo «evaso» — l’ipotesi più verosimile è che sia stato abbandonato — è il boa constrictor imperator lungo due metri e mezzo, ritrovato nei prati di Casal Lumbroso. A notarlo è stato l’autista di un autobus, che ha subito segnalato alla polizia l’anomalo avvistamento. I veterinari della Protezione civile, però, hanno fugato ogni sospetto: nessun pericolo di rimanere strangolati tra le spire del serpente. Il boa, inserito tra le specie protette dalla Convenzione di Washington, non è pericoloso: docile se nato in cattività, cresce nelle foreste umide pluviali e può vivere fino a 30 anni. E adesso, come altri esemplari rari o esotici, cerca tana: in città. «La Forestale sta svolgendo accurate verifiche per individuare i proprietari — dice Marco Visconti, assessore comunale all’Ambiente — che dovranno rispondere di abbandono e incuria». Se i padroni non dovessero essere rintracciati, bisognerà trovargli un’altra sistemazione. Il Bioparco, saturo, si è defilato. Altro che invasione aliena: il rischio è che la moda del bestiario casalingo, dismesso alla prima difficoltà, diventi ingestibile. Non per caso il dipartimento Ambiente di Roma Capitale ha istituito il Girb-Gruppo di intervento rapido biodiversità, attivo 24 ore su 24: «Quest’anno — spiega Tommaso Profeta, capo della Protezione civile capitolina — abbiamo trovato una nuova casa a dieci serpenti e dodici tra iguane e Pogona Vitticeps (meglio nota come Drago barbuto ndr)».
Come dire: è emergenza alloggiativa non solo per i romani a rischio sfratto. Succede al Bioparco, dove il 99% degli ospiti del rettilario è stato abbandonato o confiscato. «Le più diffuse — spiega il direttore scientifico, Fulvio Fraticelli — sono le iguane. Si acquistano quando sono piccole, ma da adulte possono raggiungere anche un metro e mezzo di lunghezza». Motivo per cui accudirle può essere un problema: «Si sfoggiano come peluche viventi — denuncia l’esperto — senza la minima consapevolezza». Feticcio da coatti, del quale ci si disfa con le solite scuse: «Me l’hanno regalata». Oppure: «È di mia zia, ma è anziana e non può occuparsene». Al Bioparco, se lo sentono ripetere di continuo: «Per dissuadere furbi e irresponsabili — ammette Fraticelli — diciamo molti no». Troppi, a giudicare dalla leggenda metropolitana sui fantomatici coccodrilli del Tevere: nient’altro che iguane adulte, con ottime capacità natatorie. Il giardino zoologico è pieno di ritrovamenti bizzarri: dal pitone reale ribattezzato «Bancomat» (si era nascosto nello sportello automatico di una filiale ndr) alla coppia di tilingue rugose scovate dalla polizia postale di Fiumicino in un plico proveniente dall’Australia con destinatario negli Usa. Per non parlare delle specie ormai inurbate: i pappagalli (i più diffusi sono il parrocchino monaco e dal collare ndr) che prolificano nei parchi romani e, new entry, la colonia di scoiattoli asiatici a Villa Ada. I petauri, marsupiali campioni di salto, invece non si adattano all’habitat metropolitano. Le cronache dell’ultimo decennio, in compenso, abbondano di storie da safari: dal piranha pescato in un canale a Maccarese alla scimmia brasiliana abbandonata nella sede del Wwf. Eppoi la tigre del boss, a guardia di un casolare a Ostia Antica, la volpe rintanata in una cisterna rinascimentale ai Fori Imperiali, la pantera avvistata all’Aurelio. Miti fauneschi, un po’ Fedro un po’ arca di Noè.