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 2011  agosto 23 Martedì calendario

NUVOLE SU VIAREGGIO, SCOPPIA LA POLEMICA

Nuvole nere si addensano sulla solare città di Viareggio. Stavolta non è l’estate che finisce, ma la tempesta politica scoppiata intorno all’edizione 2011 del Premio Letterario Viareggio-Rèpaci. Paolo Spadaccini, presidente del Consiglio comunale di Viareggio, ha inviato due giorni fa una lettera alla filologa Rosanna Bettarini, presidentessa del Premio, e la perturbazione si è subito abbattuta sull’evento culturale che chiude la stagione. La lettera è sostanzialmente una forma di delegittimazione in cui si invita a sospendere le votazioni per l’assegnazione del Premio, previste per oggi, e quindi la cerimonia in programma per il 26 agosto. All’origine di questa spaccatura, c’è il disimpegno del Comune nei confronti del premio che sarebbe in questo modo “passato” totalmente dalle mani delle istituzioni a quelle private. La Bettarini ritiene che con il passo indietro dell’amministrazione cittadina questa abbia anche perso diritti sulla competizione letteraria. La questione, che riguarda anche lo statuto, è piuttosto intricata, e sembra essere poco più che una brutta lotta politica con la possibilità che si risolva in tribunale.
Il Premio Viareggio, ideato in un’altra celebre estate di crisi economica, quella del 1929, ha attraversato tutto il Novecento. Sospeso tra il 1940 e il 1945 per la guerra, il Premio della Versilia ha incoronato alcuni tra i più significativi scrittori della letteratura italiana: Gadda, la Morante, Bassani, Moravia. Tra gli autori più recenti compaiono Veronesi, Ammaniti, Baricco, Tabucchi e Saviano.
La competizione non è certamente nuova alle polemiche. Una prima bufera investì il premio già nel 1963, quando una parte della giuria sosteneva il libro Le furie di Piovene. Piovene aveva un passato di fascista e di antisemita. Alcuni, tra cui Arrigo Olivetti, alzarono inevitabilmente i toni dello scontro. In più, l’alternativa a Piovene, era votare i Racconti di Antonio Delfini, libro che però era postumo, possibilità questa che andava contro il regolamento. Quell’estate, Moravia e Pasolini riuscirono a eludere il regolamento e a far vincere Delfini.
Poche edizioni dopo, nel 1966, la giuria premiò Italo Calvino che però mandò un telegramma con scritto: «Rinuncio al premio perche non mi sento di continuare ad avallare col mio consenso istituzioni ormai svuotate di significato. Desiderando evitare ogni clamore giornalistico prego non annunciare il mio nome tra i vincitori. Credete alla mia amicizia. Calvino». La giuria considerò il suo rifiuto «demagogico e fortemente offensivo» e quell’anno il premio per la narrativa non fu assegnato. La quarantunesima edizione rischiò semplicemente di non svolgersi per mancanza di fondi.
Tutta la grande epopea del Viareggio, i premi, i giurati, i tentativi di screditare il premio e i grandi scrittori che lo hanno reso prestigioso, sono raccontati nel prezioso e affascinante volume di Francesca Romana de’ Angelis: Storie del Premio Viareggio (Mauro Pagliai Editore).
Quest’anno, i candidati alla terzina sono Gianfranco Calligarich col romanzo Privati abissi (Fazi), Alessandro Mari con il romanzo storico Troppa umana speranza (edito da Feltrinelli) e la vicenda di Lia Tosi Il signor Inane (Mauro Pagliai).
Abbiamo parlato con il vincitore dell’ultima edizione, Nicola Lagioia, che ha vinto il premio con il romanzo Riportando tutto a casa (Einaudi).
Che effetto le fa la polemica che quest’anno sta turbando il Viareggio?
Sinceramente provo molto rammarico che un Premio come il Viareggio, un premio che ha sempre premiato autori importanti, stia sprofondando nei litigi.
Che ricordo ha della scorsa edizione?
L’anno scorso la giuria assegnò il Premio Internazionale a Vargas Llosa, che allora non aveva ancora vinto il Premio Nobel per la letteratura (ndr quest’anno il Premio Internazionale è stato assegnato a Yves Bonnefoy). Abbiamo passato una giornata insieme. Negli anni, avevo letto alcuni suoi libri, come La zia Julia e lo scribacchino e il romanzo La città e i cani. Come sempre, più si ha a che fare con i grandi nomi, più ci si accorge di come sono persone disponibili. Vargas Llosa parla bene italiano e conosce bene l’Italia, mi parlava anche della Puglia (ndr Lagioia è barese e il suo romanzo premiato racconta la Bari degli anni ’80).
Si ricorda di cosa avete parlato?
Tra le cose, mi raccontò della sua parabola politica. Alla fine di una lunga attività, arrivò ad essere candidato alla presidenza del Perù nelle elezioni del 1990. Come è noto, fu sconfitto dal suo avversario. Però mi raccontò quell’esperienza come se fosse quasi sollevato da quel risultato. Era arrivato forse alla conclusione che è meglio se uno scrittore non si occupa di politica in modo così istituzionale. Una cosa è l’impegno che si ha stando fuori dall’agone, altro è ricoprire un ruolo così interno e diretto.
Che cosa vuol dire per uno scrittore vincere il Viareggio, rispetto allo Strega, per esempio?
Il mio libro aveva già avuto alcune edizioni e il Viareggio non ha certo la spinta commerciale del Premio Strega, però il premio gli ha dato un’altra vita. Mi ha molto colpito parlare con i giurati. Mi sono accorto che i libri erano stati letti in modo approfondito. Il Viareggio è ancora un premio basato su elementi eminentemente letterari. Insomma ha allungato la vita del libro di altri cinque o sei mesi. Pensavo di rimettermi a lavorare e invece per mesi sono stato in giro.
Come vivranno questa bufera i candidati di questa edizione?
Tutta la vicenda del premio dura circa tre mesi, dal momento in cui sai che parteciperai alla proclamazione del vincitore. Ma ti avvertono della vittoria solo il pomeriggio del giorno prima. Io ero a Bari, avevo anche la febbre. Mi hanno telefonato alle sei del pomeriggio, mi sono dovuto precipitare. Non invidio dunque i candidati di quest’anno che vivono un’incertezza ulteriore, ancora non sono neanche sicuri che tutto si svolgerà regolarmente. Certo per loro non è il momento per fare una vacanza all’estero…
Questa polemica come inciderà sul vincitore?
Le ripeto, sono molto rammaricato per tutta questa vicenda. E credo che lo sarà anche il vincitore. Perché con tutto questa polemica si rischia la cosa peggiore: che anche il libro migliore passi in secondo piano.