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 2011  agosto 23 Martedì calendario

L’OCSE AVVISA: LA CRESCITA È SEMPRE PIÙ LENTA

Crescita economica al rallentatore. L’Ocse ha confermato ieri quello che tutti si aspettavano dopo i pessimi risultati di Germania e Francia nel secondo trimestre (e la forte revisione al ribasso da parte degli Stati Uniti sul ritmo di sviluppo del primo trimestre, dallo 0,5% allo 0,1 per cento). Tra aprile e giugno il Pil dei Paesi membri dell’organizzazione parigina è aumentato soltanto dello 0,2%, lo 0,1% in meno rispetto ai tre mesi precedenti. E si tratta della quarta frenata consecutiva. Dopo la botta del 2008, il prodotto interno lordo aveva infatti ripreso a crescere, fino all’1% del secondo trimestre 2010. Poi la nuova discesa, un trimestre dopo l’altro: 0,6%, 0,5%, 0,3%, fino al risultato annunciato ieri.

Il rallentamento è stato particolarmente forte nella zona euro e nell’Unione europea, passate entrambe dallo 0,8% allo 0,2 per cento. Con lo stop di Berlino (dall’1,3% allo 0,1%) e di Parigi (dallo 0,9% alla stagnazione), mentre anche la Gran Bretagna non ha brillato (dallo 0,5% allo 0,2%). In controtendenza l’Italia, con una crescita dello 0,3% rispetto allo 0,1% dei due trimestri precedenti. Il Giappone (- 0,3%) ha fatto meglio della prima parte dell’anno (- 0,9%), segnata dal disastro di Fukushima.

Anno su anno, l’area Ocse registra una crescita dell’1,7%, a fronte del 2,4% del primo trimestre. Eurozona e Unione europea passano dal 2,5% all’1,7%, la Germania addirittura dal 4,7% al 2,7 per cento. Proprio a proposito dei timori sul ritmo della crescita tedesca, ci sono però stati due interventi rassicuranti. Il primo è della Bundesbank, che nel suo ultimo rapporto mensile conferma sostanzialmente le previsioni di aumento del Pil quest’anno, pur passando dalla stima del 3,1% di giugno a un più generico «intorno al 3 per cento».

«Il risultato del secondo trimestre - scrive la banca centrale - non significa che la crescita del Paese abbia perso la sua solidità. La tendenza di fondo della congiuntura economica rimane orientata all’aumento nel secondo semestre, sia pure con qualche segnale di rallentamento. Le imprese hanno sensibilmente rivisto al ribasso attese eccessivamente ottimistiche e l’andamento degli ordini, a parte le grandi forniture, ha perso un po’ del suo vigore. La fiducia può essere intaccata dalle incertezze sull’evoluzione dell’economia americana e dai possibili segnali di frenata ciclica dei Paesi emergenti, mentre si rilevano episodi di crescente nervosismo sui mercati finanziari e il problema persistente del debito pubblico. Ma la Germania - si legge sul rapporto di agosto - può contare su una domanda interna sempre molto forte, che proviene soprattutto dal livello elevato di investimento delle imprese, dallo stato di salute del settore delle costruzioni e dalle buone prospettive del mercato del lavoro».

Il secondo intervento è del ministro delle Finanze Wolfgang Schauble, che in un’intervista alla radio Deutschlandfunk ha sfoderato tutto il suo ottimismo sullo scenario congiunturale: «In Germania, come peraltro nel resto d’Europa, il trimestre aprile-giugno è andato meno bene del previsto. Ma non ci sono particolari ragioni di inquietudine, tanto più che l’andamento del mercato del lavoro resta molto positivo. Nel nostro Paese non ci sono segni di recessione e la crescita sarà del 3 per cento».

Nel contempo sul sito del ministero comparivano nuove, incoraggianti stime su deficit e debito. Per quanto riguarda il deficit, al 3,3% nel 2010, le previsioni sono state drasticamente riviste in meglio: dal 2,5% del Pil stimato solo quattro mesi fa all’1,5 per cento. Con la prospettiva di arrivare nel 2015 al pareggio di bilancio. Il che si traduce in un livello di debito che dovrebbe scendere dall’83,2% del Pil dell’anno scorso all’80% quest’anno e al 71% nel 2015.

In Francia si respira invece un’aria completamente diversa. La presidente del Medef, la Confindustria francese, Laurence Parisot ha dichiarato che «sarà molto difficile raggiungere quest’anno il 2% di crescita previsto dal Governo» allineandosi alle opinioni espresse dalla maggioranza degli economisti. La Parisot ha approfittato dell’intervista a France Télévision per invitare l’Eliseo a fare molta attenzione nel mettere a punto una manovra aggiuntiva per il 2012 che non colpisca le imprese, soprattutto le piccole e medie: «Sono le più tassate al mondo e ormai al limite di quello che possono tollerare in termini di prelievo fiscale. Possiamo ancora cercare di andare a caccia dei punti di crescita che ci mancano, ma solo se non penalizziamo le aziende».

Il tema della fiscalità d’impresa sarà peraltro uno di quelli che avranno proprio oggi sul tavolo i ministri delle Finanze francese e tedesco, François Baroin e Schauble, i quali si incontreranno a Parigi per cominciare a mettere qualcosa di concreto dentro il quadro tracciato da Nicolas Sarkozy e Angela Merkel nel loro deludente vertice del 16 agosto. L’altro, su cui sono puntati i riflettori dei mercati, è quello della tassazione delle transazioni finanziarie. Sul quale i due leader si sono impegnati a fornire elementi propositivi di dettaglio già all’inizio di settembre.