varie, 23 agosto 2011
I NUOVI CACCIATORI D’ORO PER IL FOGLIO DEI FOGLI
Ultimo record dell’oro: 1.852 dollari all’oncia (venerdì 19 agosto). Complessivamente, quest’anno, i prezzi sono aumentati del 30% inanellando l’undicesimo anno consecutivo di crescita. E sui mercati c’è chi prevede, nei prossimi sei mesi, quota 1.900. [1]
Secondo i dati della Commodity Futures Trading Commission, gli investitori hanno acquistato nell’ultimo mese più di 18 milioni di once d’oro, contro le 8,4 dell’ultimo anno fino a inizio luglio. [2]
«Con la crisi gli investitori cercano di difendere la propria ricchezza. Ecco perché si compra sempre più oro, l’abilità del lingotto di mitigare i rischi ha portato ad aumentarne la domanda» (Marcus Grubb, managing director investment del World Gold Council). [3]
«Le quotazioni del metallo giallo godono (al momento) di una specie di garanzia contro un eventuale crollo: Pechino comprò 15 miliardi di dollari d’oro a 870-875 dollari l’oncia e da quel momento l’oro non è più sceso al di sotto perché i mercati ritengono che, se scendesse a quel livello, la Cina ricomincerebbe a comprare, e allora lo fanno anche gli altri operatori. Lo stesso è capitato con l’India quando ha messo le mani su sette miliardi di dollari d’oro a un migliaio di dollari l’oncia: quello è diventato un nuovo minimo, una soglia impossibile da attraversare al ribasso» (Luigi Grassia). [3]
Per investire in oro si possono comprare azioni o fondi azionari di aziende aurifere, acquistare un Etc, un prodotto finanziario il cui valore è legato direttamente alle quotazioni dell’oro, oppure lingotti e monete fisiche. [3]
Le grandi banche sono state costrette a riaprire i caveau chiusi negli anni Novanta, o a costruirne di nuovi: JP Morgan ha aperto un deposito a Singapore e rimesso in funzione i forzieri sotterranei nei cunicoli di Manhattan, l’operatore svizzero Via Mat International ha scelto di custodire 250 milioni di once in un nuovo caveau a Londra. [3]
La crisi dei debiti sovrani, responsabile, secondo gli esperti, del picco dell’oro, ha spinto anche alcuni privati a fare incetta di lingotti. I più richiesti: quelli compresi fra i 100 e i 500 grammi. [3]
Da luglio è operativo a Linate un bancomat che distribuisce in pochi secondi, al pari di un Atm per prelevare contanti, lingotti d’oro e monete. Si tratta del 20esimo “bancomat dell’oro” della società tedesca Gold to Go che un annetto fa ha avuto l’idea e nel frattempo ha collocato distributori d’oro anche a Dubai, Las Vegas e Londra. La stessa società – in partnership con la Se6 di Bergamo – ha inaugurato nel settembre 2010 il primo Atm dell’oro italiano all’aeroporto di Orio al Serio. Nel distributore ci sono sette lingotti di oro puro (99,9%), che vanno da 1 a 50 grammi, e tre monete. I prezzi al consumatore sono ricalcolati ogni 10 minuti sulla base dell’aggiornamento delle quotazioni dell’oro al fixing di Londra. [4]
Sempre più numerosi, in Italia, i cercatori d’oro. Nel 2009 erano circa 300, nel 2011 sono arrivati a 500. Arturo Ramella, presidente della Federazione mondiale dei cercatori d’oro: «In Italia, una squadra tipo composta da tre persone non riesce, in un giorno intero, a trovarne più di 2 grammi. Dunque è un’illusione pensare di arricchirsi. Certo, lavorando qualche giorno di fila è possibile arrivare a un quantitativo che consente di regalare un gioiellino alla moglie, ma nulla più». A frenare la corsa all’oro nei fiumi italiani, non solo le limitate quantità di pagliuzze da stanare: «Nel nostro Paese è consentita la ricerca esclusivamente con mezzi manuali. Di conseguenza, 6-8 ore di duro lavoro al dì non frutterebbero più di 30-35 euro». Diversa la situazione negli Stati Uniti: «Nei giacimenti statunitensi è possibile imbattersi in pepite che, al di là del peso, fanno entrare in gioco i collezionisti e dunque schizzare i prezzi del metallo. E poi ci sono giacimenti non sfruttati dove è possibile ottenere una concessione governativa per usare strumenti a motore». [5]
La pepita più grande è stata trovata in Australia nel 1872: 82,11 kg di oro puro. [3]
In Italia i migliori territori per la “corsa all’oro” si trovano soprattutto nelle regioni settentrionali. I corsi d’acqua più battuti dai cercatori sono il Ticino, l’Orba, la Dora Baltea e il torrente Elvo. [5]
Altri usi dell’oro: nei circuiti elettrici per l’ottima conduttività; come rivestimento di alcuni satelliti; nei medicinali anti-reumatici. [3]
Oro presente in un chilo di schede madri: da 0,1 a 2 grammi; nei vecchi cellulari Motorola: 0,4 grammi; nei videogames: 3 grammi al quintale; in un milione di cellulari: 37,5 chili. [3]
«Tutti noi viviamo circondati, a volte senza saperlo, da una piccola fortuna in metalli preziosi» (Andrea Squarcialupi, titolare della Chimet, azienda toscana che recupera l’oro da oggetti comuni e che ogni giorno produce così 500 chili di lingotti). [6]
Le grandi aziende di riclaggio hanno iniziato a rastrellare pattumiere e discariche dove, tra circuiti elettronici, rifiuti ospedalieri e filtri d’aerei, è nascosto un tesoro in oro e argento. Intere città in India e Cina campano oggi proprio grazie all’industria del recupero dei materiali preziosi. Loro fanno i lavori a più alto volume (soprattutto il riciclaggio di elettrodomestici, marmitte e batterie). L’Europa ha un know-how specifico per gli interventi più sofisticati. Obiettivo, non perdere nemmeno una pagliuzza di metallo giallo. Andrea Squarcialupi, titolare della Chimet: «Un’antica raffineria d’oro inglese costretta a ristrutturare i suoi impianti ci ha inviato il suo vecchio pavimento di legno. Erano 23mila kg di listelli. Li abbiamo trattati e alla fine sa quanto oro abbiamo ricavato? 60 kg!». [6]
Alcuni record segnalati dal Guiness World Records 2010. Nel 2007 il ristorante Serendipity3 di New York ha inserito nel menu il dessert “Frozen Haute Chocolate”, venduto a 25 mila dollari, ricoperto da una lama di 5 grammi d’oro a 23 carati. Nel 2007 lo statunitense Ken Courtney ha realizzato 5 paia di scarpe Nike Duns ricoperte di oro 18 k per una sfilata: costo, 4.053 dollari l’una. Nel suo negozio di Hong Kong il gioielliere Lam Saiwing Lam ha costruito nel 2001 una toilette in oro: costo, 3,5 milioni di dollari. Nel 2005 la società Taiba ha creato l’anello più grande al mondo, il Najmat Taiba: diametro di 70 cm, peso 63,8 kg, valore 547.600 dollari. La Visualis ha commissionato all’artista Bernd Hoeger una Porsche Boxster placcata in oro 22 k, prezzo 190.000 dollari. [7]
In Italia il numero dei negozi «Compro oro» è passato nel giro di un decennio da cinquemila a oltre 20 mila. Giro d’affari: tra i 2 e i 3 miliardi di euro. [8]
«Come si giustifica questo favore degli italiani per la vendita dell’oro usato? Una risposta unica, certamente non esiste. Ma è chiaro che si tratta di una tendenza legata in buona parte all’andamento delle quotazioni del metallo giallo che nell’ultimo anno sono salite a un livello di massimo storico. [...] Esiste però anche un’altra faccia della stessa medaglia. In momenti di crisi e di difficoltà finanziarie, sono sempre di più le persone che si trovano nella necessità di convertire in denaro i propri gioielli, più o meno preziosi, per pagare l’affitto di casa, saldare le rate di un finanziamento o semplicemente riuscire ad arrivare a fine mese» (Gabriele Frontoni). [9]
Angelo Mallardi, titolare della Compro-oro, due uffici a Bergamo e Milano: «È innegabile: la fila in coda ai nostri sportelli di recente si è allungata. Certo non tutti sono all’ultima spiaggia: tre giorni fa una signora mi ha venduto 250 grammi d’oro per comprarsi una Harley Davidson. Ma almeno il 20% delle persone viene qui per far fronte a problemi finanziari urgenti. [...] Denti d’oro? Compriamo pure quelli. Quelli nuovi sono in titanio, valore zero. Ma quelli vecchi contengono il 33% di metallo giallo. E un dente può valere anche 80 euro». [6]
Nel cimitero di Staglieno a Genova sarebbero stati riesumati diversi cadaveri solo per riciclarne canini e molari. [6]
(a cura di Roberta Mercuri)
Fonti: [1] Michele Farina, Corriere della Sera 20/8; Milena Vercellino, Corriere della Sera 9/8; [2] Milena Vercellino, Corriere della Sera 9/8; [3] Vocearancio.ingdirect.it 13/10/2010; [4] Vito Lops, Il Sole 24 Ore 8/8; [5] Adnkrons 19/8; [6] Ettore Livini, la Repubblica 30/9/2010; [7] Focus, dicembre 2009; [8] Giovanni Stringa, Corriere della Sera 20/4; [9] Gabriele Frontoni, ItaliaOggi 17/1.