Enrico Franceschini, la Repubblica 25/8/2011, 25 agosto 2011
«L’EBOOK ELIMINERA’ GLI AUTORI, RESTERANNO SOLO ESORDIENTI»
e ipotesi sulla morte del libro potrebbero essere premature, ma c´è qualcos´altro, anzi qualcun altro, che rischia di scomparire, travolto dall´ascesa di e-book e lettori digitali: lo scrittore. A lanciare l´allarme è Ewan Morrison, romanziere scozzese, con un provocatorio intervento al festival di Edimburgo: «Entro 25 anni, nello spazio di una generazione, la rivoluzione digitale segnerà la fine dei libri cartacei. Ma il fatto ancora più significativo è che gli e-book e il fenomeno dell´auto-pubblicazione porteranno alla scomparsa dello scrittore come professione. I libri, in futuro, saranno scritti da esordienti, da collettivi, da specialisti e dai pochi che si sono già affermati come autori da best-seller nell´era del libro di carta. La rivoluzione digitale, tuttavia, non emanciperà nuovi scrittori, non aprirà una nuova epoca di creatività. A scrivere sarà gente che offre il proprio lavoro gratis o quasi. In sostanza lo scrittore di mestiere cesserà di esistere».
E´ un punto di vista contrapposto alla diffusa opinione secondo cui l´avvento del libro digitale e del self-publishing, ovvero la possibilità per un autore di pubblicarsi da solo, saltando editori, tipografi, librai, può schiudere nuove prospettive ad aspiranti scrittori del tutto sconosciuti. Negli Stati Uniti fa testo il caso di John Locke, l´autore americano di western e thriller che ha venduto oltre un milione di copie (di e-book) offrendo i suoi libri a 99 cents sul web. E anche in Italia c´è crescente interesse per l´autopubblicazione: Riccardo Cavallero, direttore generali Libri Trade Mondadori, progetta l´apertura di un canale strutturato di self-publishing per i prossimi mesi. Ed è bene precisare che l´autopubblicazione è diversa dalla pubblicazione a pagamento.
Morrison, autore di romanzi sulle "alternative alla monogamia" e di un saggio che dice tutto fin dal titolo The last book you read ("L´ultimo libro che leggerete"), la vede diversamente. Per cominciare, sostiene, l´avanzata del libro digitale è inesorabile: Barnes and Nobles, maggiore catena di librerie Usa, afferma di vendere tre volte più e-book che libri cartacei; e Amazon, la libreria on-line più grande del pianeta, vende ormai 242 e-book per ogni 100 libri di carta. I figli dei baby-boomers, secondo dati del gigante editoriale tedesco Bertelsmann, consumano già digitalmente il 78 per cento dell´informazione scritta: questione di tempo, massimo una generazione, prima che il libro cartaceo diventi obsoleto, stimano vari analisti del settore.
«Ma lasciamo da parte il problema dei libri, che sebbene in forma digitale sopravviveranno», ragiona Morrison, «e poniamo una domanda più importante: gli scrittori riusciranno a continuare a scrivere e a mantenersi, nell´era del libro digitale e autopubblicato?» La sua risposta è negativa. Da un lato, osserva, tutte le industrie che si sono digitalizzate hanno dovuto abbassare i prezzi dei loro prodotti quasi fino a zero: è accaduto con i film, la musica, il porno, i videogiochi, le telecomunicazioni, i giornali. Dall´altro, gli editori hanno ridotto e ridurranno sempre di più gli anticipi agli autori (secondo la rivista Bookseller, nel Regno Unito sono già scesi dell´80 per cento), visto che l´e-book permette di pubblicare solo le copie che si vendono, senza che ne rimanga una sola in giacenza. Morale: se già oggi è difficile sopravvivere facendo (solo) lo scrittore, in futuro diventerà impossibile. Avremo milioni di aspiranti scrittori che pubblicano con il fai-da-te sognando di diventare best-seller e un pugno di scrittori affermati su cui gli editori continueranno a puntare, «ma scomparirà lo scrittore via di mezzo, quello in cui credere con ostinazione, come Don Delillo, che ha venduto poco con i suoi primi sei libri e poi ha vinto il Pulitzer con Underwordl, il settimo».
E in un mondo con meno scrittori di mestiere, ammonisce Morrison, ci sentiremo tutti più poveri.