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 2011  agosto 23 Martedì calendario

KHAMIS "IL MACELLAIO" ULTIMA DIFESA DEL RAÌS

La «sua» caserma nella periferia sud di Tripoli brucia semidistrutta, alte colonne di fumo si levano e spargono un odore acre. Senza più possibilità di ritorno Khamis Gheddafi - «Muammar il giovane» per i fedeli del regime - è sceso in campo con ciò che resta della sua famigerata brigata corazzata nel disperato tentativo di raggiungere Bab El Aziziya, la cittadella del potere dove nei bunker potrebbe ancora essere rifugiato suo padre Muammar nelle sue ultime ore da uomo libero (e vivo). La partita è persa ma come in un dramma shakespeariano vuole il suo tributo di sangue in un´orgia di guerra e morte. Del resto, e a ragione, i ribelli lo hanno soprannominato «il macellaio» per la sua ferocia contro chiunque abbia mai osato opporsi al padre, e guida questa impossibile riscossa militare che costerà soltanto altri morti. Gli esecutori della follia di quest´uomo di 28 anni sono i famigerati carristi della 32/a brigata corazzata, i «macellai» appunto, sulla cui fedeltà può contare fino all´ultimo.
Khamis «il macellaio» è il più giovane tra i sette figli maschi del raìs che la propaganda ha sempre presentato come l´icona militare della rivoluzione. A tre anni rimase ferito nel bombardamento americano su Tripoli nel 1986, a cui suo padre sfuggì, ma in cui morì una delle sue sorelle adottive. Formatosi nelle accademie militari russe, e con studi in diversi Paesi europei, Khamis ha il grado di capitano ed è stato responsabile del reclutamento e dell´addestramento dei mercenari provenienti dai paesi dell´Africa sub-sahariana, arruolati a suon di dollari dal regime. Ma è stato soprattutto il comandante della 32/a Brigata, conosciuta anche come «Brigata Khamis», la più importante e temuta unità di elite dell´apparato bellico libico, che contava circa 10.000 uomini, tra i quali appunto 2.000 mercenari stranieri.
La 32/a, che aveva il suo quartier generale vicino Bengasi, era stata inizialmente schierata da Gheddafi a difesa di Tripoli ma alcuni reparti sono stati inviati in diverse aree del Paese per sostenere le forze del regime. Khamis e le sue unità speciali hanno fronteggiato l´insurrezione sui fronti più caldi: sono loro ad aver represso la rivolta a Zawia, la città a una manciata di chilometri a ovest di Tripoli, e nella stessa capitale. Poi, la 32/a ha guidato la controffensiva portando i carri armati di Gheddafi sino alla periferia di Bengasi, capitale degli insorti. Solo l´intervento della Nato impedì il bagno di sangue che il raìs pretendeva e che Khamis avrebbe eseguito senza battere ciglio. A Misurata venne sonoramente sconfitto dagli insorti in una battaglia che farà la storia della Libia, un´armata raccogliticcia imbracciando solo kalashnikov e razzi Rpg riuscì a sconfiggere una brigata di moderni carri armati e Khamis e i suoi furono costretti alla ritirata.
Ieri fonti anonime hanno riferito ad Al Jazeera che sono stati trovati due cadaveri, di cui uno potrebbe essere di Khamis. Ma la notizia ha destato forti perplessità tra i ribelli. Del resto, già il 20 marzo il «macellaio» era stato dato per morto in uno dei raid dell´Alleanza su Bengasi, ma dopo era riapparso sulla tv di Stato, che lo aveva mostrato mentre stringeva le mani di alcuni sostenitori del regime davanti alla caserma-bunker di Bab al Azizyia, a Tripoli, per formare «scudi umani» a difesa del padre.
Degli altri due fratelli maschi di Khamis ancora vivi e liberi - Saif al Arab è stato ucciso lo scorso 30 aprile - Mutassim e Hannibal, ieri sera ancora non si avevano notizie. Notizie più certe invece di Saif al Islam, Saadi e Muhammad, già da domenica caduti nelle mani dei ribelli. Mutassim, 34 anni, era il Consigliere per la sicurezza nazionale. Nel 2009 ha incontrato Hillary Clinton, in uno degli incontri diplomatici con l´Occidente più importanti per la Libia degli ultimi decenni. Hannibal, invece, è ritenuto il meno affidabile dei fratelli. Nel 2001 minacciò tre poliziotti italiani usando un estintore, nel 2004 fu arrestato per guida pericolosa a Parigi: era contromano a 140 all´ora sugli Champs-Élysées «fatto» di cocaina. Nel 2005 venne accusato dalla sua ragazza di percosse e violenze, nel 2008 fu incarcerato per due giorni in Svizzera per aver maltrattato i camerieri marocchini al suo servizio. Ne nacque una crisi diplomatica con Berna. Non sembra il tipo che aspetta la sua ora con il kalashnikov in mano.
All´appello manca l´unica figlia del raìs, Aysha «la pasionaria» del regime, comparsa più volte in questi mesi in tv per difendere il padre - è avvocato - e per lanciare accuse ai «traditori» e ai loro amici occidentali. Sposata con un cugino del padre, balzò all´attenzione delle cronache internazionali nel 2004 per avere fatto parte del team di avvocati che ha difeso Saddam Hussein, che poi fu condannato a morte. Non c´è dubbio che se mai Muammar Gheddafi verrà preso vivo e finirà davanti alla Corte penale internazionale dell´Aja per i suoi crimini sarà lei a guidare la sua difesa.