Massimo Bordin, Il Riformista 23/8/2011, 23 agosto 2011
L’AGLIANICO PER USO PERSONALE
Una storia minore che non è nemmeno arrivata sulla stampa nazionale come quella della sentenza della Cassazione che assolveva il proprietario di una piantina di marijuana. In questo caso le piante sono 34 e sono alte un metro e mezzo. Però forse la storia è egualmente significativa. L’operazione, condotta dalle “fiamme gialle” di Ariano Irpino, è stata pomposamente battezzata “Goldfarm”. Guidati personalmente dal comandante, i finanzieri, come scrivono nel comunicato, sono riusciti a «sorprendere il responsabile dell’illecita coltura nell’atto di innaffiare le piante».
Il fatto singolare è che il “coltivatore” è un giovane stimato produttore di vino Aglianico e quella è la coltura principale a cui si dedica. Con soddisfazione, visto che una sua etichetta è valutata dai critici fra le migliori. Il produttore si difende dicendo che quelle piante erano per il suo consumo personale e non ne faceva commercio. L’aspetto singolare della faccenda sta nel dibattito che si è aperto sul frequentatissimo sito web del critico eno-gastronomico del “Mattino”, Pignataro.
I frequentatori sono persone interessate ad altro che alla politica giudiziaria e proprio per questo il loro parere è interessante, perchè, con una unica eccezione, tutti gli intervenuti mostrano di non ritenere degna di sanzione la colpa del produttore di vino, naturalmente credendo al suo “uso personale”. E non si tratta di giovanotti un po’ sballati, ma di persone tranquille, benpensanti come usa dire. Ecco, su questo il legislatore dovrebbe riflettere. Se ne fosse capace.