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 2011  agosto 22 Lunedì calendario

CRONOLOGIA: LA RIVOLTA IN LIBIA


19 FEBBRAIO - Continuano gli scontri in Cirenaica. Dal 16 febbraio, giornata dei primi sit-in, i morti sono circa 80. A Bengasi viene incendiata la sede della radio locale. Due poliziotti vengono catturati dai manifesstanti ad El-Baida e vengono impiccati. A Tripoli Facebook non è più accessibili e le connessioni Internet sono difficili in tutto il Paese.

20 FEBBRAIO - La protesta non si ferma e la repressione diventa ancora più sanguinosa. Fonti mediche affermano che sono 285 le persone uccise a Bengasi dall’inizio della protesta. Si segnalano spari sulla folla e lanci di razzi Rpg. È emergenza negli ospedali: servono sangue, medici e attrezzature. La "Farnesina" sconsiglia qualsiasi viaggio non essenziale in Cirenaica. In serata uno dei figli di Gheddafi, Seif al Islam, parla in tv: "La Libia è vittima di un complotto esterno".

21 FEBBRAIO - La protesta arriva a Tripoli e la capitale viene messa a ferro e fuoco: incendi nei palazzi del governo, saccheggi e voci di una fuga di Gheddafi all’estero. Il regime sceglie la repressione: decine i morti solo a Tripoli. Altre città cadono nelle mani degli insorti, alcune tribù annunciano il sostegno alla rivolta. Il regime sembra a un passo dal crollo.

22 FEBBRAIO - Settantacinque minuti di discorso in diretta tv: è la risposta di Gheddafi alle voci sulla sua presunta fuga, mentre il Paese è sempre più in mano ai ribelli. Frattini parla della possibilità di un esodo biblico verso le coste italiane.

23 FEBBRAIO - Repressione nel sangue e paese spaccato in due: si parla di migliaia di morti con la Cirenaica ormai in mano ai ribelli e il pugno durissimo dei fedeli al regime nell’area di Tripoli. Continue defezioni di soldati che si uniscono ai ribelli. Un video mostra le sepolture di masse sulla spiaggia della capitale destinate alle vittime della repressione. Interviene Obama: "Violenze inaccettabili".

26 FEBBRAIO - Dopo alcuni giorni di stasi con il Paese spaccato in due ma senza novità di rilievo, il regime apre ai ribeli. Seif al Islam, figlio di Gheddafi, annucia contatti in corso con i ribelli e che un accordo è possibile. Intanto il Colonello è asserragliato nel bunker di Bab el Azizia ormai asseidato dai ribelli. L’infermiera ucraaina di Gheddafi abbandona il Paese.

28 FEBBRAIO - Si stringe l’assedio a Gheddafi sempre più isolato a Tripoli. Dopo il Consiglio di Sicurezza dell’Onu anche l’Unione Europea ha varato sanzioni contro il Colonello, i suoi familiari e alti dignitari del regime. La Clinton evoca la possibilità di esilio per il dittatore. Il Paese rimane spaccato, con le forze in campo più preoccupate di non perdere posizioni che di lanciare nuove offensive. La Russa annuncia lo sto al Trattato di amicizia italo-libico.

2 MARZO - Inizia il contrattacco dell’esercito fedele al regime sulle città conquistate dagli insorti. Infuria la battaglia a Marsa Brega, sede del secondo complesso petrolchimico del Paese. Show di Gheddafi che attacca l’Italia: "Li abbiamo costretti a inginocchiarsi e a pagare i danni del colonialismo". Si inizia a discutere di no-fly-zone ma una decisione dell’Onu appare lontana. Aumenta la pressione alle frontiere con Tunisia e Egitto.

4 MARZO - Esercito e ribelli si fronteggiano al centro del Paese mentre le forze lealiste attaccano in forze Zawia (sede della più importante raffineria del paese nordafricano) e Ras Lanuf anocra in mano agli insorti. Sale il numero delle persone in fuga dalla guerra al confine con Tunisia e Egitto: secondo alcune stime sarebbero 100000. L’Italia esclude un intervento militare in Libia.

5 MARZO - Giornata di aspri combattimenti e sangue a Zawiya, al centro di una drammatica battaglia tra i soldati fedeli al Rais e gli insorti. Si parla di decine di morti e centinaia di feriti. Secondo le testimonianze i carri armati si sono fatti largo "sparando su qualsiasi cosa, anche su una moschea".

6 MARZO - Il regime lancia una massiccia controffensiva, accompagnata da una maxi propaganda e torna a minacciare anche l’Occidente. "L’Europa - dice Gheddafi - sarà invasa da migliaia di immigrati che nessuno sarà in grado di fermare. Se mi minacciano, se destabilizzano il Paese, ci sarà il caos, arriverà Bin Laden e i gruppi terroristici". I media di regime parlano di vittorie lampo a Zawiya, Ras Lanuf, Misurata e Tobruk.

7 MARZO - Giornata di combattimenti e diplomazia in Libia. Le forze dell’esercito libico martellano le posizioni dei ribelli con bombardamenti e attacchi dell’aviazione. I ribelli chiedono l’aiuto della comunità internazionale. Passi avanti per la no-fly zone supportata da Usa, Francia e Gran Bretagna anche se incerta la posizione di Russia e Cina.

8 MARZO - Il pressing internazionale sul regime del colonnello aumenta con il passare delle ore, in concomitanza delle voci che parlano di trattative in corso tra i ribelli e il regime di Tripoli. Annunicato anche un ultimatum di 72 ore al rais per farsi da parte. La Nato si prepara alla realizzazione di una no-fly zone attuando una sorveglianza 24 ore su 24 attraverso gli aerei Awacs. Sale la tensione a Lampedusa dove il centro di prima accoglienza ospita più di 1300 clandestini.

11 MARZO - Nel giorno dello tsunami in Giappone l’Unione Europea si riunisce in un vertice straordinario, apre al Comitato nazionale nato a Bengasi e disconosce Ghedafi, "Il suo regime ha perso ogni legittimità e non è più interlocutore dell’Unione Europea". Intanto l’esercito di Gheddafi continua la sua lenta avanzata, anche se non mancano momentanee sconfitte: a Ras Lanuf rientrano gli insorti. I ribelli intanto hanno perso lo slancio dei primi giorni e si trovano in serie difficoltà contro le organizzate truppe lealiste.

12 MARZO - Il regime riguadagna terreno contro i ribelli della Cirenaica ormati bloccati a 350 chilometri di Bengasi. La controffensiva delle forze lealiste si fa sempre più pesante: Ras Lanuf è tornata saldamente nelle mani dei lealisti. Attacco in forze anche contro Misurata.

13 MARZO - È una guerra lampo in piena regola quella delle truppe gheddafiane contro i ribelli: in cinque i giorni l’esercito ha riconquistato Zawyia, Ras Lanuf e i pozzi petroliferi della zona, accerchiato Misurata e marciano verso Bengasi. Anche in alcuni quartieri di Tobruk il controllo è dei lealisti. Il fronte della diplomazia rallenta anche per i soccorsi e la preoccupazione per il Giappone, devastato da terremoto e tsunami e a rischio disastro nucleare.

14 MARZO - L’esercito di Gheddafi avanza verso Bengasi: a poco più di 200 chilomentri dal capoluogo della Cirenaica infuriano i combattimenti. Ad Ajdabya, la trntaduesima brigata tenta di farsi strada. Manifestazione di sostegno al regime in molte città . A Zuwarah, poco lontano dal confine con la Tunisia, rivolta domata da un migliaio di sostenitori del governo. La vittoria sembra vicina per Gheddafi. La Franzia torna a premerre per la no-fly zone.

17 MARZO - Le truppe del regime ormai vicinissime a Bengasi e Gheddafi minaccia: "Arriviamo stasera e non avremo pietà". La veloce avanzata e le minacce del Rais sono forse una delle chiavi dell’accelrazione diplomatica. Pronti i piani della no-fly zone, l’Onu approva la risoluzione. Popolazione in festa a Bengasi.

18 MARZO - Dopo l’approvazione della Risoluzione 1973 Gheddafi annuncia a sorpresa la sospensione dell’offensiva contro i ribelli, ma Francia, Gran Bretagna e Usa sono pronti ai raid contro il regime per istituire la no-fly zone. L’Italia: "Anche noi pronti ai raid". I ribelli festeggiano. Paura nella capitale, la popolazione fa scorta di generi alimentari, "Bombarderanno anche qui".

19 MARZO - Iniziano le operazioni militari in Libia per mettere in atto la no-fly zone prevista dalla risoluzione 1973. I primi aerei francesi colpiscono i tank di Gheddafi, gli Usa danno avvio alla missione Odyssey Dawn (Alba dell’Odissea) e lanciano un centinaio di missili contro obiettivi sensibili del regime.

20 MARZO - Ancora bombe e missili sulla Libia: è il secondo giorno dell’operazione Odyssey Dawn della coalizione. Bombardamenti mettono in ginocchio la contraerea del regime e bloccano l’avanzata verso Bengasi. Il governo libico annucia un cessate il fuoco che non rispetterà. Colpito il bunker di Gheddafi. In volo anche i caccia italiani che però non sparano sulle postazioni libiche. "Non siamo entrati in guerra - dice Napolitano - è un’operazione dell’Onu". Un rimorchiatore italiano è bloccato da uomini armati nel porto di Tripoli.

21 MARZO - Vanno avanti gli attacchi mirati della coalizione per bloccare l’avanzat dell’esercito libico fedele a Gheddafi. Il regime schiera scudi umani a difessa degli obiettivi e prova a continuare l’offensiva. Prime incrinature tra i governi della missione internazionale: l’Italia vuole che il comando passi alla Nato. Stop di Usa e Francia. Irritazione di alcuni paesi tra cui la Turchia.

22 MARZO - Gli attacchi della coalizione non fermano l’avanzata dell’esercito di Gheddafi che attacca i ribelli a Misurata, Zenfren e Yefren: decine di vittime. Un caccia libico abbattuto nei pressi di Bengasi. In quattro giorni di guerra Usa e Gb hanno lanciato 159 missili Tomahawk. Le forze italiane negano di aver lanciato attacchi dai propri veicoli. Intanto si va verso il comando della Nato.

23 MARZO - I nuovi attacchi della coalizione completano l’annientamento della forza aerea e contraerea libica, ma sul terreno continuano gli scontri. L’esercito del Rais assedia Misurata, Ajdabija, Zawyia e Zenten dove gli insorti resistono strenuamente nonostante l’inferiorità numerica. Gheddafi appare in tv spavaldo "Queste bombe mi fanno ridere". L’Italia torna a insistere affinchè il comando delle operazioni passi alla Nato.

24 MARZO - I caccia occidentali, dopo aver neutralizzato le difese aeree del regime, martellano obiettivi militari libici. Ma l’esercito riesce a rientrare a Misurata senza prenderne il controllo: un centinaio di morti nei combattimenti. Ban Ki Moon: "Si rispetti la risoluzione 1973 o nuove misure contro la Libia". Ok della Nato ad assumere il controllo delle operazioni. Si torna a ipotizzare l’esilio per Gheddafi: Zimbawe e Nicaragua sarebbero pronti ad ospitarlo.

25 MARZO - Si combatte alle porte di Ajdabija, riconquitata dai lealisti e ultimo centro prima di Bengasi. Ma l’offensiva, grazie ai bombardamenti degli alleati, ora è dei ribelli che mirano a riconquistare la città. Il comando delle operazioni pronto a passare alla Nato ma Francia e Gran Bretagna vogliono mantenere la gestione della crisi politica. Scoppia la rivolta a Lampedusa: i clandestini protestano per le condizioni in cui si trovano.

26 MARZO - I ribelli riconquistano Brega e Ajdabija e puntano a Ras Lanuf. Esercito lealista costretto alla ritirata dai raid della coalizione. A Lampedusa situazione insostenibile: oltre 5000 immigrati: un bambino nasce a bordo di un barcone: salvo.

27 MARZO - Continua l’avanzata degl insorti: riconquistate Uqayla, Ras Lanuf e Ben Jawad arrivando così alle porte di sSirte (città natale del Rais). Se perdono a est, le truppe lealiste tornano ad attaccare Misurata, unica roccaforte degli insorti nella Libia occidentale: una decina di vittime. Frattini: "Lavoriamo al cessate il fuoco e al dopo-Gheddafi. Il Colonello deve andare in esilio".

28 MARZO - Si arresta a poche decine di chilometri da Sirte, città natale del Rais e simbolo del regime, l’avanzata degli insorti verso ovest. La Russa critica la Nato: "Schierati con i ribelli". La risposta: "Siamo imparziali". Videoconferenza a quattro tra Obama, Sarkozy, Merkel e Camero: esclusa l’Italia.

29 MARZO - Gli insorti perdono terreno sotto i colpi dell’esercito di Gheddafi. Le truppe ribelli allonatanate da Sirte. L’altro fronte di guerra è a Misurata, città contesa a ovest. Testimoni parlano di "un massacro". Gli alleati cominciano a parlare di armare i ribelli. A Lampedusa ancora emergenza: navi per portare via i clandestini. Polemiche sulla costruzione di tendopoli per i clandestini al centronord.

30 MARZO - Si ribalta il fronte di guerra con l’esercito che riconquista Ras Lanuf e Brega. I ribelli tornano a Ajdabija. Nuova offensiva del regime su Misurata, ma il regime perde i pezzi: fugge in Gran Bretagna il ministro degli Esteri di Gheddafi. Si intensifica il dibattito sulla necessità di fornire armi ai ribelli.

31 MARZO - I l fornte si stabilizza tra Brega, controllata dal regime, e Ajdabija, controllata dagli insorti. La denuncia di Human Rights Watch: "L’esercito piazza mine anti-uomo". Completo il passaggio di consegne: la Nato assume il controllo di tutte le operazioni in Libia. Obama autorizza operazioni segrete della Cia sul territorio libico. Indagine su 40 presunte vittime a Tripoli causate dagli attacchi della coalizione.

1 APRILE - La guerra continua su due fronti: l’assedio del regime a Misurata e gli scontri a fuoco tra Brega e Ajdabija. Ma se gli eserciti rimangono fermi è la diplomazia a parlare. I ribelli offrono il cessate il fuoco ponendo come condizione anche l’esilio del Rais (proposta rifiutata). Voci di altre defezioni all’interno del governo libico.

2 APRILE - È il giorno del fuoco amico: i ribelli denunciano l’uccisione di trenta, sia combattenti che civili per un bombardamento della coalizione a Braga. "Ci sparavano addosso" spiaga la Nato, ma i ribelli spaaravano in aria per festeggiare la ritirata delle truppe lealiste. Il regime bombarda duramente Misurata. L’Inghilterra spinge per armare gli insorti. Si moltiplicano le voci dei contatti tra i figli di Gheddafi e l’intelligence italiana e britannica.

4 APRILE - Gli insorti hanno tentato di ripprendere Brega, senza successo. L’esercito di Gheddafi procede nell’assedio di Misurata, ultima roccaforte dei ribelli a ovest. I cecchini appostati sui tetti impediscono alle persone di uscire. I gheddafiani attaccano anche a sudest di Tripolo dove hanno preso Kekla dopo un pesante bombardamento e stanno cercando di prendere Nalut.

5 APRILE - L’esercito Usa ha annunciato di aver ritirato tutti i suoi bombardieri e i missili Tomahawk. Attacchi aerei della coalizione sono stati sferrati su Brega. La Nato ferma una nave di ribelli piena di armi diretta verso la Misurata assediata. L’ira dei ribelli: "Non difendono i civili". Stop degli insorti alla trattativa proposta dai figli di Gheddafi "Prima se ne vadano".

6 APRILE - I ribelli costretti a lasciare Brega. Le forze del Colonnello cambiano regime (nascondono i blindati e usano scudi umani contro i radi9 e iniziano l’avanzata verso Ajdabija. I campi petroliferi dell’Est in mano ai ribelli hanno interrotto la produzione in seguito ai bombardamenti del rais. Gheddafi scrive a Obama per chiedere la fine delle operazioni militari. Alcune foto pubblicate dal New York Times testimoniano le tortute del regime.

7 APRILE - Ancora vittime del fuoco amico tra i ribelli: 13 vittime in un raid della Nato. Gli insorti si ritirano verso Ajdabija. Bombardamenti del regime sul terminale petrolifero di Sarir. Il premier turco Erdogan chiede il ritiro immediato delle truppe di Gheddafi dalle città assediate per attivare i corridoi umanitari.

8 APRILE - La guerra in Libia è in fase di stallo: il fronte rimane alle porte di Ajdabija e va anvanti l’assedio di Misurata. La Nato chiede più aerei agli alleati e chiede scusa per le vittime durante un raid su Brega. Nuovo rifiuto del Consiglio nazionale provvisorio ad un negoziato con Gheddafi. Si torna a parlare di operazioni di terra con profilo umanitario.

9 APRILE - Le forze governative bombardano Ajdabija costringendo i ribelli alla fuga. Ordinata l’evacuazione dell’unico ospedale della città. Aerei della Nato intercettano un Mig-23 nella no-fly zone e lo costringono ad atterrare. Raid della Nato contro le forze di Gheddafi a Misurata.

10 APRILE - Avanzate e ritirate son ormai un ricordo dei giorni passati. Ormai in Libia c’è una lcerante guerra di posizione intorno a due città: Misurata a ovest e Ajdabija a est. La Nato estende il raggio d’azione colpendo anche i rifornimenti del regime. L’Unione africana si muove sul fronte dilpomatico alla ricerca di una difficile mediazione.

11 APRILE - Incontro a Bengasi tra i leader dei ribelli e l’Unione africana alla ricerca di una difficile mediazione su un possibile cessate il fuoco. Ma i ribelli pongono come precondizione l’uscita di Gheddafi e figli dalla scena politica. I raid della Nato aiutano i ribelli a riprendere il controllo di Ajdabija e ad avanzare verso Brega, ma la situazione rimane di sostanziale stati sul fronte militare.

12 APRILE - Armi, riconoscimento internazionale e asseganzione al popolo libico delle proprietà di Gheddafi congelate all’estero sono le richieste del responsabile Esteri del Consiglio Nazionale provvisorio, Ali al-Isawi indirizzate a Italia, Francia e Regno Unito. Dibattito sul ruolo della Nato: dopo le accuse di scarso attivismo mosse dai ribelli, anche il governo francese ha chiesto uno sforzo maggiore all’alleanza. I combattimenti continuano tra esercito lealista e ribelli alle porte di Ajdabija e Misurata.

13 APRILE - Appello internazionale per l’emergenza umanitaria a Misurata, città assediata da settimane dalle forze dell’esercito di Gheddafi. Ban Ki Moon: "Metà della popolazione libica potrebbe aver bisogno di aiuti umanitari". Un attacco aereo della Nato ha distrutto un deposito di munizioni a Tripoli. Gli aerei della Nato hanno attaccato anche su Sirte.

17 APRILE - Bombardamenti su Misurata, si combatte ad Ajdabija. L’annuncio dei ribelli "Stiamo ricevendo armi". Si cerca in Africa esilio per Gheddafi. Il Nyt: "Usa e alleati vagliano la possibilità di paesi non firmatari del Trattato sulla Corte dell’Aja, che impedisce di dare ospitalità a accusati".

18 APRILE - Su Misurata, unica roccaforte ribelle nell’ovest del paese, continuano a piovere razzi e artiglieria: il bilancio è di 4 morti e 5 feriti in un giorno, ma le autorità di Bengasi denunciano il genocidio contro la popolazione locale e l’Onu chiede la fine degli attacchi contro la città-martire. Sul fronte occidentale una tempesta di vento e sabbia ha fermato gli attacchi: solo tre missili Grad lanciati dai gheddafiani nei pressi di Nalout ma nessuna vittima.

19 APRILE - Il dramma di Misurata, città in mano ai ribelli ma assediata dalle truppe lealiste continua. 1000 i morti, migliaia i feriti e gli sfollati. Gli insorti chiedono l’invio di truppe di terra per spezzare l’assedio. La Nato annuncia di "aver seriamente declassato la capacità militare del Rais". A Roma incontro tra Frattini e il leader dei ribelli Mustafa Abdel Jalil.

20 APRILE - Nel dramma di Misurata perdono la vita anche due fotografi occidentali, l’inglese Tim Hetherington e l’americano Chris Hondros. Si continua a combattere ad Ajdabija. L’Italia annunica che invierà come Inghilterra e Francia istruttori per sostenere lo sforzo bellico dei ribelli.

21 APRILE - Il Pentagono annuncia l’invio in Libia dei "Predator", aerei senza pilota da tempo usati dagli Usa nelle operazioni in Afghanistan e Pakistan. La decisione due giorni dopo l’uccisione di due fotoreporte occidentali durante un bombardamento su Misurata in cui l’esercito di Gheddafi è accusato di aver usato bombe a grappolo. Tripoli annuncai conseguenze se l’Italia confermasse l’invio di istrittori per aiutare i ribelli.

22 APRILE - Oltre cento soldati libici nelle ultime ore hanno superato il confine tunisino presso Dhiba per consegnarsi. Tra loro anche 13 ufficiali. LA tv di stato accusa: anche 9 civili uccisi durante un bombardamento della coalizione su Sirte, città natale di Gheddafi. A Bengasi, per trattare con i ribelli, l’ex candidato repubblicano alla Casa Bianca John Mc Cain.

23 APRILE - Dopo due mesi di un assedio durissimo l’esercito del regime annunica il ritiro da Misurata, unica roccaforte dei ribelli nell’ovest del paese. I ribelli festeggiano "La città è nelle nostre mani". Liberato l’Asso22, il rimorchiatore italiano sequestrato a Misurata. Gli Usa schierano gli aerei Predator. Ajdabija, la città a est di Bengasi, dedica la sua piazza principale a uno dei due reporter occidentali uccisi, Tim Hetherington.

24 APRILE - Misurata ancora sotto i bombardamenti delle truppe leali a Gheddafi: la ritirata annunicata dall’esercito di Gheddafi sabato 23 è stata smentita dai fatti. Dall’alba razzi Grad sono stati lanciati sulla città e secondo alcuni testimoni, al fianco dei governativi, sono comparsi anche combattenti tribali e civili. Almeno trenta i morti. La Nato avverte i civili nelle aree controllate dal regime "State lontani dagli obiettivi militari".

25 APRILE - Anche l’Italia parteciperà ai raid contro obiettivi sensibili in Libia: l’annuncio è di Silvio Berlusconi durante una telefonata con Obama. Intanto a Tripoli missili della Nato hanno distrutto il quartier-generale di Gheddafi durante un raid aereo. Almeno tre morti. "Altro che proteggeri i civili, la Nato voleva colpire una certa persona" dichiara un portavoce del regime. "Ma lui è sano e salvo, ha il morale alto e si trova in un luogo sicuro". A Misurata si continua a combattere nonnostante la falsa tregua annunciata sabato.

26 APRILE - Ancora Misurata al centro dei combattimenti: l’esercito di Gheddafi attacca il porto, fondamentale per i rifornimenti e per chi ancora fugge. Decine le vittime. Intanto dopo il bombardamento sul quartier-generale di Gheddafi, la Nato si difende: "Obiettivo legittimo". Intanto Putin accusa la Nato: "Volevano uccidere Gheddafi: c’è stato un processo? Chi si è arrogato il diritto di giustiziare quest’uomo?". Via libera di Napolitano, ma è scontro nel governo.

27 APRILE - La Nato dopo l’intervento militare cominciato il 19 marzo annuncia l’intenzione di inviare a Bengasi, roccaforte dei ribelli nella Libia orientale, un proprio emissario al fine di avere un più stretto collegamento e coordinamento con il Consiglio Nazionale di transizione (Cnt). Il regime bombarda duramente Misurata e Zenten.

29 APRILE - In un discorso il Rais chiede l’interruzione dei raid aerei, accusando la coalizione internazionale di uccidere civili e distruggere le infrastrutture nazionali per bloccare la produzione di petrolio.

30 APRILE - La Nato lancia missili su Tripoli. Muore uno dei figli di Gheddafi, Saif al-Arab Gheddafi e alcuni dei nipoti del Colonnello. Raid aerei anche vicino alla tv di stato.

4 MAGGIO - Il segretario Nato Anders Fogh Rasmussen: "Difficile pensare che gli attacchi ai civili in Libia cessino fino a quando Gheddafi rimarrà al potere. Non posso quantificare il livello al quale i raid hanno ridotto le capacità militari del colonnello.

10 MAGGIO - Nella notte almeno due forti esplosioni: obiettivo uno dei bunker di Gheddafi. Fumo nei pressi della stazione tv e dell’agenzia di stampa Jana.

12 MAGGIO - Il compound di Bab al-Aziziya del rais a Tripoli distrutto nella notte dai raid della coalizione che hanno provocato 6 morti e una decina di feriti.

13 MAGGIO - La tv libica diffonde un messaggio-audio del Colonnello: "Mi trovo in un posto in cui non potete raggiungermi. Vi voglio dire che i vostri bombardamenti non mi colpiranno perchè ci sono milioni di libici che mi portano nel loro cuore. Ringrazio tutti i leader che hanno chiesto informazioni su di me dopo il raid vigliacco dei crociati".

16 MAGGIO - A tre mesi dall’inizio della rivolta in Libia, il procuratore Luis Moreno-Ocampo chiede l’arresto di Gheddafi, Saif al-Islam e Abdallah al Senussi per crimini contro l’umanità commessi dal colonnello, dal figlio e dal capo dei servizi di intelligence.

20 MAGGIO - La tv libica ha mostrato le immagini del Colonnello che incontra un funzionario del regime che torna dda una missione in Russia. Sullo sfondo una televisione che manda le immagini della prima tv di stato e la data di ieri. Raid aerei dell’Alleanza atlantica hanno affondato almeno otto navi da guerra della flotta libica a Tripoli, Al Khuma e Sirte.

25 MAGGIO - Nuovi bombardamenti sul bunker di Gheddafi anche in pieno giorno.

27 MAGGIO - Obama e Sarkozy "Gheddafi deve andare via". Dal g8 in Normandia Obama e Sarkozy sottoscrivono un documento a conferma che la coalizione internazionale smetterà di attaccare la Libia solo quando Gheddafi andrà via.

1 GIUGNO - La Nato annuncia il prolungamento della missione in Libia per altri 90 giorni.

7 GIUGNO - Gli studi televisivi libici distrutti dai raid aerei della Nato che si giustifica "L’obietivo era il quartier generale dei servizi, situato nelle vicinanze.

13 GIUGNO - Il leader libico si fa riprendere intento in una partita a scacchi contro il russo Kirsan Ilyumzhinov, presidente della federazione internazionale degli scacchi.

15 GIUGNO - Alcuni paesi - tra cui Usa, Gran Bretagna, Germani e Spagna - riconoscono la legittimità del Transition National Council, il governo di transizione degli oppositori di Gheddafi.

23 GIUGNO - Il leader libico torna a farsi sentire in un messaggio radiofonico: "Voi assassini che annunciate di aver coplito i vostri bersagli fate attenzione: le vostre regole di guerra potrebbero essere rivolte conto voi stessi, le vostre case e i vostri figli".

27 GIUGNO - Secondo le autorità libiche il veicolo, il bus-caravan che trovava nel compound di Bab al-Aziziya, sarrebbe stato colpito da due missili Nato nel tentativo di uccidere il Colonnello.

4 LUGLIO - Saif al Islam parla alla tv francese: "Siamo pronti a discutere di tutto: dal cessate il fuoco a una nuova costituzione. Ma dall’altra parte sentiamo solo rifiuti; combatteremo, questa è la nostra terra".

9 AGOSTO - Ancora bombe Nato sulla capitale libica.

10 AGOSTO - La tv di stato mostra le immagini del figlio minore del colonnello, Khamis, dato per morto dagli insorti in un attacco aereo a Tripoli".

15 AGOSTO - Nuovo messaggio del rais diffuso dalla televisione di stato nella notte: un appello ai suoi seguaci per prepararsi alla "battaglia per liberare le città" dai ribelli e dalla Nato.

18 AGOSTO - Il primo ministro al-Baghdadi al-Mahmoodi fa sapere che l’ercito libico "ha la forza di portare a termine la battaglia" ma chiede di tornare al dialogo per risolvere la crisi con metodi pacifici.

21 AGOSTO - In un messaggio-audio seguito agli scontri a Tripoli, il colonnello ha fatto appello ai suoi sostenitori perchè "marcino a milioni" per mettere fine alla "mascherata" del conflitto. "Bisogna mettere fine a questa mascherata. Voi dovete marciare a milioni per liberare le città distrutte, cioè quelle controllate dai ribelli". Intanto la Nato arriva alle porte di Tripoli.

22 AGOSTO - Avanzata delle forze Cnt fin nel cuore di Tripoli. Sono ore decisive per il regime di Gheddafi. Il Rais minaccia "Temo che Tripoli brucerà" poi offre un cessate il fuoco. Gli insorti "Solo se va in esilio". Arrestati tre figli del colonnello, tra cui anche il prediletto Saif al-Islam. Bengasi in festa.