Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  agosto 23 Martedì calendario

LA PROF VOLONTARIA CHE AIUTA I POVERI CON LA SCUOLA WEB

Una finestra sul mondo aperta a Mezzago, in piena Brianza, da una giovane donna che a 29 anni ha già visto e conosciuto 36 Paesi, che riceve 200 mail al giorno da ragazzi di tutto il mondo, che nel 2009 ha evitato per un nulla di morire (come invece è successo a due amiche) sotto le macerie della sede Onu a Kabul, colpita dalle bombe dei Talebani.
Forse Selene Biffi ha inventato da zero una nuova dimensione del volontariato, fondando nel 2005 il sito Yac, «Youth Action for Change»: la diffusione via Internet del sapere tecnico e concreto. Insegnare a mettere insieme e gestire un progetto, a trovare un lavoro, a diventare un punto di riferimento per una comunità, a fare il giornalista. O forse ha semplicemente applicato al grande piccolo mondo di Facebook, delle chat, dei wiki, la vecchia e stranota lezione del saggio cinese (anonimo) che suggeriva di non regalare pesce a chi ha bisogno, ma piuttosto di insegnargli a pescare. Qualunque sia l’opinione su questo punto, un dato (sconfortante per noi) è invece certo: i piani di Selene piacciono e convincono a Washington, persino a Singapore, ma non a Milano, Roma o in qualsiasi altra città italiana. «Nel nostro Paese, in sei anni, ho raccolto solo 100 euro. Eppure ho fatto il giro di tutte le istituzioni pubbliche e delle principali Organizzazioni non governative. Nessuno mi ha mai dato credito». Nel 2009 a Davos il World Economic Forum l’ha inserita tra i «giovani leader» più influenti del pianeta e oggi con lei a Yac lavorano 25 persone tra i 18 e i 30 anni. C’è un po’ di tutto: bancari, consulenti, segretarie. Gli italiani, anzi le italiane, sono sei. Tutti volontari, come la fondatrice che si guadagna da vivere con le consulenze alle Nazioni Unite. In sei anni Yac ha organizzato oltre 30 corsi, raggiungendo 2.000 studenti collegati in oltre 100 Paesi. Ogni ciclo dura da uno a tre mesi, con uno schema semplice: una lezione a settimana tenuta da un docente a una media di 20-30 studenti online (con punte di 230 allievi per i corsi sui diritti umani). Compiti a casa e poi verifica la settimana dopo. Tutto certificato e controllato. E con un effetto moltiplicatore: gli studenti di oggi si trasformano rapidamente in «opinion leader» di una comunità, di un movimento. Per capire bene bisogna fare uno sforzo di fantasia e immaginare che cosa significhi seminare conoscenza in territori abbandonati come l’Uganda del Nord, l’Afghanistan (solo il 23% della popolazione sa leggere e scrivere) o alcune regioni del Pakistan. Perché questo è il mappamondo di Selene. All’inizio, ispirata dai suoi genitori, due commercianti atipici che hanno costruito un piccolo ospedale e una scuola per una bidonville indiana, faceva tutto da sola. Ha finanziato Yac, creando un sito da 150 euro, poi si è concentrata su corsi e ricerca di volontari e potenziali studenti con le mailing list. I ragazzi si collegavano, tra mille difficoltà tecniche, soprattutto dall’Africa e dal Sud America. Come Mabel, peruviana di 23 anni ed esperta di sviluppo sostenibile, la prima a tenere un corso. Al progetto Selene dedicava almeno 2-3 ore al giorno. Nel 2005, la laurea in International Economics and Management alla Bocconi, dove si era iscritta dopo la maturità classica. Poi due diplomi e un master nel sociale presi tra la Francia, Harvard e Dublino. Tanti gli impegni, sempre nuove le idee da sviluppare. Come «Forgotten Diaries», che raccoglie diari virtuali di ragazzi dalle zone di guerra dimenticate dai media. A formare i giovani cronisti, i giornalisti del Centro Pulitzer. Dal 2008, per fortuna, altri collaboratori le danno una mano con Yak. Insieme hanno creato una struttura orizzontale in cui l’opinione di tutti ha lo stesso peso, un modello democratico che fa scuola. Ora i volontari gestiscono i corsi in autonomia, e Selene si occupa di Yak per 6 ore alla settimana. «In fondo, è bello sapere che non sono più necessaria» afferma con un sorriso. Con più tempo a disposizione può viaggiare, leggere saggi e vedere gli amici. E da poco ha dato vita al progetto editoriale «Plain Ink» che realizzerà fumetti educativi per bambini e comunità rurali in India e Afghanistan. L’idea le è venuta a Kabul, mentre lavorava per il ministero dell’Istruzione afghano. Il primo libro bilingue, Luna, è diretto al mercato italiano ed è già in vendita. Il ricavato finanzierà delle scuole di quartiere per le donne afghane. Selene vive ancora in Italia, anche se per i suoi progetti si sente ripetere che sono «troppo nuovi» o di «ripassare tra 30 anni». Potrebbe trasferirsi all’estero («Ci penso ogni giorno») ma forse aspetta che la sua generazione, così concentrata su chi le «tarpa le ali», decida di mettersi in gioco davvero. In fondo, «i limiti sono una questione di punti di vista».
Giuseppe Sarcina
Sara Bicchierini