Giorgio Faletti, Corriere della Sera 23/08/2011, 23 agosto 2011
ELOGIO DELLA STRONCATURA (MI HA AIUTATO A SCRIVERE)
ELOGIO DELLA STRONCATURA (MI HA AIUTATO A SCRIVERE) - Caro Giorgio De Rienzo, ritengo che il modo migliore per comunicare con un amico che è partito sia
quello di scrivergli una lettera. La mia inguaribile natura di sognatore mi fa essere sicuro che tu la leggerai, così mi sentirò meno in colpa.
I veri letterati come Giorgio De Rienzo — il critico del «Corriere» che esattamente un mese fa ci ha lasciato — a volte provano il bisogno imperioso, fisiologico quasi, di tradurre la loro stessa fine nel capitolo ideale di un romanzo d’addio. Così avviene in Raccontami, nonno, cui l’autore ha lavorato con passione e sofferenza fino all’ultimo, e che tra qualche mese uscirà per Dalai editore. È il testamento morale di un uomo temprato dalla lotta quotidiana contro un tumore, ma anche una riflessione filosofica sull’eutanasia e i timori superstiziosi del contagio che allontanano gli amici e rinserrano il malato in un anello di solitudine. E c’è anche, in queste pagine, una dimensione a suo modo politica, di critica sociale, che prende di mira le cure inutili o dannose di una scienza insieme invasiva ed evasiva con i suoi pazienti-vittime; e ancora la denuncia degli inganni terapeutici, dei costi esorbitanti addossati alla collettività, delle pretese smodate del business farmaceutico. Tanto che alla fine vi si possono riconoscere i contorni di un congegno disumano, programmato per allungare la vita senza riguardo alla sua qualità, fino anzi a trasformarla in una «pena di vita».
Ma esiste anche un capitolo segreto di questa storia, ancor più letterario benché non affidato alla carta, piuttosto alla memoria dei familiari. Un di più, potremmo dire, rispetto alla figura pubblica del recensore, narratore e studioso; un lato del carattere in apparenza irrazionale, legato a una certa bizzarra idea di destino. Giorgio De Rienzo si era laureato nel 1965 con una tesi su Antonio Fogazzaro, l’autore di Piccolo mondo antico, dal quale si sentiva attratto come per una particolare affinità elettiva, e al quale sarebbe rimasto fedele nei decenni successivi. Ebbene, in quella data di nascita che simbolicamente li accomunava, sia pure a distanza di un secolo — uno era nato nel 1842, l’altro nel 1942 — lui aveva intravisto fin da giovane la prefigurazione, quasi la profezia della sua stessa esistenza: che si sarebbe compiuta nel 2011, così come quella dello scrittore cui aveva deciso di dedicarsi si era spenta nel 1911. Quanto abbia pesato questo suo eccentrico confronto allo specchio con Fogazzaro, lo testimonia del resto la moglie Vittoria Haziel, convinta che il potere della mente — o suggestione che sia — agisca come la scheda di un software, capace di condizionare e indirizzare la nostra esistenza.
Ma ritornando all’autobiografia tratteggiata da Giorgio De Rienzo in Raccontami, nonno, essa è ben distinta in due parti — contrassegnate rispettivamente dal simbolo del «piombo» e dell’«oro» — con sullo sfondo i due personaggi decisivi, e ricorrenti, della moglie Vittoria e della nipotina Chiara. La prima rappresenta l’amore, l’ala protettrice dell’affetto, ma anche la compagna di giochi che si sforza di distrarre dal male. La seconda incarna la vivacità e la leggerezza che alleviano il dolore, ma anche il ruolo della generazione a venire, destinataria del testamento letterario.
Ecco dunque il significato del «piombo»: è la realtà dello scrivente, carica di tutte le sofferenze e degli inganni, raccontata quasi in presa diretta, compresi i momenti di angoscia e buio. Mentre il simbolo dell’«oro» sta ad indicare il sogno e la speranza che permettono di vivere, e forse anche di sopravvivere attraverso la natura alla propria fine, come «il muoversi di una farfalla che lascia dietro di sé una scia di polvere dorata».
Il brano che pubblichiamo è appunto una favola tratta dal «capitolo dell’oro»: racconta, dietro all’esile travestimento di una famiglia di gatti e di una cucciola alla ricerca del nonno scomparso, il ciclo eterno della vita che si ripete, si riproduce e non finisce mai, a meno che non venga tradita. Nello scrigno del libro che sarà, scrive Giorgio De Rienzo alla piccola Chiara, piombo e oro sono mescolati purtroppo in parti sproporzionate, perché la ricetta della felicità non la possiede nessuno. «Quanta polvere d’oro ci vuole — si chiede nel congedo — per pareggiare la quantità del piombo?».
Giorgio Faletti