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 2011  agosto 23 Martedì calendario

DIMENTICATE HOLLYWOOD NEL NOSTRO FUTURO UN PIANETA SENZA SCIMMIE

Nella grande tabella che incombe negli uffici dell´Unep, il programma per l´ambiente dell´Onu, lì nel Palazzo di Vetro nel cuore di Manhattan, il pianeta delle scimmie conta già le prime vittime. I nomi corrono da sinistra verso destra: bonobo, scimpanzè, gorilla, orangotango. E dall´alto verso il basso ecco sfilare gli ultimi paradisi che le ospitano: dalla Guinea all´Indonesia. Paradisi? Forse bisognerebbe chiamarli per quelli che sono: inferno. Gorilla del Gabon: a rischio. Scimpanzé della Nigeria: non pervenuto. Gorilla del Congo: estinto.
Si fa presto a dire scimmie. Nell´anno del Signore 2011 l´esistenza dei nostri parenti più prossimi è minacciata come mai. Al cinema torna l´ennesima versione di quel "Pianeta" che infesta i nostri incubi da più di quarant´anni. Ma la realtà è un´altra. Uno scienziato come John C. Mitani l´ha sintetizzata sul New York Times: la vera paura che dovrebbe assalirci è quella del pianeta senza scimmie. Siamo tutti ominidi: e questo è il punto di partenza. Una grande famiglia in cui gli umani si ritrovano accanto a gorilla, orangotango e scimpanzé. L´antenato comune più antico mai ritrovato si chiama Toumai e il suo fossile è spuntato giusto una decina di anni fa. Ha sette milioni di anni. Poi gli ominidi, altrimenti detti Grande Scimmie, hanno cominciato a separarsi. Più o meno felicemente.
Quattro milioni di anni fa il cammino dell´uomo. Una storia lunghetta che ci ha portati fin qua. Ma intanto delle 40 specie di quel glorioso esercito sono rimasti in piedi, o meglio a quattro zampe, solo cinque tipi. Il gibbone e l´orangotango in Asia. Lo scimpanzé, il bonobo e il gorilla in Africa. E nel giro di qualche generazione anche le Grandi Cugine potrebbero così raggiungere la lista delle specie scomparse nell´ "estinzione dell´Olocene": che poi sarebbe l´era geologica nella quale arranchiamo da 12mila anni. Solo dal 1500 al 2009 sono state 875 le specie che ci hanno lasciato. O meglio: che abbiamo distrutto. È il cosiddetto "impatto dell´uomo". Malgrado nel nostro rapporto con gli scimmioni abbiamo un problema in più: etico.
Una pioniera come Jane Goodall cinquant´anni fa ha cancellato l´ultimo alibi: dimostrando che le Grandi Scimmie costruiscono utensili. Addio solitudine dell´homo faber. Da allora le sorprese e le similarità riscontrate non sono finite. La scoperta, per esempio, che i gorilla si scambiano dei messaggi vocali ha riaperto un vecchio dibattito: il linguaggio è tipico dell´uomo o no? Il linguaggio è innato secondo la tesi del più noto studioso: Noam Chomsky. Ma proprio per contrastare la sua ipotesi Herbert S. Terrace della Columbia University aveva cresciuto come un bambino una scimmia a cui aveva dato il nome-caricatura di Nim Chimpsky: una storia, non finita benissimo, ripescata oggi in un altro film-documentario, "Nim", che è già un piccolo cult.
Proprio l´attivismo di Goodall, una pioniera nello studio di animali & emozioni, ha spinto la creazione di grandi progetti internazionali di salvataggio. In America, per esempio, il "Great Apes Conservation Fund" è servito negli ultimi anni a finanziare spedizioni e studi. Peccato che adesso sia subito finito tra le vittime dei tagli per il deficit. Il "Great Apes Survival Project" è un´altra iniziativa che qualche anno fa ha partorito tanto di "Dichiarazione di Kinshasa". Ma sapete come funzionano queste cose. Un conto sono le carte e un conto i verdoni. E intanto, dalla deforestazione alla caccia, la distruzione avanza. Per non parlare di quella temibile moda che si chiama "bush meat": avete mai provato la carne degli animali in via di estinzione?
Così la Terra si prepara a diventare il pianeta senza scimmie. E del resto: di fronte a 7 miliardi di uomini i nostri cugini si contano oggi in poco più che 200 mila gorilla, 100 mila scimpanzè, 69 mila orangotango e appena 10 mila bonobo. Speranze? La solita Goodall dopo 50 anni nella sua Africa non ha dubbi: «I bambini. Nel Congo occidentale il commercio della carne proibita sta decimando la natura. Un bambino che partecipava ai nostri progetti aveva uno zio che faceva il cacciatore. L´ha convinto a smettere e a darsi ai polli. Per lui è diventato un affare. E nel giro di due anni 75 cacciatori avevano deposto le armi». Che bel pianeta che sarebbe: bisognerebbe farci un film.